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ИСТОРИЯ

L'amante di mia moglie. Seconda parte

by Mariosem
Посмотрели: 428 раз Комментарии 2 Date: 05-10-2026 Язык:Language


Io mi allontanai per un istante, andando verso un piccolo mobile bar. Presi una bottiglia di champagne e tre flûte. Il *pop* del tappo fu un colpo di pistola silenzioso nell'aria carica. Versai il liquido dorato, le bollicine che salivano freneticamente. «Credo che una celebrazione sia d'obbligo», dissi, porgendo i calici. «Ma non qui. Questo posto è perfetto per iniziare, ma per il vero banchetto... ci serve una scena più adeguata».
Il mio sguardo si spostò verso le scala che conduceva al piano superiore della casa. Un invito. Una promessa. Angela prese il calice che le offrivo, le dita che toccarono le mie. Bevette un sorso, il freddo del champagne un contrasto bruciante con il calore che le ardeva ancora dentro. Bruno bevve anche lui, i suoi occhi non si staccavano un secondo dal corpo di Angela.
«La camera da letto», proposi con la voce sicura, da padrone di casa che orchestrava ogni singolo dettaglio della serata. «Un letto grande. Spazio per muoversi. Per... esplorare».
La parola

esplorare

rimase sospesa tra noi, densa di significati inconfessabili. Angela annuì, un movimento lieve del capo. Si alzò dal divanetto, i tacchi alti che la facevano tremare leggermente sulle gambe. Prese un calice in mano e l'offrì a Bruno, i loro sguardi si incrociarono in un dialogo silenzioso. Poi, senza dire una parola, si girò e iniziò a camminare verso la scala, le sue natiche nude che oscillavano con un ritmo ipnotico sotto la luce intermittente. Io e Bruno la seguimmo, un corteo silenzioso di desiderio, i nostri passi che echeggiavano sul pavimento di legno.
La camera da letto era un santuario di ombre e luci soffuse. Le tende erano aperte sulla campagna che circondava la casa, un tappeto di stelle artificiali che si rifletteva sul pavimento scuro. Al centro della stanza, un letto kingsize coperto da lenzuola di seta grigia sembrava un palcoscenico pronto per l'atto finale. L'aria era più fresca qui, più intima, carica del profumo di pulito e di un'attesa elettrizzante.
Angela si fermò ai piedi del letto, voltandosi per affrontarci. Era una dea pagana in un tempio moderno. Bruno si avvicinò a lei, posando il suo calice su un comodino. Le sue mani la presero per la vita, tirandola contro di sé. Il bacio che seguì era diverso da quelli prima. Era più profondo, più disperato. La bocca di Bruno era affamata, la sua lingua cercava la sua con un'urgenza che parlava di mesi di desiderio represso. Angela rispose con la stessa intensità, le sue mani che si intrecciavano nei suoi capelli.
Io li osservavo dal bordo della stanza. Avevo posato il mio calice e ora mi stavo sbottonando la camicia, rivelando un fisico non certo sportivo. Non ero un semplice spettatore; ero il regista, e stavo per entrare in scena.
Mi avvicinai dietro ad Angela, e le mie mani si unirono a quelle di Bruno sul suo corpo. Mentre Bruno la baciava, io le scivolavo le dita sui suoi seni, strofinando i capezzoli già duri e facendola gemere nella bocca di Bruno.
Il gioco delle mani era una sinfonia di sensazioni. Bruno la stringeva contro di sé, sentendo il calore del suo corpo nudo attraverso i suoi vestiti. Angela era intrappolata tra noi, in una gabbia di piacere da cui non voleva fuggire. Si sentiva al centro del nostro universo, il fulcro di ogni nostro desiderio.
Con un gesto, Angela spinse delicatamente Bruno all'indietro, facendolo sedere sul bordo del letto. Si inginocchiò tra le sue gambe, le sue mani che si mossero sulla cintura dei suoi pantaloni. I suoi occhi, scuri e luminosi, erano fissi sui suoi. Con un movimento lento e deliberato, sfilò la cintura, poi aprì il bottone e la zip. Il cazzo di Bruno si liberò, in tutta la sua magnifica erezione, tesa e pulsante, già lucida di preeiaculazione.
Angela non perse tempo. Si chinò, la sua lingua che uscì per leccare lentamente la punta, assaggiando il sapore salato. Bruno ansimò, la sua mano si aggrappò ai suoi capelli. Angela prese il suo grosso cazzo in bocca, scendendo lentamente, sentendolo riempirle la bocca già a metà della sua lunghezza, con la testa che premeva contro il suo palato. Iniziò a muoversi, un ritmo lento e profondo, le sue labbra che si stringevano attorno alla sua circonferenza, la sua lingua che danzava lungo la vena sottile.
Fu in quel momento che mi avvicinai da dietro. Le mie mani la presero per i fianchi, sollevandola leggermente. Angela si raddrizzò e il cazzo di Bruno scivolò temporaneamente fuori dalla sua bocca con un suono bagnato. Io mi posizionai dietro di lei, allargandole dolcemente le gambe. Appoggiai il mio cazzo duro contro la sua vulva, bagnata e pronta. Angela gemette, un suono soffocato di anticipazione.
Mentre la penetravo lentamente da dietro, riempiendola con un colpo profondo che le fece piegare la schiena, Angela riabbassò la testa, riprendendo il cazzo di Bruno nella sua bocca. L'effetto fu travolgente. Essere riempita da entrambi i lati, sentire due uomini muoversi dentro di lei, era un'overload sensoriale che le fece vedere le stelle. Ogni mia spinta la spingeva più a fondo su Bruno, creando un ritmo perfetto, una macchina del piacere implacabile.
La stanza era silenziosa, se non per i suoni della nostra unione: i gemiti soffocati di Angela, il respiro affannoso di Bruno, il colpire ritmato dei miei fianchi contro le sue natiche. La musica del salottino era un lontano ronzio, un battito cardiaco elettronico per il nostro atto primordiale.
Fu allora che un suono nuovo e stridente squarciò l'incantesimo. Un trillo acuto, insistente. Il telefono di Bruno, posato sul comodino. Sullo schermo, il nome

Sonia

brillava nella penombra.
Il corpo di Bruno si irrigidì all'istante. Un'ondata di panico gli attraversò il viso, mescolandosi con l'estasi del momento. Angela sentì la sua tensione attraverso il cazzo ancora nella sua bocca. Io da dietro, rallentai il ritmo, ma non mi fermai. Anzi, pensai subito a una nuova malizia mentre guardavo Bruno sopra la spalla di Angela.
«Devi... devo rispondere», ansimò Bruno, la voce rotta dal piacere e dalla paura.
Angela, con un audacia che non credeva di possedere, non si fermò. Lo guardò dritto negli occhi mentre continuava a muovere la testa, le sue labbra e la sua lingua che lavoravano con rinnovata energia, quasi una sfida. Era un rischio enorme, un gioco al limite del baratro, e l'adrenalina le scuoteva il sangue.
Con un tremito di mano, Bruno allungò il braccio e rispose alla chiamata, attivando l'altoparlante con un tocco goffo. «Pronto?», la sua voce era un sussurro roco, carico di una tensione che sperava sua moglie non potesse percepire.
«Amore, sono io», la voce di Sonia era chiara e calda, un suono normale e domestico che sembrava provenire da un altro universo. «Spero di non averti svegliato. Volevo solo dirti buonanotte. Sei già a letto? Stavi dormendo magari pensando a me e ti è venuto duro?».
Mentre Elena parlava, Angela intensificò la sua fellatio, la sua testa che si muoveva più velocemente, più a fondo. Prese quasi tutto il cazzo di Bruno in gola, sentendolo contrarsi. Allo stesso tempo, incoraggiato dalla situazione, ripresi a spingere, più forte, più profondo. La doppia penetrazione, orale e vaginale, era ora in assonanza con la voce maliziosa al telefono.
«Si, amore stavo già dormendo », balbettò Bruno, gli occhi chiusi, la lotta tra il piacere e il terrore dipinta su ogni suo muscolo. «in effetti stavo già sognando che mi stavi facendo un pompino e mi è venuto duro. ». Le sue parole erano un controcanto ai suoni bagnati e ai gemiti che Angela non riusciva a reprimere del tutto.
«Oh, amore. Mi dispiace tanto di non essere lì a succhiartelo. Ma appena torno saprò farmi perdonare », disse Sonia, la sua voce piena di un affetto che ora sembrava crudele.
«Non vedo l’ora », riuscì a dire Bruno, la mano che si stringeva in un pugno tra i capelli di Angela, guidandola, implorandola di fermarsi e, allo stesso tempo, di non fermarsi mai.
«Ti voglio bene, amore. Buonanotte».
«Anch'io. Buonanotte».
Bruno riattaccò con un gesto brusco, gettando il telefono sul letto come se fosse bruciato. La tensione rotta esplose in un'ondata di pura, grezza eccitazione. Con un ruggito, Bruno si sollevò, afferrò Angela per le spalle e la gettò sulla schiena al centro del letto, sopra le lenzuola di seta. Era finito il gioco. Era iniziata la caccia.
Io non mi feci ripetere l'invito. Mi sdraiai accanto a lei con il cazzo ancora duro e lucido dei suoi succhi. Angela era tra di noi, ansimante, il corpo in fiamme. Bruno si gettò dall'altro lato, i suoi occhi che bruciavano di una fame primordiale. Le mani erano ovunque, esplorando, accarezzando, stringendo.
«Scopami Bruno», sussurrò Angela, la voce un filo di desiderio puro. «E tu amore mio voglio che guardi quanto sono puttana».
Fu l’espressione di un desiderio che aspettavo da anni. L’idea di vederla penetrata da quel grosso arnese che Bruno aveva tra le gambe superava ogni immaginazione possibile. Ubbidendo al suo desiderio, la sollevai posizionandola su di lui a cavalcioni in modo che il suo cazzo, turgido ed eretto, scivolasse dentro di lei . Angela si arcuò indietro, mentre lui penetrandola, le accarezzava i seni e con le sue dita pizzicava i suoi capezzoli.
Bruno spinse, lentamente, con una pazienza che contrastava con la furia di poco prima. Angela sentì una pressione intensa, poi un dolore acuto che si trasformò quasi subito in un piacere strano e travolgente quando il glande di Bruno urto contro la parete vaginale. Entrò, centimetro dopo centimetro, riempiendola in un modo nuovo, totale.
Gridò, un suono alto e prolungato di puro shock estatico. Essere così piena, così completamente posseduta da Bruno davanti a me, era un'esperienza che le sovrastava i sensi. Quando Bruno fu completamente dentro di lei, si fermarono per un attimo, lasciandole il tempo di abituarsi alla sensazione.
Poi iniziarono a muoversi. Un ritmo incerto all'inizio, poi sempre più sicuro. «Leccami la fica, amore, adesso mentre mi scopa» mi disse Angela quasi in tono perentorio. Ogni colpo era un'onda di sensazioni che la travolgeva, un mix di pressione, pienezza e un piacere così intenso da essere quasi doloroso. Non me lo feci dire una seconda volta e cominciali a leccarle tutti gli umori che trasudavano dalla sua fica
Il mondo al di fuori della camera da letto cessò di esistere. Non c'era più Elena, non c'era più la campagna , non c'era più il passato o il futuro. C'era solo questo momento, questo letto, questi tre corpi fusi in un'unica entità urlante di piacere. Angela chiuse gli occhi, lasciando che l'ondata la portasse via, una passeggera su un mare di desiderio infinito. Sentiva i nostri respiri, le nostre mani, il cazzo enorme di Bruno che la penetrava senza sosta, la mia lingua calda che la puliva dei suoi stessi umori mischiati con quelli di Bruno e per la prima volta quella notte, si sentì completamente e assolutamente viva.
L'aria nella stanza da letto era ancora densa, un miscuglio oleoso di sudore, profumo e champagne stantio che si attaccava alla pelle e ai tessuti. Vidi Bruno alzarsi, e con movimenti un po' goffi raccolse i vestiti sparsi per il pavimento. Non disse una parola mentre si vestiva, solo un'occhiata furtiva verso di noi, un misto di sazietà, orgoglio e un velo di rimorso per ciò che aveva appena condiviso e violato. Poi, il suono sordo della porta che si chiudeva e il silenzio calò di nuovo, rotto solo dal respiro di Angela che, già, si era riaddormentata, un braccio posato con possessività sul mio petto. Il suo corpo era ancora vibrante e dolente per la lunga penetrazione di Bruno che l'aveva riempita, e per i due uomini che, adorandola, si erano fatti usare assecondando in tutto le sue voglie.

Добавлены 2 Комментарии:
  • avatar ilterzodicoppia Ho immaginato di essere Bruno e di sentirla scendere sul mio cazzo....

    07-10-2026 11:48:23

  • avatar maxxximm Fantastico ...

    06-10-2026 12:16:12