STORY TITLE: Pizza con sorpresa 
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STORY

Pizza con sorpresa

by Monello70
Viewed: 325 times Comments 1 Date: 27-01-2026 Language: Language

Una Storia Vera e Incredibile
Questa è una storia vera, ed è, a dir poco, straordinaria. Non l'ho mai raccontata nei dettagli, ma l'impatto che ha avuto sulla mia vita merita di essere condiviso.
Qualche mese fa, la mia solita routine serale mi portò nel centro di Piacenza. Era una sera tranquilla, forse troppo. Avevo l'agenda vuota. I miei amici mi avevano dato buca—maledetti, spero solo avessero un buon motivo, magari una focosa scopata, altrimenti la loro assenza era imperdonabile! Non sapendo come riempire il vuoto di una serata inaspettatamente libera, decisi di rifugiarmi in una delle mie abitudini solitarie: una cena fuori.
Erano le undici passate, l'ora in cui la maggior parte della gente finisce la cena e la città inizia a sussurrare. Mi diressi verso una pizzeria che conoscevo bene, un posto un po' nascosto, lontano dal frastuono del corso principale. Un angolo di pace, perfetto per riflettere.
Mi accomodai in terrazza. La brezza serale era piacevole. Ordinai una pizza e una birra fresca, lasciandomi sprofondare nella sedia. Mentre aspettavo, la mente iniziò a vagare, a disegnare i contorni di un dopocena ancora incerto.
Sollevai lo sguardo, scrutando distrattamente i pochi avventori. La pizzeria era piuttosto deserta, come previsto per la sua posizione defilata. Fu allora che i miei occhi si posarono su una coppia.
Lei era una figura notevole: mora, snella, la silhouette accentuata da un abitino che sfidava le regole della decenza, forse sui trentacinque anni. Tratteneva un'eleganza sottile e selvaggia allo stesso tempo. Accanto a lei, lui, un uomo imponente, massiccio, di circa quarant'anni. Anche lui moro, con un'aria che definirei ruvida o, più precisamente, aggressiva. Non provavo timore—dopotutto, con i miei 185cm per 95kg, ero anch'io un bell'esemplare—ma notavo l'evidente contrasto. Era solo un'osservazione, un dettaglio in più nel quadro della mia noiosa serata.
E qui, il destino, beffardo e puntuale, decise di intervenire.
Nel preciso istante in cui i miei occhi si erano posati sul decolleté generoso della donna, i nostri sguardi si incrociarono. Fu una frazione di secondo, un contatto elettrico, prima che io, quasi per istinto e con un pizzico di cautela, fossi costretto a distogliere l'attenzione. C'era Lui, l'orso, proprio lì accanto.
La pizza tardava ad arrivare. L'attesa si trasformò in noia e la noia, inevitabilmente, mi riportò alla coppia. Presi il telefono, fingendo di essere assorbito da messaggi o giochi, ma in realtà, il mio sguardo era una freccia puntata.
Questa volta, la mia attenzione scese al di sotto del tavolo. Lei era lì, seduta elegantemente, le gambe magnificamente abbronzate e accavallate. Lui era seduto di spalle, una posizione perfetta che mi forniva una copertura ideale. Potevo permettermi di guardare senza timore di essere scoperto da lui. Tutto dipendeva dal suo silenzio.
In un gesto che mi fece sobbalzare, la donna si mosse. Sciolse l'incrocio delle gambe, le stirò leggermente, e poi, in un movimento lento e intenzionale, le aprì.
Un dubbio, una scintilla di speranza misto a incredulità, si accese nella mia mente. Il mio sguardo salì, interrogativo.
Lei mi sorrise. Non un sorriso da conversazione, ma un sorrisetto appena accennato, complice e carico di promesse implicite. Rimasi di stucco. Fortunatamente, Lui non si accorse di nulla, immobile come una roccia.
Con un movimento discreto delle labbra, senza emettere suono, le feci i miei complimenti. Un riconoscimento muto della sua bellezza e del suo audace gioco.
La mia pizza arrivò, interrompendo il silenzio carico di tensione. Iniziai a mangiare, cercando di concentrarmi sul gusto. Ma la storia era appena iniziata.
All'improvviso, lo sentii. La figura imponente dell'uomo si era avvicinata al mio tavolo.

Uffa,

pensai,

ecco che la situazione degenera.

Mi preparai mentalmente a una discussione, forse a qualcosa di peggio.
Lui si sporse leggermente e mi parlò con una voce rauca, profonda:

Ti piace mia moglie?


Il mio cervello si mise in standby. Cosa diavolo dovevo rispondere? Verità o negazione? Mentre elaboravo una risposta diplomatica che potesse salvarmi la faccia (e forse anche le ossa), lui continuò, con un sorriso inaspettato che gli increspò il volto aggressivo.
Decisi di giocare d'azzardo.

Beh, non è colpa mia se hai una moglie così carina e affascinante,

risposi con un tono che cercava di essere al contempo disarmante e onesto.
Il suo sorriso si allargò. L'atmosfera si capovolse completamente.

Perfetto,

disse.

Andiamo a bere qualcosa nel nostro appartamento.


Rimasi come un pesce fuori dall'acqua. Era un'offerta assurda, irreale. Conoscevo le dinamiche dei cuckold, le fantasie del wife sharing, ma trovarsi catapultato in una situazione del genere, dal vivo, in una pizzeria sperduta, era una novità assoluta. Nonostante l'incertezza, l'adrenalina aveva preso il sopravvento.
Risposi sì, immediatamente.
L'accordo era preso. Uscimmo dalla pizzeria. Presto, la mora si ritrovò seduta al mio fianco, in macchina. Avrei dovuto seguirlo.
I suoi occhi si posarono sui miei.

Faremo un gioco bellissimo,

sussurrò con una tonalità che non lasciava spazio al dubbio,

non devi avere paura.


Paura? I miei occhi erano incollati al suo corpo, cercando di decifrare le meraviglie nascoste sotto quel vestitino. L'eccitazione aveva ormai soffocato ogni traccia di esitazione.
Seguimmo la sua auto fino a un appartamento vicino. Una volta dentro, l'uomo non perse tempo in convenevoli. Non mi degnò di uno sguardo. Afferrò la donna, la condusse senza cerimonie in mezzo al salotto e le sfilò l'abitino. Addio drink.
Lei era nuda. Perfetta.
Lui si rivolse a me, la voce ora un misto di arroganza e possesso.

Questa è la mia mogliettina, nuda. La fighettina è depilata. Puoi scoparla insieme con me, però...

fece una pausa, gli occhi che brillavano di un'oscura intensità,

... non farle il culo. Quello è roba mia.


Lei, in un misto di sottomissione e sfida, teneva lo sguardo basso.
Mi avvicinai lentamente, i sensi in overdrive. Il tocco fu esitante all'inizio, un'esplorazione: prima i seni turgidi, poi scendendo, le dita che incontravano l'interno coscia. La sua passera era già fradicia, calda e pulsante sotto le mie dita.
Lui non aspettò oltre. La fece inginocchiare, la mise a pecora. Tirò fuori il suo membro, già duro e pronto, e iniziò a penetrarla con foga.
Mentre il marito la possedeva, lei si mosse verso di me. Mi aprì i pantaloni, liberò la mia erezione e iniziò a succhiarmi. Prima timidamente, poi con un ritmo che si fece via via più audace, più esperto.
La scena era surreale. La moglie, sul loro divano, con il marito che si faceva fare una pompa mentre lei mi offriva la sua intimità più profonda.
Non appena lei fu libera dalla sua bocca, lui me la concesse. La feci sdraiare sul divano. Iniziai la penetrazione. Era sublime: bagnata, calda, accogliente. Alternai colpi massicci a un ritmo alterato, cercando la sua massima reazione.
Fu in quel momento, nel culmine della passione, che lei si spinse oltre il limite imposto.

Vuoi il mio culetto?

ansimò.
Prima che potessi rispondere, prima che Lui potesse reagire, aprì completamente le gambe e usò le mani per spalancare le natiche, mostrandomi il piccolo anellino.
Il marito esplose.
Si incazzò. La sgridò, gli occhi iniettati di possessività.

Ti faccio vedere io!

gridò, spostandomi. Si posizionò davanti al suo ano e la penetrò senza preparazione.
Lei emise dei gridolini acuti, di dolore mescolato a piacere. Ma il gioco non era finito. Con una mano, la donna raggiunse il mio membro ancora teso e iniziò a menarlo con forza, mentre il marito la possedeva con violenza dalla porta di servizio.
A quella vista, al contrasto estremo di piacere e imposizione, il mio controllo si ruppe. Venni con un gemito rauco, spargendo il mio seme in parte sul suo viso e in parte sul suo seno.
Subito dopo, vedendo la mia eiaculazione, anche Lui venne, rilasciandosi con un ruggito nel suo culetto.
La serata, contro ogni previsione, si concluse esattamente come era stata promessa: con un paio di drink a casa loro. Mentre la tensione si stemperava, lei si prese cura di entrambi, pompando i nostri cazzi con una dedizione incredibile. A un certo punto, la presi per i fianchi e gliela leccai a lungo. Era troppo bella, minutina, proprio come piace a me, per non onorare la sua dolcezza.
Da quella notte incandescente, ci siamo rivisti un paio di volte. Tuttavia, la regola dell'ano è rimasta in vigore. Non me l'ha mai concesso di nuovo.
Siamo finiti in un ménage à trois dove io la penetravo nella vagina, mentre Lui, contemporaneamente e con la stessa foga, la prendeva nel culetto. E in quei momenti, la sua espressione di piacere era inequivocabile: lei godeva come una pazza, al centro di un gioco di piacere e potere che aveva reso la mia noiosa serata in pizzeria l'inizio di una storia che non dimenticherò mai.

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  • avatar Mammoline Inserisci un commento:

    28-01-2026 17:39:38