ИСТОРИЯ НАЗВАНИЕ: Rimpatriata con ex amante. 
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ИСТОРИЯ

Rimpatriata con ex amante.

by singol69
Посмотрели: 419 раз Комментарии 2 Date: 04-08-2026 Язык:Language

Il primo giorno di vacanza a Lipari , non potrò mai dimenticare quel 22 agosto del 2023,quel giorno sulla spiaggia di Canneto ebbi un piacevole incontro con Mariella e suo marito , Mariella è stata una mia dipendente ,all’epoca giovanissima e da poco sposata, abbiamo avuto una relazione. Comunque vado al sodo, dopo i soliti saluti , come stai ecc.. ecc… mi avviai verso la mia villa. La sera per strano caso del destino incontro il marito che stava andando a prendere dei rustici per cenare, ci salutiamo e l’invito a sederci al bar a prendere una birra, parlando, parlando ad un certo punto mi confessa che sapeva tutto della relazioni tra me e sua moglie , che un giorno di tanti anni fa Mariella gli aveva confessato il tutto,in particolare mi aveva confessato la sua fantasia, mentre mi parlava vedevo qualcosa di nuovo nei suoi occhi: un misto di vergogna bruciante e desiderio disperato che lo faceva tremare letteralmente.
Non era solo eccitazione. Era imbarazzo puro, profondo, quasi doloroso.
Eravamo seduti in quel bar con due birre ormai tiepide davanti a noi. Il cornuto teneva le mani strette attorno al boccale di birra.
«Pino… dirtelo a te è stato più forte di quanto pensassi» mormorò, senza alzare lo sguardo. E ora ti sto chiedendo… questo.»
Fece una risata breve, nervosa, quasi un singhiozzo soffocato.
«Mi sento un coglione. Un cornuto pervertito. E allo stesso tempo non riesco a smettere di pensarci. Ogni volta che scopo con mia moglie mi parte il cervello. Immagino le tue mani su di lei, immagino lei che geme il tuo nome invece del mio… e mi eccito da morire a pensare il tuo cazzo dentro di lei che la sbatte come un toro da monta.
Si passò una mano sul viso, come per cancellare il rossore che gli saliva dal collo.
«Ho paura che dopo mia moglie non mi guardera più allo stesso modo.
Gli misi una mano sulla spalla. «Francesco, ascoltami. Non pensare a niente di tutto questo. Quello che provi è tuo, è reale, e non ti rende meno niente. Anzi… mi fa capire quanto ti fidi di me. Quanto sei disposto a metterti a nudo, letteralmente, davanti a me. È una cosa grossa. Enorme.»
Il cornuto alzó finalmente gli occhi. Erano lucidi.
«Davvero non mi giudichi?»
«Nemmeno un po’. Ti dirò di più Francesco, se tu vuoi che lo rifaccia in tua presenza , lo farò. Ma solo se tu sei sicuro.»
Restò in silenzio per un lungo momento. Poi annuì, lentissimo.
«Facciamo così: domani sera siete invitati da me.Domani sera facciamo bere a Mariella tantoVino, luci basse, musica. Falla ubriacare quel tanto che basta per farle abbassare le difese. E quando sarà il momento… non avere fretta. Voglio vedere ogni secondo di imbarazzo che le passa sul viso, ogni esitazione, ogni volta che guarda verso di me per capire se sto davvero bene. Voglio che sia lei a cedere piano piano, davanti ai miei occhi.»
Fece una pausa, il respiro corto.
«E voglio che tu mi guardi ogni tanto, Pino. Voglio che tu veda quanto mi eccita guardarti mentre la prendi. Anche se dentro sto morendo di vergogna.»
Sorrisi appena. «Affare fatto.»
Il giorno dopo invito a casa mia, la cena era pronta da ore. Avevo apparecchiato con cura: tovaglia bianca, candele accese, piatti di caponata, arancini appena comprati , un’insalata di riso, e tre bottiglie di buon prosecco da stappate . Musica bassa, un vecchio album dei Pooh che girava piano sul giradischi. Tutto studiato per far sembrare la serata innocente, una semplice rimpatriata per ricordare i bei tempi passati .
Mariella e suo marito alle otto in punto erano già arrivati . Francesco entrò per primo, con quel sorriso tirato che gli avevo visto solo poche volte nella vita.Mariella lo seguiva, bellissima e inconsapevole, in un vestito di lino bianco che le arrivava appena sopra il ginocchio, scollatura discreta, capelli sciolti sulle spalle. Mi baciò sulle guance come sempre, ma stavolta sentii il suo profumo di Samsara – – più forte del solito, e notai che non indossava il reggiseno, intravedevo i suoi bei occhi capezzoli.
«Che bello, Pino… casa tua è bellissima, con la voce le tremava appena.
Ci sedemmo. Francesco di fronte a me, Mariella tra noi due. Iniziai a servire il prosecco.«A noi tre» dissi alzando il bicchiere. «Ai vecchi tempi e a quelli nuovi.»
Brindammo. Mariella bevve un sorso lungo, poi un altro. «È buonissimo » commentò bevendolo tutto ,Francesco la guardava di sottocchio , le mani ferme sul tavolo ma le dita che tamburellavano.
La conversazione partì leggera: ricordi di quando era la mia commessa ecc… ecc.. Mariella rideva, arrossiva ogni volta che il discorso sfiorava qualcosa di più intimo – una battuta su “quello che facevamo dentro il negozio ” – abbassava lo sguardo sul piatto e si mordicchiava il labbro inferiore.
Versai altro prosecco . Il secondo bicchiere sparì in fretta. Al terzo iniziò a rilassarsi visibilmente: le spalle si abbassarono, le guance si tinsero di un rosa permanente, gli occhi diventarono più lucidi. Francesco , invece, era teso come una corda di violino. Ogni volta che le sfioravo il braccio per passarle il pane o le facevo un complimento – «Mariella, stasera sei proprio uno spettacolo» – lui deglutiva forte e distoglieva lo sguardo per un secondo, poi tornava a fissarci, affamato.
A un certo punto lei posò la forchetta. «Ragazzi… mi gira un po’ la testa» disse con una risatina imbarazzata. «Forse ho bevuto troppo.»
Francesco parlò per la prima volta dopo un po’, la voce roca: «Tranquilla, amore. È solo il vino. Rilassati.» Poi, quasi sottovoce, aggiunse: «Pino sa come farti stare bene.»
Lei lo guardò sorpresa, poi guardò me. Le guance le andarono a fuoco. «Francesco … che stai dicendo?» sussurrò, ma non c’era rimprovero nella voce. C’era confusione, sì, e qualcos’altro. Curiosità. Un fremito.
Mi avvicinai piano, le posai una mano sul ginocchio sotto il tavolo. Lei sobbalzò, ma non si ritrasse. «Mariella » le dissi piano, guardandola negli occhi «se vuoi che smetta, dimmelo adesso. Altrimenti… lasciati andare.»
Restò in silenzio per un lungo secondo. Poi abbassò lo sguardo sulle mie dita che le accarezzavano piano la pelle sopra il ginocchio, salendo di qualche centimetro. Il respiro le si fece corto. Guardò suo marito . Lui annuì, lentissimo, gli occhi lucidi di vergogna e desiderio.
«Va bene» sussurrò lei, quasi a se stessa.
Mi alzai, le porsi la mano. Lei la prese, tremando. La portai in salotto, sul grande divano,Francesco ci seguì in silenzio e si sedette sulla poltrona di fronte, le mani strette sui braccioli, il viso già in fiamme.
La baciai lì, in piedi davanti a lui. Prima piano, sulle labbra, poi più profondo. Lei rispose timidamente all’inizio, le mani posate leggere sul mio petto come per tenermi a distanza. Poi il bacio si fece più urgente, le sue dita si aggrapparono alla mia camicia. Gemette piano nella mia bocca quando le infilai una mano sotto il vestito, sfiorandole l’interno coscia.
«Pinuccio …» mormorò, la voce spezzata dall’imbarazzo. «mio marito sta guardando…»
«Lo so» le risposi all’orecchio. «E gli piace.»
Lei girò la testa verso il marito. Francesco era immobile, il respiro affannato, una mano già sui pantaloni a premere contro l’erezione evidente. Una lacrima gli scivolò lungo la guancia, ma non distolse lo sguardo.
Le abbassai le spalline del vestito. I seni le uscirono liberi, i capezzoli già duri. Li presi in bocca uno alla volta, succhiando piano. Lei inarcò la schiena, un gemito più forte le sfuggì. «Oddio… non dovrei…» ma le sue mani mi tenevano la testa contro di sé.
La feci sdraiare sul divano. Le sollevai il vestito fino alla vita, le tolsi le mutandine lentamente. Era bagnata, lucida. Le mie dita la trovarono subito, scivolarono dentro con facilità. Lei si morse il labbro, gli occhi chiusi, ma poi li riaprì e guardò suo marito .
«Amore… lo sto facendo davvero» sussurrò, la voce rotta dall’eccitazione e dalla vergogna.
Francesco annuì, incapace di parlare. Si slacciò i pantaloni, iniziò a toccarsi piano.
Mi inginocchiai tra le sue gambe aperte. Lei tremava. «Piano…» mi pregò.
Entrai lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendola stringermi forte. Quando fui tutto dentro emise un lungo gemito, quasi un singhiozzo di piacere. Iniziai a muovermi, prima piano, poi sempre più deciso. Lei si aggrappò alle mie spalle, le unghie nella carne.
«Più forte» ansimò dopo un po’. «Scopami più forte, dai Pinuccio dai come ai bei tempi .»
Obbedii. La stanza si riempì del rumore dei nostri corpi, dei suoi gemiti sempre più alti, dei respiri affannati di Francesco che si masturbava guardandoci. Lei girò la testa verso di lui proprio mentre raggiungeva l’orgasmo: «Francesco… sto venendo… sto venendo sul cazzo del di Pino!»
Urlò, il corpo scosso da spasmi violenti. La seguii subito dopo, venendo dentro di lei con un grugnito profondo. Francesco esplose un istante più tardi, il seme che gli schizzava sulla mano e sulla camicia, gli occhi fissi su di noi, pieni di lacrime e beatitudine.
Ci accasciammo sul divano, sudati, ansimanti. Mariella si rannicchiò contro di me per un momento, poi tese una mano verso Francesco . Lui si avvicinò, le baciò la fronte, poi le labbra.
«Grazie» gli sentii sussurrare, la voce ancora spezzata dall’imbarazzo e dal sollievo.
Lei sorrise debolmente, ancora arrossata. «Non pensavo… che mi sarebbe piaciuto così tanto.»
E in quel silenzio rotto solo dal nostro respiro, capii che quella sera aveva aperto una porta che nessuno di noi tre avrebbe più chiuso. Un segreto condiviso tra noi tre, intriso di buon prosecco,vergogna, eccitazione e fantasie finalmente realizzate.

Добавлены 2 Комментарии:
  • avatar BiscottoUD Racconto molto coinvolgente ed eccitante...la complicità è una cosa stupenda.

    06-08-2026 13:58:54

  • avatar A-man bel racconto, risci a rendere palpabile la suspence del momento cruciale

    05-08-2026 20:05:15