RACCONTO TITOLO: L'Avevo sempre sospettato - Parte quarta 
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RACCONTO

L'Avevo sempre sospettato - Parte quarta

by Gipotopo
Visto: 31 volte Commenti 0 Date: 29-04-2026 Lingua: Language

Ho rivisto il racconto.
Non contiene premesse, preamboli, annunci personali;
Non Contiene pubblicità a locali o siti web non aurtorizzati;
Non contiene riferimenti a minorenni, prostituzione (sesso in cambio di denaro), zoofilia, pratiche incestuose o qualunque altra pratica vietata dalle leggi vigenti.

Ecco il racconto rivisto.
Aprii la porta di casa e feci entrare le signore. Lorena andò subito verso la camera da letto. Bruna si sedette sul divano e mi chiese un bicchiere d’acqua. Andai in cucina e presi dal frigorifero una bottiglia d’acqua fresca e tre bicchieri. Li riportai in soggiorno e mi sedetti sulla poltrona di fronte a Bruna.
Allora Bruna dimmi qualcosa di te.
Come ho già detto a tua moglie ho 52 anni. Sono stata sposata con una donna per alcuni anni anni e poi lei ha deciso di tradirmi. Così ci siamo lasciate. Non l’ho più vista da allora.
Sei sempre stata lesbica?
Che razza di domanda è. Non è una scelta. Non è una trasgressione. Si nasce così.
Scusa. Sono un po’ confuso. Per me è una situazione nuova e sono imbarazzato ed emozionato.
Stai sereno.
Come pensi che si svolgerà la serata?
Io penso che tua moglie ed io cominceremo ad accarezzarci, qualche bacio, andremo nella vostra camera. Ci spoglieremo reciprocamente e poi, continuando a baciarci, ci sdraieremo sul letto e con le mani ci accarezzeremo prima sul seno e poi sulle nostre fighe. quindi lo stesso faremo con le lingue fino a raggiungere più orgasmi possibile.
Ed io?
Tu cosa?
Lorena mi ha detto che anche a te piace il pene. Quindi vorrei sapere se mi farete partecipare.
Se Lorena ti ha detto questo allora penso che potrai intervenire quando sarai pronto e ti chiameremo. Ora vorremmo prenderci un po’ di tempo per noi.
Pensai bene alle parole che Bruna mi aveva detto. Dal tono e dal contenuto mi sembrava di aver colto una certa preparazione per quella serata. Come se le due signore non si fossero conosciute quella sera ma che il loro rapporto fosse nato tempo prima. Anche il modo con cui si muoveva Bruna mi dava la sensazione che non fosse la prima volta che entrava in casa nostra. Decisi così di affrontare l’argomento in modo diretto.
Scusa Bruna ma da quant’è che conosci Lorena?
Da stasera. L’ho notata in piazza San Marco e mi è subito piaciuta.
Mi sembra impossibile che la decisione di fare sesso tutti insieme possa essere così repentina. Che da una palpata si passi a letto è una cosa per me nuova.
Diego, non dirmi che non ti è mai successo di andare a ballare, conoscere una che ti piaceva e portartela a letto la sera stessa?
In effetti si qualche volta è capitato.
Per noi è successo la stessa cosa. La tua decisione ha richiesto qualche secondo in più ma l’idea ti ha affascinato subito. Hai dovuto superare qualche barriera perché Lorena ed io siamo due donne. Stai tranquillo. Nei rapporti che ho avuto io non c’è mai stata forzatura né tantomeno violenza. Pensa solo al piacere.
Ma tu hai provato ad avere rapporti con uomini?
Certo. Come ho già detto il cazzo mi piace. Ma preferisco una bella passera da “mangiare”. Forse la giusta definizione è “bisessuale” ma con una forte predilezione per la femmina. Meglio se la femmina non è lesbica ma si concede solo occasionalmente.
Ho capito. Anzi spero di aver capito.
In quel momento ci raggiunse Lorena. Si era cambiata. Aveva indossato una felpa ed una gonnellina plissettata che solitamente teneva in casa.
Allora avete parlato? Vi siete conosciuti? Ora vi racconto io qualcosa di me. Bruna non mi conosce ma Diego scoprirà qualcosina di nuovo.
Dai, sono curioso.
Ho 36 anni, sono laureata in scienze motorie. Ho fatto danza da sempre.
Ho perso la verginità con il mio amico Andrea il giorno che prendemmo la maturità. Io avevo appena compiuto 18 anni lui ne aveva uno in più perché era stato bocciato in terza. Ci eravamo messi d’accordo per farlo insieme la prima volta perché essere vergini sembrava essere un peso per tutti e due.
Non fu niente di speciale. Avevamo paura di farci male quindi fu molto delicato ed io, a parte un leggero pizzicore quando l’imene si ruppe, non ho sentito altro.
Dopo qualche anno mi sono messa con un ragazzo con un paio di anni più di me. Con lui il sesso fu diverso. Mi insegnò l’importanza dei preliminari. Mi insegnò a fare i pompini e, devo dire, imparai proprio bene. Mi diplomai, andai all’università. Con Andrea finì tutto quando andò a Pisa alla Normale ed io rimasi nella mia città.
Al tempo della università scelsi di non cercare un’altra storia stabile. Quindi ho avuto rapporti con diversi ragazzi ma mai in modo continuativo. Lì conobbi Carla, una ragazza con quattro o cinque chili in più, non aveva amici era sempre sola e mi faceva tenerezza. Frequentavamo alcuni corsi insieme. Facemmo amicizia. Una sera, eravamo sotto esame, mi invitò a studiare a casa sua. Poi avrei potuto dormire da lei. C’era la camera di suo fratello che era andato a fare un master in Australia e sarebbe tornato da lì a tre mesi.
Accettai. La serata ci vide immerse nei libri. Ci interrogavamo a vicenda. Mangiammo della pizza riscaldata nel microonde e bevemmo birra gelata.
A mezzanotte decidemmo di smettere cominciammo così a parlare di cose futili. Di ragazzi e di sesso. Lei aveva avuto una brutta esperienza con un suo coetaneo, ma ora non vorrei addentrarmi nei particolari. Solo allora si era resa conto che il suo interesse andava verso le ragazze. Mentre raccontava si era avvicinata ed aveva appoggiato la testa sulle mie gambe. Io la accarezzavo per consolarla ma lei fraintese ed a sua volta iniziò a sfiorarmi le gambe salendo sotto gonna. Arrivo all’elastico inferiore degli slip ed insinuò prima due dita e poi tutta la mano. Alzò la testa come per chiedermi il permesso di proseguire. Io ero bloccata. Una sensazione di piacere mi aveva reso complice dei suoi gesti ma nello stesso tempo pensavo che non ero lesbica e la cosa non dovevo farla. Mentre ero presa da queste elucubrazioni, Carla raggiunse la mia peluria ed io, come fossi telecomandata, aprii le gambe e le feci spazio. Le sue mani sapevano dove toccare e cosa fare. La situazione strana e l’abilità di Carla mi portarono ad un orgasmo in un attimo.
Mi guardò e pose le labbra sulle mie. Sentii la sua lingua sfiorare le mie labbra chiuse. Le socchiusi e lei si insinuò nella mia bocca. A mia volta le toccai la lingua con la mia, Prima delicatamente poi con più forza. Il bacio divenne intenso. Le mani correvano sui nostri corpi, rallentando sui seni e sui pubi.
Ricordo che mi alzai in piedi e mi tolsi la gonna e la maglietta. E mi ributtai su di lei iniziando un nuovo bacio profondo. Lei mi sganciò il reggiseno e cominciò a leccarmi i capezzoli. Sempre delicatamente. Non come fa un uomo che si muove con decisione e spesso goffamente. Lei li sfiorava, li titillava, li prendeva tra i denti ma senza mordere. Una mano tornò sulle mie mutandine e iniziò a sfilarle. Io l’agevolai e mi ritrovai nuda nelle sue mani e nella sua bocca.
Anche io però sentivo il desiderio di ricambiare. Volevo sentire la sua pelle sotto le mie mani. Infilai la mano sotto la maglietta ed arrivai al suo seno che era libero. I suoi capezzoli sembravano due bulloni. Volevo sentirli tra le mie labbra. Lei capì le mie intenzioni e si levo la maglietta. Mi apparve un seno grande ma proporzionato. Lo baciai e andai a cercare uno dei suoi capezzoli cosi duro che avevo accarezzato qualche minuto prima. Era impressionante, i miei li conoscevo bene anche in stato di grande eccitazione non avevano lontanamente raggiunto questa durezza e questa tenacia.
Le slacciai la cintura dei pantaloni. Lei si alzò in piedi li levò e tolse anche i boxer. Aveva una vulva pelosa, non curata ma provocò in me un interesse immediato. Naturalmente mi era già capitato di vedere donne nude, in fotografia, in palestra, in piscina e non me ne era mai importato nulla. Ma l’atmosfera di quella sera aveva generato in me un’attrazione spasmodica.
Lei si inginocchiò tra le mie gambe ed iniziò a baciarmi il ventre. Al primo tocco della sua lingua cominciai a tremare. Una scossa elettrica aveva preso possesso del mio corpo. Lei scese ed arrivo alla vagina. Iniziò a leccarla sui lati e con le mani si avvinghiò alle mie cosce. La sua lingua cercava di penetrarmi, il ritmo aumentò ed io sentivo il calore che mi invadeva lentamente. Lei all’improvviso si fermò. 10 secondi, 20,30, un minuto. Poi la lingua si posò sul clitoride e ricominciò il crescendo lappava, e sfiorava, si invelociva e rallentava, frullava e leccava. Con le mani mi accarezzava il seno, i fianchi le gambe e poi mi penetrava. Esplosi in un orgasmo intenso, sentivo le lacrime che mi scendevano sulle guance, mi sembrava di essere sotto una cascata di acqua calda. I miei occhi vedevano flash come fossi in una camera stroboscopica. Non era naturalmente il mio primo orgasmo ma quella sera provai altre sensazioni fisiche e cerebrali. Non è stato meglio di quelli che ho con te Diego ma diverso.
Man mano che mi placavo mi sorse il pensiero che avrei dovuto ricambiare ma immaginare di leccare il sesso di una donna era una cosa che non avevo mai considerato. Ricevere un cunnilingus da un uomo o da una donna era pressappoco la stessa cosa, ma diventare la parte attiva era un’idea fino a quel momento lontana da me.
Intanto Carla si era seduta accanto a me sul divano. Certamente capiva cosa mi stava passando per la testa, sapeva che ero stata fino a quel momento rigorosamente etero e quello che era successo era certamente inaspettato. Mi baciò una spalla poi prese la mia mano e la appoggiò gentilmente sul suo grembo. Mi guidò in una lunga carezza fino ad arrivare alla sua fighetta. Era strana, più pelosa della mia. La accarezzai, lei mi lasciò la mano ma io continuai autonomamente. Scesi fino a raggiungere la sua fessura che trovai bagnatissima, volevo infilare un dito ma avevo paura di graffiarla. Lei si sistemò bene ed allargò di più le gambe.
Contai fino a tre e poi mi decisi. Mi inginocchiai davanti a lei e ripetei i movimenti che lei aveva fatto su di me. Le baciai l’ombelico ed infilai la lingua dentro. Scesi e trovai quella foresta di pelo che mi indicava la strada ma che certamente copriva anche la sua apertura. Invece scoprii che i peli erano più radi quasi all’improvviso. La baciai. Ero molto tesa e non sentivo nessun tipo di piacere ma volevo continuare. Volevo mettermi alla prova. Timidamente tirai fuori la lingua e l’appoggiai sul clitoride. La ritrassi subito ma poi ripartii e con decisione iniziai a leccarla. Dopo una trentina di secondi mi sentivo totalmente assorbita da quella cosa nuova e con impegno ed un po' di piacere leccavo come un’ossessa la passera di Carla. Lei mi mise una mano sulla nuca come per chiedermi di rallentare. Allora ricordai la tecnica usata su di me e iniziai a variare la velocita passando dal clitoride con la punta della lingua a lustrarla interamente con la lingua. Continuai per un po’ fino a quando Carla lanciò un urlo trattenuto. Altri gemiti e vibrazioni. Cominciò a chiamare il mio nome e poi con un ultimo sussulto. Si bloccò.
Era venuta.

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