RACCONTO TITOLO: Il dermatologo: dolori e piaceri del prendere coscienza 
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RACCONTO

Il dermatologo: dolori e piaceri del prendere coscienza

by DiogeneG
Visto: 349 volte Commenti 4 Date: 11-02-2026 Lingua: Language


PREMESSA: E’ UN RACCONTO DI FANTASIA LIBERAMENTE ISPIRATO AD UNA SITUAZIONE REALMENTE ACCADUTA AD UNA COPPIA CON CUI HO GIOCATO.

Tutto cominciò per caso.

Era il lunedì mattina di una normale settimana di inizio giugno e, come tutti i lunedì, facevo fatica a prendere il ritmo.
Avevo fatto la doccia per accelerare il risveglio e, con ancora l’accappatoio indosso, mi recai in cucina per fare colazione.
Marika era seduta e sorseggiava lentamente il suo cappuccino; non mi parlava e fissava distrattamente davanti a sé fingendo non ci fossi: era il suo modo per farmi comprendere che era ancora arrabbiata.
La sera prima mi aveva accusato di non prenderla sul serio quando si lamentava del suo ultimo malessere: delle piccole macchioline rosse che da qualche giorno avevano fatto la loro comparsa sulla pancia e ora sembrava si fossero estese su una gamba.
Mentre bevevo il mio caffè Marika mi fissò con aria di sfida, prese il cellulare e chiamò lo studio dermatologico del Dott. Rossi per fissare un appuntamento.

I giorni successivi trascorsero abbastanza serenamente e, quando giunse il giorno della visita, la accompagnai.
Lo feci con piacere anche perché un po’ mi stuzzicava l’idea di un dottore che la visitasse: una volta l’avevo accompagnata a una visita ginecologica ma dopo l’anamnesi, giunti al momento dell’esame fisico, la ginecologa l’aveva portata in un’altra stanza lasciandomi solo ed eccitato a immaginare le sue mani su di lei.

Venne ad aprirci un’infermiera che ci fece accomodare nella sala di aspetto dove una mamma con due bambini attendeva il proprio turno; i piccoli giocavano rumorosamente fra di loro, Marika li guardava sorridendo, la mamma sfogliava distrattamente una rivista di qualche mese prima e io ne approfittai per leggere qualche email di lavoro.
Poco dopo furono chiamati per entrare e restammo soli: Marika mi guardò seccata e senza dire una parola prese a sfogliare la rivista appena lasciata dalla mamma di prima mentre io, pur non capendo il perché di quell’occhiata, continuai a lavorare.
Una ventina di minuti dopo l’infermiera venne a chiamarci dicendo che potevamo accomodarci.
Marika si alzò e, con mia grande sorpresa, mi comunicò che non era necessario che entrassi anch’io: potevo tranquillamente continuare a lavorare.
Ci rimasi male, anche per il tono che usò nel pronunciare la parola “lavorare”, ma pensai che in fin dei conti aveva ragione lei, non era niente di particolare.

Rimasto solo decisi di fumare e così mi avviai verso quello che sembrava essere un balcone: una volta fuori mi trovai inaspettatamente dinanzi a degli scalini che, saliti, mi portarono in un giardino; accesi una sigaretta e cominciai a camminare lentamente godendomi la piacevole temperatura della sera.
Mentre passeggiavo, girato l’ angolo del palazzo, notai delle finestre illuminate a livello del terreno, quelle lunghe e rettangolari che solitamente si trovano nei locali sottostrada; mi avvicinai e con grande stupore vidi che davano all’interno della sala visite: salire gli scalini mi aveva portato più in alto rispetto al livello dello studio.

Vidi Marika seduta di fronte al medico, un bell’ uomo abbronzato e con i capelli brizzolati apparentemente della mia età; lei stava parlando e gesticolando come suo solito quando, ad un certo punto, sollevò leggermente il maglione e la camicia scoprendo la pancia.
Il dott. Rossi si alzò e andò a sedersi sulla sedia di fianco a quella dove si trovava Marika, prese una lente di ingrandimento e guardò le macchioline.
Intuii uno scambio di domande e risposte; poi li vidi alzarsi contemporaneamente: lui tornò dietro la scrivania e Marika si spostò per andare dietro il paravento.

Compresi improvvisamente che avrei potuto assistere alla visita come se fossi invisibile e che, nel modo più imprevedibile e inatteso possibile, stava per realizzarsi la mia fantasia: avrei potuto vedere come Marika si comportava senza di me in una situazione di imbarazzo, mentre svestita veniva guardata da un altro uomo. Immaginai anche che avrei potuto godere del probabile piacere che il dottore, seppur professionista, avrebbe avuto nel guardarla.
Spensi immediatamente la sigaretta temendo che mi rendesse visibile dall’interno e, avvicinandomi il più possibile alla finestra, mi accovaccia per stare più comodo e ampliare il raggio di veduta; nel farlo, mi resi conto che il mio respiro era già divenuto più corto e affannoso.

Dalla mia posizione avevo una vista privilegiata perché potevo osservare tutto ciò che accadeva nella stanza: vedevo Marika dietro il paravento mentre sfilava il maglione bordeaux, poi la camicetta bianca e, dopo essersi seduta, togliere gli stivaletti e lentamente sfilare i jeans; nello stesso tempo potevo vedere il dott. Rossi leggere un foglio posato sulla scrivania e ogni tanto alzare lo sguardo per rivolgerlo verso il paravento, come se volesse spiare la svestizione di Marika.
Aveva un leggero sorriso disegnato sul volto e lo sguardo di attesa e curiosità di chi si appresta a vedere uno spettacolo piacevole.
Marika si alzò dallo sgabello, ripiegò con cura i pantaloni, fece un respiro profondo e, dopo un attimo di esitazione, slacciò e tolse il reggiseno che posò sull’appendiabiti: non so perché ma ebbi l’impressione che quell’attimo fosse dedicato a decidere se fare o meno quel passo.

Dopo essersi passata la mano fra i capelli uscì da dietro il paravento e si mostrò al medico; il mio cuore cominciò a battere forte: vederla seminuda davanti ad un altro uomo mi dava un senso di piacevole fastidio, un misto di gelosia ed eccitazione che nella realtà era ben diverso da quanto talvolta avevo fantasticato.
Il dott. Rossi, alzato lo sguardo, disse qualcosa e Marika tornò sui suoi passi dietro il paravento: si chinò e tolse prima un calzino, poi l’altro, poi infilò le mani nei bordi delle mutandine e le tirò giù…..ora era completamente nuda!
Per quale motivo l’aveva fatta spogliare così tanto?
Ero furioso: il sorriso intravisto prima sul volto del medico si era ampliato e trasformato in un’espressione di compiacimento del proprio potere, ma, seppur mi costasse molto ammetterlo, ero anche molto eccitato.

Pensai che Marika nuda era ancor più bella; non amava vestire in modo appariscente: per lavoro usava spesso tailleur o maglioncini seriosi su pantaloni di colore scuro, mentre nel tempo libero non potevano mai mancare jeans e tshirt; raramente indossava la gonna.
Nuda poteva sfoggiare due gambe kilometriche che terminavano su un culo tondo e pieno sormontato da due fossette di cui andava estremamente fiera; una bella schiena, due seni piccoli e tondi con capezzoli rosei e sensibili, il ventre piatto e tonico seppur non muscoloso.
Il suo corpo conservava ancora qualcosa dei suoi anni sportivi quando, ancora studentessa universitaria, giocava nella squadra di pallavolo del suo paese.
Io stesso inizialmente non l’avevo notata per il fisico: ciò che mi aveva colpito era la velocità con cui parlava dicendo cose sensate, con un sorriso contagioso e una risata fragorosa.


Come fatto pochi istanti prima, Marika respirò profondamente e, superato il paravento, fece pochi passi verso la scrivania per poi fermarsi con le mani lungo i fianchi e mostrarsi nella sua nudità: mi infastidì il fatto che non tentò nemmeno per un attimo di coprirsi; poi pensai che probabilmente non avrebbe avuto alcun senso.
Mentre la vedevo di spalle provai ad immaginare la sua espressione: era imbarazzata? Infastidita? Stupita dal trovarsi nuda visto che si attendeva una visita veloce e superficiale? O forse, e questo pensiero mi fece percorrere la schiena da un brivido, era eccitata da questa situazione inattesa?

ll medico, con lo sguardo compiaciuto, si alzò e le andò incontro, la prese per un braccio e la fece posizionare davanti una lampada che accese e puntò verso di lei.
Ora erano uno di fronte all’altra: vedevo Marika illuminata da una strana luce, in piedi, diritta, nuda; potevo vedere i suoi seni piccoli e la strisciolina di peli del suo pube esposti davanti un estraneo; ero in imbarazzo per lei, ma lei non lo sembrava affatto.
Il dott. Rossi aiutandosi con una specie di grande lente di ingrandimento incominciò a osservarla centimetro dopo centimetro, spostandosi su e giù, talvolta passando lentamente e delicatamente una mano sulla pelle, quasi carezzandola.
Esaminò il viso, il collo, il petto, poi i seni: con le dita ne seguì i contorni e poi si soffermò sui capezzoli; dovette dire qualcosa di divertente perché Marika scoppiò a ridere in un modo così naturale che mi infastidì non poco visto che era nuda davanti un uomo che la guardava stando a pochi centimetri di distanza, e la toccava.
Ma ciò che più mi colpì furono i suoi capezzoli turgidi: la situazione non la stava affatto imbarazzando, la stava anzi eccitando….e capendo quanto fosse troia in quel momento, anche la mia eccitazione aumentò e la mia mano scese a toccare il pene che era ormai quasi totalmente turgido.

Marika sollevò un braccio dietro la testa, poi l’altro: il medico le esaminò con cura le ascelle; scese a guardare poi la pancia, l’unica parte che, secondo me, avrebbe dovuto vederle.
Il dott. Rossi tirò a sé uno sgabello e, sedutosi, iniziò ad analizzare con attenzione l’area pubica, passando la mano su di essa, spostando e guardando attraverso la poca e curata peluria: aveva la faccia a così poca distanza dalla fica della mia Marika che sicuramente ne poteva anche sentire il delicato profumo.
Lei era immobile e, con lo sguardo dritto davanti a sé, fissava la lampada: pensai fosse il suo modo per perdersi dentro la luce e superare l’imbarazzo; mi accorsi che stringeva i pugni e si mordeva il labbro con gli occhi socchiusi.

Mi resi conto di aver raggiunto la piena erezione quando con fermezza strinsi il pene.

Il dott. Rossi la fece voltare di spalle: ovviamente il controllo doveva essere completo anche dietro. Le spostò i capelli per esaminare dapprima il collo, poi le spalle, le braccia, la schiena, scendendo sempre più giù.
Mentre si sedeva nuovamente sullo sgabello vidi che si portava una mano al pene e lo spostava: mi fu allora chiaro che anche lui aveva un’erezione e che per sedersi aveva bisogno di “dare una sistemata all’arnese”.

Provai la voglia di urlare, di tirare un pugno sul vetro, di scendere giù nella sala visite e picchiarlo; ma non feci nulla di tutto ciò anzi, mi accorsi di sorridere: quell’uomo che fino ad allora mi era sembrato imperturbabile e professionale si era invece eccitato davanti alla nudità della mia donna e ciò, stranamente, mi provocò uno strano senso di orgoglio che mai avrei immaginato.
Adesso che si era seduto aveva il meraviglioso culo di Marika a pochi centimetri dalla sua faccia; esaminò con cura la pelle dei glutei e poi scese, gambe e interno del ginocchio.
La visita era finita pensai: aveva visto e carezzato la mia Marika da capo a piedi , davanti e dietro, e sicuramente aveva tutti gli elementi per formulare una diagnosi e darle una cura.

Tirando un sospiro di sollievo mi alzai; improvvisamente e inspiegabilmente, avvertii la sensazione che per me il peggio dovesse ancora venire.

Il dott. Rossi dovette dire qualcosa perché Marika si girò leggermente: adesso potevo vederne chiaramente il viso e ciò che notai fu un’espressione stupita ma nello stesso tempo maliziosa e provocante: non riuscivo a capacitarmene ma sembrava proprio che questa situazione le piacesse sempre più man mano che andavano avanti.
Anche lei disse qualcosa, poi risero entrambi.
Ancora una volta la vidi tirare un forte sospiro, poi si piegò in avanti divaricando le gambe; il medicò spostò la lampada per concentrare la luce su un solo punto: le allargò i glutei e cominciò a guardarle l’ano.
“Cazzo!” pensai e quasi senza accorgermene incomincia a muovere la mano sul mio pene eretto: non lo avrei mai pensato ma, mi stavo masturbando guardando la mia donna nelle mani di un altro.

Per toccarmi più comodamente questa volta mi inginocchiai; slacciai la cintura e sbottonai i primi bottoni del pantalone: ora potevo cingere il mio cazzo completamente.
Mi accorsi di avere le mani sudate e difficoltà a deglutire; uno strano calore mi percorreva la schiena e gli occhiali si appannarono leggermente.
IL dottore esaminò l’ano con calma e grande attenzione, lo sfiorò tastandone il contorno con il dito medio quindi, dopo aver posizionato i pollici di entrambe le mani ai lati, lo aprì così tanto che anch’io, seppur lontano, potei vederne l’interno roseo.
Vidi Marika sfiorarsi furtivamente un capezzolo: quando si eccitava si toccava sempre i seni.

Non riuscivo a crederci; che troia pensai … e sicuramente il dottore, con la faccia a due centimetri, si era accorto di quanto fosse bagnata.
Non so quanto durò quell’ispezione anche se a me sembrò un’eternità, ma finalmente lui tolse le mani e Marika si risollevò.
Non sapevo più cosa aspettarmi: ero eccitatissimo e mentre continuavo a muovere la mano su e giù mi accorsi che piccole gocce di liquido erano già fuoriuscite dal mio cazzo duro bagnandomi i boxer.

Speravo fosse finita quando vidi il dott. Rossi spostarsi verso il lettino e accendere la lampada che lo sovrastava: aveva già visto tutto, cos’altro serviva? Un ripasso?
Marika si stese e lui incominciò ad esaminarle le piante dei piedi, poi guardò con attenzione fra le dita. Parlavano entrambi: Marika così nuda ed esposta sembrava sempre più a suo agio e anzi, se possibile, ancora più eccitata.
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Mentre mi domandavo cos’altro potesse accadere vidi il medico avviarsi verso un armadietto: lo aprì e da una scatola tirò fuori dei guanti di lattice e li calzò mentre Marika piegava le ginocchia e allargava le gambe; compresi che le avrebbe esaminato con cura anche la fica!
Ritornato al lettino spostò la luce e allargò le grandi labbra.
Lui la guardò negli occhi e si scambiarono un sorriso complice; poi tornò a esaminare la vagina, lei socchiuse gli occhi e si toccò apertamente e sfacciatamente un seno.

Il dott. Rossi sembrava avesse finito, e forse lo disse perché Marika gli bloccò la mano sulla fica e si strinse con l’altra un capezzolo socchiudendo la bocca e dicendo a sua volta qualcosa: solo allora lui, dopo averla guardata con stupore, si sfilò un guanto e con la mano nuda incominciò a toccarla più a fondo, ora inserendo un dito dentro di lei.

Prese a carezzarle le labbra muovendo le dita su e giù talvolta lentamente, poi più velocemente, talvolta fermandosi per poi darle come dei piccoli schiaffetti; non vi era alcun dubbio…la stava masturbando
Lei si toccava i seni, stringendosi e tirando i capezzoli; cosa che poi incominciò a farle anche lui: ora il seno destro era torturato da Marika, quello sinistro dal dott. Rossi.
I movimenti della mano erano sempre più profondi e veloci: un dito, poi due dita erano chiaramente dentro la fica, le vedevo entrare e uscire mentre Marika si muoveva per assecondare quei movimenti. Poi puntò i piedi e sollevò il bacino verso l’alto.


Non avevo mai visto Marika così troia; qualche volta con me era arrivata a tre dita nella fica ma ora questo sconosciuto che l’aveva esaminata in ogni sua parte la aveva così facilmente portata a godere e a mostrarsi nella sua più totale intimità.
Accelerai il movimento della mano perché volevo solo porre fine a quello stato di eccitazione quasi dolorosa che mi annebbiava la mente impedendomi di ragionare,

L’unico pensiero che mi dava un minimo di consolazione era che Marika non lo aveva toccato: era lui che aveva approfittato della situazione, della sua superiorità e della di lei momentanea debolezza; era lui che sin dall’inizio aveva creato volutamente una situazione erotica spogliandola completamente.
Mentre pensavo che alla fine Marika era solo vittima di questa assurda situazione mi dovetti arrendere alla realtà: lei allungò la mano destra andando a cercare il cazzo di lui.
Era durissimo, lo si vedeva chiaramente anche sotto il camice e, dopo aver tirato giù la cerniera dei pantaloni, lo fu ancora più in evidenza.
Il movimento delle mani di entrambi era sempre più spasmodico, ormai andavano all’unisono, come se scopassero.
Non avevo più modo di giustificare Marika; decisi comunque di seguire il loro ritmo per venire insieme a loro: mi sembrò l’unico modo per essere partecipe e non solo spettatore o, peggio, vittima.

Poi all’improvviso si fermarono.

Pochi attimi e vidi la porta dello studio aprirsi e l’infermiera entrare nella stanza: entrambi tolsero velocemente le mani dalle parti intime dell’altro.
L’infermiera si avvicinò al lettino e disse qualcosa al dott. Rossi; nel farlo guardò sdegnata Marika nuda, sudata con le gambe ancora divaricate e lo sguardo eccitato e deluso per l’interruzione.
Marika si alzò dal lettino, prese un fazzolettino passatogli dal medico e andò dietro il paravento per rivestirsi; l’infermiera seguì ogni suo movimento mentre meccanicamente sostituiva dal lettino il foglio di carta stropicciato e bagnato; il dott. Rossi, approfittando del fatto che per tornare alla scrivania fosse di spalle, si infilò due dita in bocca e assaporò il gusto di Marika.

L’ingresso dell’infermiera, il fatto che un’altra persona avesse visto Marika nuda , la convinzione che avesse anche capito cosa fosse successo durante quella lunga visita aumentarono la mia eccitazione e la velocità del movimento della mano: mentre la vedevo infilarsi le mutandine e incominciare a rivestirsi esplosi in un orgasmo travolgente.
Provai a evitarlo stringendo con forza testicoli e cappella, ma ormai era troppo tardi: il mio cazzo fu sopraffatto dalle pulsazioni di un fiume di sperma che spingeva con violenza per uscire; sentii le mie gambe tremare e il liquido fuoriuscire con forza, letteralmente inondando la mano e i boxer.

Mentre Marika si rivestiva mi asciugai alla meglio con i fazzolettini che trovai in tasca; respirando a fondo, aiutato dalla leggera frescura della sera che nel frattempo era sopraggiunta, ripresi coscienza di quanto appena accaduto; mi ricomposi e corsi nella sala di attesa dove Marika, qualche minuto dopo, mi trovò seduto con il tablet in mano; era passata più di un’ora da quando era entrata e la prima cosa che fece fu di rimproverarmi per avere sempre la testa al lavoro.

Uscimmo.

Mentre camminavamo verso la macchina mi impegnai a far finta di nulla; il veloce evolversi della situazione negli ultimi minuti mi aiutava in questa scelta: ero inebetito, non riuscivo a mettere insieme alcun tipo di pensiero.
Speravo fosse lei a parlare, speravo mi avrebbe raccontato qualcosa: non certo che si fosse quasi fatta scopare dal medico ma quanto meno l’imbarazzo di essersi dovuta spogliare nuda, di essere stata guardata in ogni centimetro, della difficoltà della situazione in cui si era trovata…..invece nulla.
Le chiesi come mai ci aveva messo tutto quel tempo per far vedere due bolle sulla pancia e lei mi disse che il dottore aveva ricevuto molte telefonate e che le aveva fatto un sacco di domande; non era nulla di preoccupante ma doveva seguire scrupolosamente la cura che le aveva dato e doveva tornare il martedì successivo per un controllo. Nel frattempo doveva evitare sudate eccessive e sfregamenti di ogni genere; non me lo disse esplicitamente ma lo lasciò intendere chiaramente: nei giorni successivi non avremmo fatto sesso.

Trascorsi la notte a ripensare a ciò che era accaduto, a chiedermi se era stato tutto organizzato e preparato anticipatamente (e in questo caso da chi e perché) o se il coinvolgimento e la troiaggine della mia Marika fossero venuti fuori proprio perché la situazione era del tutto inattesa.
Ma la domanda che più mi ossessionava era se fosse stata la prima volta che si offriva alle attenzioni di altri.

Il suo tacere mi faceva ribollire il sangue di rabbia e, nello stesso tempo, di strana eccitazione; il mio tacere mi faceva temere che la situazione che si era creata, in realtà, mi piacesse.

Forse avevo solo scoperto che Marika era più porca di quanto pensassi e io più disposto a condividerla di quanto avessi immaginato.

INSERITI 4 COMMENTI:
  • avatar ziomax Un filino troppo lento, ma bello

    12-02-2026 18:56:18

  • avatar pierre14 Bello

    12-02-2026 10:06:30

  • avatar Magisterf Racconto coinvolgente e ben scritto.Peccato non se la sia scopata...il dottore deve istruire meglio la sua infermiera 😉

    12-02-2026 08:19:49

  • avatar petitpoison Forse avresti voluto che andasse avanti

    12-02-2026 06:34:04