STORY TITLE: VIOLA capitolo 1 reboot 
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STORY

VIOLA capitolo 1 reboot

by Five5
Viewed: 34 times Comments 0 Date: 06-03-2026 Language: Language

Viola ha 23 anni, e non si chiama Viola.
Viola è il colore dei suoi occhi; occhi ninja, affilati come la katana di un samurai; pupille laser, di quelle capaci di farti sentire Rocco sfonda Praga o il vomito di un ratto, a seconda di come te li imposta addosso.
Belli da far schifo.
Quindi Viola va bene come nome, rende l’idea.
Viola è piuttosto figa e lo sa; magra e tonica per gli anni di danza classica da bimba e da cinna, un bel seno naturale che non sospetteresti mai essere una terza piena quando lo libera dalla stoffa, caviglie e polsi perfetti, una bocca che sembra disegnata da Leo Da Vinci dopo una botta di Viagra e un culo che non parla, canta opera lirica.
Viola ha tre tatuaggi: un maori sull’inguine, a tre dita esatte dalla passera nuda, un sole azteco sulla nuca alla base del collo e una farfalla appena sopra il culo, quello cantante.
Abbiamo già scopato io e lei, una volta, alla fine di un concerto in un locale del mantovano che si chiama ******, nel quale ho fatto alcune date con una delle mie bands, nutrendo il lato oscuro della mia anima bicolor che quando cala il sole si libera dalle manette dei completi e delle cravatte e pretende il suo tributo di linfa liquida costringendomi a salire ancora sui palchi con la chitarra tra gli artigli.
In realtà la conoscevo già di vista, perché Viola è la compagna di un mio collega, un coetaneo borioso, pieno di sé e di moneta, che un paio di anni fa si è separato per potersela scopare H24, quando all’epoca lei si divideva tra le aule universitarie della facoltà di lingue e i set fotografici di qualche campagna pubblicitaria di serie B.
Il problema è che a Viola non piace concedere l’esclusiva della passera, come mi ha confessato ridendo, completamente bevuta, mentre le sfilavo il perizoma fradicio sul sedile posteriore della mia macchina in quel dopo live.
Fatto stà che il collega da tempo la riempie di attenzioni e di regali, ma a letto, come dire, pare proprio che non regga la reputazione che pretende di mantenere in piazza, dove si fa passare per uno squalo di media taglia.
E per una come lei questo tende a diventare un problema.
Perché Viola è una tipica F.A.M. (Femmina ad Alto Mantenimento), una che ti procura un certo tot percento di brividi, ma che in cambio esige una assoluta mancanza di noia forevvahennevah.
Quindi Viola mi ha detto di voler giocare.
E di voler rischiare: perché con il rischio lei si bagna di più.
Ecco perché oggi è venuta nel mio studio alle 14,30 precise, seguendo le mie istruzioni al millimetro.
Si è presentata con un soprabito leggero, sopra al ginocchio, scarpe di Costume Nationale décolleté tacco 12, in tinta, niente calze e considerando che siamo alla fine di marzo è una bella prova, perché fuori tira un vento bastardo che stira la pelle.
Infatti ha le gambe gelide.
Sotto al cappotto, niente, solo i suoi tatuaggi.
Secondo le istruzioni ha dovuto parcheggiare dietro al teatro che sta in piazza e farsela a piedi fino al mio studio, il che significa quasi un chilometro con la passera e i capezzoli che le sfioravano il tessuto del soprabito, mentre passava davanti ai tavolini dei bar della piazza farciti di fancazzisti ignari del fatto che lei li stesse incrociando essendo nuda sotto, diretta in un posto nel quale, di li a breve, si sarebbe fatta montare come un chilo di panna spalmato sul telaio di una spogliarellista di Las Vegas….
Viola è brava e segue bene le istruzioni, si vede che sa stare al gioco.
Infatti da quando le apro a quando la faccio accomodare sulla sedia di pelle al centro della mia stanza nello studio, lei non apre bocca.
Perché una delle regole del gioco di oggi è che deve stare assolutamente in silenzio per tutto il tempo.
Le sfilo il soprabito che finisce sul divanetto.
Cazzo, va ammesso che è davvero bella; Ha freddo, i suoi capezzoli sono due chiodi irriverenti, pulsanti ipnoticamente osceni che ti sfidano ad essere messi sotto i polpastrelli.
Le prendo una mano e la faccio girare su sé stessa fino a farle appoggiare i palmi sulla scrivania di cristallo.
Il suo culo così è un’opera d’arte porno, la dimostrazione definitiva che Dio sarà anche un pessimo Capocondominio, ma resta sempre un progettista di livello galattico.
Le faccio appoggiare gli avambracci sulla scrivania, facendo attenzione che i palmi delle mani restino perfettamente in aderenza con il vetro del ripiano.
In questo modo deve inarcare la schiena e alzare il culo, lasciando che la passera si schiuda.
La osservo da dietro, in leggera controluce, sulla micia che spunta tra le due metà di quella perfetta pesca di carne brilla per un attimo il riflesso di una minuscola perla liquida che le bacia la fessura.
E' decisamente eccitata, il suo lubrificante naturale lo sussurra per lei.
Faccio passare le mie dita lungo la schiena scendendo molto lentamente fino all’apertura del culo, che sfioro appena provocandole un piccolo brivido incontrollabile.
Mentre organizzavamo questo gioco lei mi ha sussurrato al cellulare, con quella vocina da gatta stronza, che il suo fantaculo è vergine e che le piacerebbe se fossi io ad aprirglielo per la prima volta.
Deve essere così perché circolano voci da retrobar secondo le quali il suo morosocollegaborioso è un bel tocco di tempo che insiste per averlo, rompendole il cazzo esmuccespossibol, riempiendola di regali per ottenere in cambio l’entrata trionfale in quel paradiso di pornoarchitettonica, ma invano: secondo il punto di vista di Viola lui con i suoi regali può comprarsi la sua passera, ma non il più sacro dei suoi buchi; ecco perché vorrebbe darlo a me per primo, proprio perché sa che detesto il suo uomo, proprio per ribadirgli, senza prendersi neanche la fatica di dirglielo in faccia, che lei si può comportare da troia come, quando e con chi vuole, ma che la vera puttana, in fondo, è lui.
Vedremo più avanti, lo scopo del gioco di oggi non è comunque quello.
Le infilo con estrema lentezza due dita nella passera; sembra di infilarli nel creme caramel.
Nonostante il freddo fuori ed il fatto che lei sia completamente nuda nella stanza, la sua fica è bella fradicia. Si vede che la passeggiata sotto i portici e la situazione la stanno sciogliendo, come immaginavo.
Estraggo le dita, la faccio alzare, un rapido bacio per assaporare la sua lingua, che, bisogna ammetterlo, è davvero qualcosa: sa di menta e di cocco, sa di voglia di farmi impazzire il cazzo.
La faccio sedere sulla sedia di pelle a centro stanza.
Le sue braccia sui braccioli della sedia, le gambe al lato esterno dei piedi della seduta, di modo che siano sufficientemente divaricate.
Poi la benda.
Quella l’ha chiesta lei.
E le corde. Per legarle i polsi e le caviglie alla sedia.
Nodi non troppo stretti, non devono lasciare il segno, devono solo immobilizzarla in quella posizione: nuda, aperta e cieca a centro stanza.
Così gli altri sensi saranno costretti a funzionare il doppio, per compensare.
Guardo l’orologio e contemporaneamente suona il campanello dello studio: le 2 e 50... sono in lieve anticipo.
TO BE CONTINUED
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