STORY TITLE: Zeta.. inizio di una storia 
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STORY

Zeta.. inizio di una storia

by slavezeta
Viewed: 179 times Comments 4 Date: 06-02-2026 Language: Language

Zeta (nome di fantasia) quando l’ho incontrata per la prima volta, aveva lei 26 anni ed io 36. La sua bellezza era in contrasto con il suo carattere: molto timida, molto riservata, non dava confidenza a nessuno, ma non mancava mai di educazione, salutava tutti e quando lo faceva accompagnava il saluto con un sorriso che ti apriva il cielo. Il suo corpo, meritava (..e merita tutt’oggi) veramente tanto: altezza 1.58 cm, peso 52 kg, capelli ricci castani andanti sul rosso, occhi castani, leggermente ricoperto da lentiggini il suo volto, quando sorrideva cambiava la luce nella stanza in cui lei era presente. La parte più bella però è il suo culo, marmoreo statuario, una scultura vivente, ed il suo seno, piccolo, duro, sensibile era sempre un invito a giochi di lingua e di bocca.
(Avrei Passato le giornate a baciarla in tutto e per tutto il suo fantastico corpo.)
Frequentavamo la stessa palestra da tempo, era chiaro che tra di noi ci fosse della simpatia, ma per un motivo o per un altro, non ci siamo mai avvicinati più di tanto.
Vivevamo in Sicilia, una bella città universitaria, erano gli ultimi giorni di Marzo.
Lei aveva il suo allenamento, sempre puntuale, mai uno sgarro,io avevo il mio. Preso da mille impegni, con una storia che si era appena chiusa, l’ultima cosa che avrei cercato in quel periodo sarebbe stato proprio frequentare qualcun’altra.
Aveva diversi corteggiatori, giovani e meno giovani. Palestrati e muscolosi, ed a dire il vero, io ero o almeno mi consideravo, l’ultimo uomo su cui avrebbe mai potuto posare gli occhi.
… ed invece, mi sbagliavo.
Proprio quel mio essere riservato, rispettoso, sempre distinto nell’atteggiamento e nei modi, l’avrà incuriosita. Cosi una sera, mentre per circostanze banali, stavamo condividendo la stessa attrezzatura per allenarci, una panca per gli addominali, decisi di rompere quel velo di timidezza e trovai il coraggio di invitarla fuori a bere una birra. Lei accetto!

(Eravamo arrivati ai primi di Giugno, per me iniziava la stagione del lavoro, mi occupo di ristorazione, ed in Estate il mio lavoro praticamente si raddoppia se non triplica del tutto).

Quella sera la passai a prenderla a piedi, non avevo un auto o un altro mezzo per spostarmi, lei si presento in un classico jeans, magliettina color oro, estiva, leggera dal collo sfalsato che lasciava una spalla più scoperta rispetto all’altra, delle scarpe con un leggerissimo tacco aperte sul davanti, era bellissima.
Passammo una serata fantastica, fin da subito fù amore. Passeggiammo per quasi tutta la notte, parlammo di tutto e di tutti. Riconoscemmo che le nostre vite erano in qualche modo molto simili, cosi nel continuare a parlare fummo da subito molto sinceri. Ci innamorammo subito. Fummo travolti da un euforia, una voglia di stare assieme unica, mai provato una situazione simile (ed ancora oggi è presente dopo 12 anni assieme). Stavamo sempre assieme, mangiavamo e facevamo l’amore, cucinavamo e facevamo l’amore, sempre un tripudio, una miscela di eros e complicità che ci avevano travolti, senza che noi potessimo fare nulla.
E cosi da un giorno all’altro ci trovammo a vivere una storia d’amore incredibile.
Come detto in precedenza, io uscivo da una storia durata dieci anni, senza poter e voler provare a recuperare nulla di ciò che era il mio passato, me ne andai di casa dove vivevo con la mia ex, ed andai a vivere da mio fratello per qualche settimana prima di partire per la stagione estiva. A casa sua non potevo per via che era un appartamento di studentesse.
Zeta era una studentessa all’epoca, perciò aveva un appartamento condiviso con altre colleghe, che proprio in quell’estate, avevano deciso di lasciare casa e tornare ai loro paesini. Il proprietario di casa, abitava al piano di sotto, una casa indipendente fatta di due piani, erano degli appartamenti gemelli, con due ingressi separati. Erano dei quadri vani con diverse stanze una in fila all’altra, dava l’idea di casa vecchia, pareti spesse, soffitto altissimo, infissi in legno. In fondo al corridoio un bagno molto grande, con vasca immensa, poi un ampio soggiorno con diversi balconi ed un cucinino. Emilio il proprietario di casa, era abbastanza un burbero, antipatico, anche un po’ maniaco, mi disse Zeta che in ogni occasione le faceva battute allusive e quasi sempre a doppio senso. Molto autoritario, sulla sessantina, alto e circa un metro e novanta, di corporatura magra ma muscolosa, curava sempre il giardino sotto casa dove si trovava una specie di capanno per gli attrezzi, dove i suoi operai due volte al giorno, mattina e sera prendevano o posavano qualche attrezzo di lavoro. Di professione era un imprenditore edile. Aveva due cani di taglia grossa li usava come cani da guardia, perciò molto spesso la sera li lasciava liberi a girare per tutto il perimetro della casa. Cercava sempre il pretesto e l’occasione per salire sopra all’appartamento di Zeta, con futili scuse. Quando un caffè, quando un controllo delle stanze, quando qualcos’altro.
Mi ricordo che quando mi vide per la prima volta a casa, ero passato da casa di Zeta per prenderla ed andare in palestra. Lui si indispettì, ebbe una reazione assurda ancor di più antipatico tanto che ne anche si presentò, divenne quasi geloso.
Cosi consiglia a Zeta di dire che ero solo un amico, per evitare di farle perdere la casa e l’occasione di poter continuare gli studi, le mancavano solo pochi esami e la laurea da discutere, perciò preferì nascondere la storia. Una volta, appena finita l’università, saremmo potuti andare a vivere assieme.
Il fatto che lui salisse senza avvisare nella stragrande maggioranza delle occasioni, gli dava l’occasione di vedere Zeta in abbigliamento da casa, lei spesso girava per casa in intimo, diceva di stare comoda: mutandine e magliettina senza reggiseno, (con quelle due tettine splendide era quasi un offesa il reggiseno), qualche volta in pantaloncini di pigiama estivo, ed altre in fuseaux o leggings.
Sempre lui, quasi ogni pomeriggio cercava di scroccarle un caffè, avendo la vecchia moca in casa, Zeta e non le macchinette a capsule, gli permetteva al Signor Emilio di passare diversi minuti in casa sua. Ogni volta la stessa cosa le chiedeva di usare il bagno, ed ad ogni occasione lasciava volontariamente la porta socchiusa, senza chiuderla, nella stragrande maggioranza delle volte, non alzava ne anche la tavoletta (tutto questo dava fastidio a Zeta, ma Lei è sempre stata troppo educata e timorosa nei confronti di quell’uomo). Poi le faceva le classiche domande del giorno: Come stai, cosa fai sta sera, ect ect.
Per telefono mi raccontava tutto, ed io cercavo di convincerla a ribellarsi, ma lei mi diceva sempre le stesse parole:
Lei: Amore manca poco, ormai è dal primo anno che fa cosi, lasciamo stare!

(L’inizio dell’estate ci fa scoprire parti di noi che non conoscevamo)

Arrivato metà Giugno, mi trasferisco in periferia, vicino al mare! Iniziai a prestare servizio completo presso una struttura ricettiva, lavoravo come direttore dei ristoranti di un Hotel. La struttura mi offriva la possibilità di una stanza dove appoggiarmi visto i turni che avevo, (praticamente Colazioni, Pranzi e Cene), più in varie occasioni catering ed eventi organizzati dalla struttura, ero costretto a fare dei turni massacranti e mi fermavo li a dormire quelle poche ore.
Cosi ci vedevamo sempre poco con Zeta, anche se abitavamo a qualche ora di macchina ed erano passati pochi giorni, passavamo ore al telefono come se non ci vedessimo da settimane. La stragrande maggioranza delle volte, le chiedevo di masturbarsi assieme a me, per godere insieme anche se a distanza. Le nostre telefonate divenivano sempre più spinte, il suo abbigliamento sempre più provocante. Ad ogni telefonata, l’asticella della perversione si alzava sempre più.

Una sera mentre ero in pre – servizio. Mi fece una video chiamata da whatsapp cosi senza preavviso, era solito scrivermi prima un messaggio. Era bellissima, aveva i capelli ricci poco raccolti sulle spalle, senza reggiseno con una piccola magliettina che le copriva la pancia proprio fin sopra l’ombelico era bianca quasi del tutto trasparente, aveva un perizoma e delle calzette fin sopra i polpacci, amava camminare scalza per casa, Inutile dire che ebbi un erezione spontanea. L’avrei voluta prendere subito li dove si trovava.
Lei: amore mio ti stavo pensando! Voglio venire da TE!!
Io: amore, ma quanto sei bella, che stavi facendo, ti prepari per uscire?
Scoppiamo a ridere assieme.
Lei: Pensa se dovessi uscire cosi, già il primo ostacolo sarebbe il Signor Emilio! Non arriverei al cancello!
La risata mia si fece più rumorosa, aggiunsi..
Io: si scaricherebbe secoli di sesso represso! Non ti lascerebbe andare per giorni interi…
Ma la sua risposta, mi causo una sensazione nuova che mai prima avevo provato. Misto tra un pugno nello stomaco ed una nuova eccitazione che amplificava tutti i miei sensi.
Lei: mmmhhh interessante, chissà quanto ce l’ha grosso!!!
Lì non riuscivo più a capire niente! Ero rimasto bloccato alla scena! Pensarla interessata all’uomo maturo, sicuramente volgare, con i suoi modi burberi, mi fece immaginare la scena di lei indaffarata a respingere il corteggiamento del signor Emilio, o peggio ancora ad accettarlo. Era come se avesse risvegliato in me qualcosa di assopito da anni. Una sensazione di gelosia mista ad orgoglio si faceva spazio dentro lo stomaco, mi faceva male, ma allo stesso tempo era come se non ne avessi avuto abbastanza, le mani iniziarono a sudare e a tremare, cercai di trattenere il tremolio della voce, mi ero eccitato, non volevo spaventarla e al tempo stesso stressarla. Ma quella sua frase aveva aperto in me una paura immensa, quella di perderla ed al tempo stesso una perversione che non credevo potesse appartenermi. La volevo vedere tra le braccia di un altro uomo. Cosi senza pensarci troppo, decido di spingermi un po’ con la discussione, capire quel dolore dove mi avrebbe potuto portare le chiesi:
Io: amore, se tanto mi da tanto, considerando quanto è alto e le grandi mani che ha, il grosso naso, credo che sia in proporzione almeno il doppio del mio!
Feci di proposito questo paragone, un po’ per sminuire il mio cazzo, ma soprattutto per darle un metro di paragone con cui forse avrebbe avuto dimestichezza. Poi a lei le mani grandi sono sempre piaciute. Allora senza pensarci troppo, le chiesi:
Io: perché non mi vieni a trovarmi, perché non ti fai invitare a cena dal signor Emilio e venite qui a cena?
Lei: amore mio.. sai che situazione eccitante, tu che ci servi e non ti puoi avvicinare se non per portarci i piatti!
Io: veramente, situazione troppo provocante ed eccitante. Impazzirei!
Lei: a chi lo dici.
Era stata proprio lei ad andare oltre nella fantasia che avevo iniziato a costruire, ed al tempo stesso, nella sua proiezione io ero messo da parte. Non ci potevo credere! Ero in un qual modo infastidito, ed al tempo stesso sempre più eccitato, tanto che senza ne anche farci caso, avevo iniziato a toccarmi e strusciarmi da sopra i pantaloni. Ero sempre più eccitato. Il dolore allo stomaco aumento, ed anche la curiosità, avevo quasi la bocca secca, non sapevo cosa dire.

E proprio in quel momento, suonò il campanello di casa di Zeta…



Conto sui vostri suggerimenti, è la prima volta che mi diletto a scrivere come la nostra storia ha avuto origine e dove. Non sono uno scrittore, e parlare di me di noi non è sempre stato facile. Spero vi piaccia, se cosi dovesse essere continurò con piacere la stesura del racconto.

La riproduzione di questo racconto è vietata in quanto coperto da diritti d’autore e di proprietà.

ADDED 4 COMMENTS:
  • avatar Teo1963 Continua, ti prego!

    07-02-2026 11:10:46

  • avatar Zag Interessante la continuazione ma soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, è che dopo il tuo racconto cresce in me ancora di più il desiderio di conoscervi, il desiderio di vedere Zeta di persona. È un desiderio che ho da tanto lo sai...

    07-02-2026 10:16:27

  • avatar Djavan Naturale predisposizione

    07-02-2026 09:23:43

  • avatar Rollo74 Non vedo l'ora di sentire la continuazione...

    06-02-2026 21:55:41