ИСТОРИЯ НАЗВАНИЕ: La prima vacanza 3 
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ИСТОРИЯ

La prima vacanza 3

by ziomax
Посмотрели: 211 раз Комментарии 2 Date: 09-02-2026 Язык:Language

Dopo che io avevo ripulito per bene anche Marco, Rita ed io ci siamo avviati verso casa in silenzio. Io mi sentivo incredulo e stordito. Non capivo bene la situazione. Ad un certo punto Rita mi ha preso la mano e siamo arrivati così alla tenda. Nel letto mi è sembrato di tornare alla normalità ed ho sentito un bisogno impellente, enorme di scoparla: doveva ridiventare mia, dovevo riprenderne possesso. Lei è stata buona: era probabilmente esausta e col buchino dolorante, ma ha accettato senza fiatare la mia penetrazione. Non mi ricordo bene cosa è successo poi, ma Rita, il giorno dopo, mi ha detto che ho avuto una specie di crisi di nervi: tremavo e singhiozzavo. Rita ha dovuto tenermi stretto a se. Calmarmi. Dirmi che mi amava, che io ero sempre l’uomo della sua vita, che non era successo niente di importante. Che tutto continuava come prima. Mi sono addormentato nelle sue braccia..
La mattina dopo ci siamo svegliati e siamo rimasti abbracciati a letto a commentare l’accaduto, Abbiamo convenuto che era stato molto bello, ma ci sarebbe stato un seguito ? Non riuscivo a capire bene le intenzioni di Rita, piuttosto vaga sull’argomento. Da parte mia da un lato avevo paura di perderla e sentivo forte la gelosia. Dall’altro, quando mi ricordavo le scene a cui avevo assistito, mi veniva di colpo duro. Mentre stavamo facendo la colazione al nostro tavolo, è comparso Marco. Allegro, tranquillo, sicuro di sé. Si è avvicinato a Rita le ha dato un bacio sulla guancia e le ha stretto un po' un seno dicendo: “ Sei bellissima e sei stata bravissima” . Poi mi ha stretto la mano e si è seduto con noi. Ha cominciato a parlare con sicurezza ed autorità. Mi ha detto che ero fortunato ad avere una donna così bella. E che ero anche fortunato che ci fossimo incontrati: avevo potuto capire che il dare alla propria donna la possibilità di esercitare liberamente la sua sessualità, è il culmine dell’amore. E’ la sua sublimazione e la sua forma più alta. Non esiste amore più grande di quello del cuckold (parola che sentivo per la prima volta). Era anche una doppia fortuna che lui fosse lì a farci da guida: ci avrebbe permesso di entrare rapidamente e senza pericoli in quel mondo magico. Certo io avrei dovuto fare un percorso un po' difficile: avrei dovuto eliminare la gelosia nei riguardi di Rita ed arrivare ad amarla in maniera pura e disinteressata. Il che avrebbe comportato qualche problemino: dovevo tenere presente che Rita sarebbe diventata sessualmente del suo compagno e che i miei diritti su di lei sarebbero cessati. Ma di non preoccuparmi: lui e Rita mi avrebbero dato tutte le soddisfazioni fisiche e sentimentali di cui avevo bisogno. Sarebbero state un po' diverse da quelle a cui era abituato e avrei dovuto predispormi a fare le nuove esperienze che la mia situazione avrebbe comportato. Ma l’amore tra me e Rita sarebbe stato ancora più bello e l’avrei amata ancora di più. C’era anche la fortunata combinazione che eravamo in vacanza: potevamo vederci ogni giorno e fare in due settimane il percorso che normalmente avrebbe richiesto uno o due anni.
Se avessi potuto ragionare con freddezza, mi sarei reso conto di quanto quello che mi diceva fosse preoccupante. Ma non so come, mi sentivo soggiogato da lui: più alto, più maturo, più esperto. Era il maschio alfa. Sentivo confusamente che era giusto che la mia donna diventasse sua e che io seguissi le sue indicazioni. E poi il ricordo della notte passata, mi entusiasmava. Sotto, sotto avrei voluto vederli ricominciare subito. Rita taceva, ma ogni tanto gli sorrideva. Alla fine Marco disse: “Hai capito ? Sei d’accordo ? “. Avevo la gola secca. Non sono riuscito a dire niente, se non annuire in silenzio. Rita mi ha sorriso e mi ha preso la mano. Marco ha proseguito: ”Beh, cominciamo questo pomeriggio. Venite da me verso le tre.” Io avevo già il cazzo durissimo. Tutti e due mi hanno guardato. Rita si è messa a ridere. Marco ha detto:”Vedi come Ti piace ? Sporcaccione! Diventerai un ottimo cuckold”. Poi ha baciato Rita, questa volta con la lingua. Hanno limonato un pochino e poi è andato via.
Alle 3 ci siamo presentati alla porta del villino. Marco ci ha accolto, ha baciato Rita , le ha preso la mano, ha stretto la mia e, come il giorno prima ci siamo seduti. Lui e Rita vicini, mano nella mano, e io di fronte. Mi ha detto:”Adesso vai via. Oggi Rita ed io rimaniamo da soli.” Mi sono immediatamente incazzato e gli ho risposto di toglierselo dalla testa. E lui, con quel suo fare tranquillo e soave da serpente tentatore, mi ha spiegato che, perché Rita potesse esprimere liberamente la sua sessualità, era necessario che io non fossi presente, almeno per le prime volte. Non era cattiveria nei miei confronti, ma era una necessità: Rita non doveva sentirsi in alcun modo condizionata da me. Ad ogni modo per venirmi incontro avrebbero fatto così: sarebbero rimasti soli solo un’ora. Poi io potevo arrivare. Rita, stronzetta, sempre mano nella mano con lui e con un seno appoggiato alla sua spalla, lo ha approvato :”Ma sì, Gianni. Facciamo così. Cosa c’è di male ?”
Sono andato via incazzato e bofonchiante. Ma, chissà perché, il fatto che Rita fosse sola con ,lui, mi eccitava ancora di più. Sono andato nella tenda e ho cominciato a segarmi lentamente pensando a quello che stavano facendo i due amanti e cercando di seguirne passo passo le azioni: si stanno baciando, adesso si toccano, lui comincia a leccarla…La cosa strana è che quello che mi dava più gelosia non era pensare alla penetrazione, ma ai gesti di affetto e di intimità: baci , toccamenti, manipolazione delle tette….... Poi sono uscito a fare un po' di jogging. Ero un po' eccitato ed un po' disperato. Finalmente l’ora è passata. Mi sono fiondato al villino. Con grande stupore li ho trovati fuori che stavano sorseggiando una bibita. Mi hanno fissato un po' corrucciati. Non ho fatto in tempo a chiedere: “Coma mai siete qui ?” Che Rita ha detto: “Andiamo Ti spiegherò”. Ci siamo avviati verso la tenda. Io incalzavo Rita chiedendole cosa aveva fatto, se le era piaciuto ecc.ecc. . Lei rispondeva a monosillabi, quasi infastidita. Alla tenda è sbottata: “ Non è possibile fare così. E’ tutta colpa Tua! Devi lasciarci in pace e fare quello che Ti dice. Un’ora !!! Ma cosa vuoi che si faccia in un ora! Ci siamo baciati e poco più.”. Io avvilito e confuso, mi sono lasciato scappare:”Scusa, va bene. Facciamo come vuole Marco “. “Allora vai da Marco e diglielo!”. Sono tornato da Marco. Ho avuto l’impressione che mi stesse aspettando. Gli ho detto che avevo deciso di aderire alle sue richieste. Lui ha risposto un po' beffardo che ero finalmente giunto a dargli ragione. Per agevolarmi Rita e lui si sarebbero accontentati di vedersi solo 4 volte da soli. Del resto, a suo parere, 4 volte erano sufficienti per liberare Rita dal mio condizionamento. Rita aveva ottime capacità di apprendimento. Per 4 volte lei sarebbe andata da lui da sola ed io avrei aspettato, dove diamine volevo, il suo ritorno. E così abbiamo fatto. Solo qualche tempo dopo mi sono reso conto che probabilmente i due si erano messi d’accordo per fare tutta quella sceneggiata, che mi avrebbe indotto a lasciargli fare quello che volevano.

Sono stati 4 giorni pazzeschi: il tormento e l’estasi, Rita andava da Marco verso le 3 e tornava dopo tre ore o più. E la cosa strana era che io la amava ogni giorno di più: più lei faceva l’amore con Marco, più io era disperatamente innamorato di lei. Devo dire che, quando tornava, era molto affettuosa. Ci mettevamo nella tenda Per prima cosa la leccavo e la pulivo a fondo: mi sembrava un mio dovere ad anche un mio diritto. Poi lei mi masturbava con dolcezza, mentre eravamo abbracciati e mi raccontava tutto quello che aveva fatto e che aveva provato, Diceva che Marco era un amante eccezionale, che la faceva godere tantissimo e che si stava abituando al suo uccellone, anzi gli piaceva molto. Il mio, ahimè. Non era neanche paragonabile. Io avrei voluto anche fare l’amore, ma solo una volta me lo ha concesso; diceva che il fighino era troppo dolorante. Per il resto della giornata era tutto normale. Alle sera ci trovavamo con Marco al ristorantino del campeggio e cenavano insieme. Rita ed io eravamo una coppia innamorata ed affettuosa e Marco era un nostro normale amico. Alla fine i 4 giorni sono passati ed io ho potuto accompagnare Rita alle 3 dal nostro Marco. Mi ha accolto con un gran sorriso: “Oh, finalmente sei di nuovo qui. Mi fa piacere! Vedrai Rita come è migliorata. E’ stata una allieva eccellente”. Sono andati subito in camera ed io li ho seguiti come un cagnolino. Caspita se Rita era cambiata ! Era sempre stata una ragazza piuttosto pudica e restia a parlare di sesso. Era totalmente cambiata: diceva a Marco cosa voleva che lui le facesse; tocca lì, baciami là, fai più in fretta., fai piano. Adesso fai così…..E allo stesso modo eseguiva con prontezza le richieste di Marco, che tra l’altro, la chiamava la sua troietta. Cosa che sembrava eccitarla molto. A me, poi non aveva mai dato il culetto. Solo una volta ero riuscito a prendermelo per un pezzetto. Per poi desistere subito di fronte alle sue proteste. Beh, ho scoperto, che, in quei 4 giorni, Marco la aveva dapprima ben esercitata poi la la aveva penetrata a lungo e più volte Non le piaceva molto, ma le dava una bella sensazione di essere posseduta. E poi, porcaccia miseria, i pompini. Non aveva mai voluto avere la sborra in bocca. Ho scoperto che aveva imparato a fare i pompini con ingoio e che a Marco li faceva con molta passione. Ma un altro fatto mi ha dato un’acuta stretta allo stomaco: Rita aveva una specialità. Le piaceva moltissimo mettersi a cavalcioni di me, infilarsi dentro l’uccello e comandare lei il movimento. Si muoveva con lentezza e con movimenti sia circolari che ad affondo: diceva che voleva assaporare tutti gli angolini del suo buchino. Buchino che diventava prensile: si stringeva e pulsava introno al mio cazzo. Allora dovevo pregarla di fermarsi: mi faceva venire immediatamente. Io intanto prendevo in mano le tettine e me le manipolavo. Lei era lì con un faccino serio serio, stravolto dal piacere. Ogni tanto si chinava e mi baciava con lunghi baci appassionati. Erano momenti bellissimi. Anche perchè in quella posizione riusciva a godere più volte, con la faccina sempre più seria e concentrata. Erano i nostri momenti: lei mi aveva garantito che con gli altri suoi uomini si e era limitata alla classica posizione missionaria e non aveva mai goduto momenti così struggenti. Ed ecco che con Marco faceva le stesse cose e avevo anche l’impressione che ne godesse molto di più. Forse perché l’uccellone di Marco le riempiva meglio i famosi angolini. E mugolava e diceva che le piaceva moltissimo, che era sua e si chinava a baciarlo appassionatamente. E poi cominciava ad agitare il bacino e ad ansimare forte. E poi veniva. Devo dire che la prima volta che la ho vista così mi è venuto quasi da piangere. Ma, al solito, vi era da una parte la rabbia e la gelosia. Dall’altra quel piacere sempre più forte e quell’amore sempre più travolgente e devoto. Mi sembrava di essere un cane fedele. Anzi lei ha cominciato a chiamarmi “il mio cagnone”. Gli incontri avevano sempre più o meno lo stesso andamento che prevedeva di assaporare tutte o quasi le posizioni. Cominciavano limonando con baci appassionati. Poi si facevano un bel 69 oppure si leccavano l’uno dopo l’altra. Poi lui la prendeva alla missionaria. Poi di dietro si impossessava uno dopo l’altro di tutti e due i buchetti. Dopo era la volta di Rita di fare l’amazzone, la sua specialità. Andavano avanti moltissimo. Quando lui non ce la faceva più, sentiva il bisogno di affermare la sua mascolinità: la girava, la prendeva alla missionaria, la pompava a lungo e con intensità,. E io sentivo la mia donna che gli gridava cose pazzesche:” Scopami, scopami tutta, sfondami. Che bell’uccello!! Sono tua ...sono la tua troia, voglio essere tutta tua, tua,tua e solo tua….” Alla fine le veniva dentro o si faceva fare un pompino con ingoio. Io intervenivo solo quando mi chiamavano per leccarli un po' o alla fine: era mio compito leccare prima la figa e poi tenere in bocca l’uccello ed acquietarlo piano piano. Se Marco veniva in bocca a Rita, Rita aveva preso l’abitudine di baciarmi per farmi assaporare la sborra di Marco. Devo dire anche che di giorno in giorno stava cambiando: allegra, felice, sicura di sé, con una strana luninosità negli occhi . Vi era ormai rimasto poco della timida ragazza che era arrivata in Corsica

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