RACCONTO TITOLO: BARBARA 1 
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RACCONTO

BARBARA 1

by Limonov
Visto: 172 volte Commenti 0 Date: 16-08-2026 Lingua: Language



Il bar sulla costa era quasi vuoto a quell’ora del pomeriggio. Barbara era seduta con le gambe accavallate, la gonna corta che saliva un po’ troppo sulla coscia. Mauro, al suo fianco, teneva lo sguardo basso, le mani strette intorno alla tazzina come se potesse proteggerlo. Michele arrivò con la sicurezza di chi sa già di essere il padrone della situazione. Trentanove anni, corpo solido, sguardo diretto. Si sedette di fronte a loro senza chiedere permesso.
«Tu», disse a Mauro senza nemmeno salutarlo, «da adesso stai zitto. Chi non sa soddisfare la propria moglie perde il diritto di parlare. Hai capito?»
Mauro aprì la bocca, poi la richiuse. Annuì appena.
Michele si rivolse solo a Barbara. La guardò dritto negli occhi mentre parlava, come se l’uomo accanto a lei non esistesse. Le chiese del suo lavoro, di cosa le piacesse, di quanti uomini avesse già scopato mentre il marito stava a guardare. Barbara rispose con voce calma, un sorriso leggero sulle labbra, e ogni tanto lanciava un’occhiata a Mauro per vedere se reagiva. Non reagiva. Stava solo lì, rosso in faccia, le dita che tremavano leggermente.
Dopo il secondo caffè Michele si alzò.
«Andiamo al mare. Adesso.»
Non era una proposta. Era un ordine. Barbara si alzò senza esitazione. Mauro li seguì in silenzio.
La spiaggia era quasi deserta. Il sole calava, la luce era bassa e dorata. Michele scelse un punto lontano dagli ombrelloni, dietro una duna di sabbia. Si sedette, fece sedere Barbara di fronte a lui e ordinò a Mauro di mettersi in ginocchio a qualche metro di distanza, con il telefono in mano.
«Filma. Tutto. E non parlare.»
Barbara aveva già le gambe leggermente aperte. Michele non perse tempo. Le mise una mano sulla coscia e la fece scorrere verso l’interno, sotto la gonna. Le dita trovarono la mutandina già umida. La sfiorò piano, poi più deciso, premendo sul clitoride attraverso il tessuto.
«Porca», mormorò, la voce bassa ma chiara perché Mauro sentisse. «Sei già bagnata. Il tuo marito ti fa arrivare così o sei tu che ti ecciti solo a pensare di farmi toccare?»
Barbara gemette piano quando lui spostò la mutandina di lato e le infilò due dita dentro senza preavviso. Le mosse con precisione, cercando il punto giusto, mentre con il pollice le strofinava il clitoride. Lei allargò di più le gambe, la testa reclinata all’indietro, e le anche iniziarono a muoversi contro la sua mano.
«Guarda come si muove», disse Michele a voce più alta, rivolto a Mauro senza guardarlo. «Guarda come si scopa la mano di un altro uomo. Filma bene il suo viso quando viene. Voglio che riveda questa scena ogni volta che ti tocchi.»
Le dita di Michele entravano e uscivano più in fretta. Il suono umido era netto nell’aria calda. Barbara respirava a bocca aperta, una mano che stringeva il polso di lui per spingerlo più a fondo. Michele le parlava all’orecchio, a voce bassa ma abbastanza forte da arrivare a Mauro:
«Dì a tuo marito quanto è meglio così. Dìgli che la sua moglie si fa fingere da uno sconosciuto sulla spiaggia mentre lui filma come un coglione.»
Barbara lo disse. La voce era rotta dal piacere, ma le parole uscirono chiare. Mauro continuava a inquadrare, le mani che tremavano, il cazzo già duro nei pantaloni.
Michele accelerò. Le dita le si muovevano dentro con forza, il pollice premeva e girava sul clitoride. Barbara inarcò la schiena, le cosce che tremavano, e venne con un gemito lungo, la figa che si contraeva intorno alle dita di lui. Michele continuò a toccarla mentre lei finiva, facendole uscire un secondo orgasmo più debole ma ancora più umido.
Solo allora ritirò la mano. Le dita lucide le le passò sulle labbra. Barbara le leccò senza esitare.
Michele si alzò, si sistemò i pantaloni e guardò Mauro per la prima volta dopo tanto tempo.
«Hai filmato tutto?»
Mauro annuì.
«Bene. Adesso te lo tieni. E stasera, quando tornerete a casa, lo rivedrai. Piano. Senza toccarti. Capito?»
Mauro non rispose. Non poteva.
Barbara si alzò, sistemandosi la gonna con un sorriso ancora un po’ perso. Michele le passò un braccio intorno alla vita e iniziò a camminare verso il parcheggio. Mauro li seguiva a qualche passo di distanza, il telefono ancora caldo tra le mani, il cuore che batteva troppo forte.
Il primo incontro era finito.
Il resto sarebbe venuto dopo.

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