RACCONTO TITOLO: La sua voglia non aspetta 
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RACCONTO

La sua voglia non aspetta

by Saporiintensi
Visto: 90 volte Commenti 0 Date: 25-07-2026 Lingua: Language

Conosco Marco e Valentina da diversi anni,
Insieme abbiamo condiviso tanti bei momenti, trasgressioni condivise che lasciano qualcosa di duraturo, non solo il ricordo fisico ma una complicità che resiste anche fuori da quell'ambito. Ci frequentiamo come normali conoscenti anche fuori dall'ambito del gioco, con quella schiettezza e trasparenza che si costruisce solo nel tempo e in certi contesti siamo ancora più attratti. Una mattina la incontrai al bar che frequentava prima del lavoro a Olbia. Ci salutammo come ci si saluta in pubblico, una conversazione normale, quasi banale, il tipo di scambio che non tradisce niente a chi guarda specie in paesi dove tutti sanno tutto di tutti. A bruciapelo, le chiesi cosa ne pensasse di un'uscita. Solo lei e io, una sera. Mi guardò per un secondo esclamando:”Ne dovrei parlare con Paolo. Ma l'idea mi piacerebbe molto” Ci penso io», le dissi. Sorrise chiedendomi incuriosita
“E cosa gli dici?” Presi il telefono e lo chiamai lì, davanti a lei. Squillò a vuoto. Poi la voce di Marco, rapida:”Adesso non posso, sono in riunione. Se è urgente mandami un messaggio”. Scrissi il messaggio con lei che guardava e leggeva. Poche parole, “avrei voglia di uscire con Valentina”. Il segno di spunta rimase grigio. La risposta arrivò in serata. Valentina me l'ha appena detto. Per me va benissimo. Divertitevi. Organizzammo la serata con facilità, spontanea la voglia di entrambi sapendo quanto quel suo desiderio di sentirsi usata la eccitava. Le proposi di venire da me, con il caldo la piscina era perfetta.

Decidemmo che sarei passato a prenderla, arrivai in anticipo all'incontro pensando di incontrare anche Marco ma lui era ancora al lavoro. La trovai già fuori dal portone, mi venne incontro di corsa, mi diede un bacio prima ancora che potessi aprire la portiera per bene. Risi. L'aiutai a salire in macchina, galante ma un gioco seducente tra noi. Il vestitino corto saliva sempre di più mentre prendeva posto sul sedile. Quelle gambe lisce e tornite lasciavano intuire che sotto non indossava niente. Le domandai:”Hai qualcosa sotto?” Per tutta risposta prese la mia mano e la guidò. “Niente”. Indugiavo piacevolmente tra quelle labbra che diventavano progressivamente sempre più umide, fino a quando non mi servirono entrambe le mani sul volante. Ritrassi la mano leccandomi le dita. Mi guardò con un sorriso che valeva più di qualsiasi parola esclamando:” sei sempre un geniale porco,
Marco mi ha chiesto di rientrare presto”.
“Non ci sono problemi le rispondo posso riaccompagnarti quando vuoi”.
“Voglio stare anche un po' con lui stasera dopo averti dato tutto”. Arrivammo a casa nel caldo tardo pomeriggio. Valentina rimase ancora una volta incantata, l’ultima volta era venuta con Marco, il giardino curato, la luce che filtrava tra gli alberi offriva spazi lontano da sguardi indiscreti, la piscina ombreggiata era invitante, fece un giro nel parco in silenzio, vestita in quell’abito che vestiva la sua totale bellezza, quel silenzio di chi non ha bisogno di riempire tutto, si fermò davanti alla piscina, senza dire una parola lasciò cadere il vestito entrando lentamente in acqua, con qualche sospiro per la differenza di temperatura. La seguì restando immersi a lungo, galleggiando, avvicinandoci, abbracciandoci sott'acqua con quella leggerezza che l'acqua concede. La situazione parlava da sola. Appoggiandomi un dito davanti al naso sussurrò:”Non ancora”. Rispettai quel gioco tra noi. Continuammo a giocare nell'acqua finché il calore si trasformò in un fresco che la faceva tremare leggermente. L'aiutai a sedersi sul bordo della piscina, le gambe ancora nell'acqua, mi appoggiai sulle sue cosce bagnate poggiandoci la testa. Lei mi accarezzava i capelli bagnati. Le gambe si schiudevano piano. Iniziai a baciarle le gambe risalendo lentamente verso la coscia interna. Le sue mani trovarono la mia nuca, la spinsero verso di sé. Le caviglie si incrociarono dietro al mio collo tenendomi fermo in quella posizione dove sarei rimasto volontariamente per un tempo indefinito. Il piacere la faceva inarcare all'indietro fino a distendersi sulla schiena, il bacino si sollevava verso di me, permettendomi di dedicarmi con cura dall'ano al clitoride. L'orgasmo la stava sorprendendo ancora una volta. scoppiammo a ridere piano mentre lei premeva la mia nuca sul suo sesso. Si alzò, mi tese la mano. “Seguimi sussurrò sottovoce”. Attraversammo il giardino nudi e bagnati verso casa. La doccia ci conteneva a malapena. I movimenti erano limitati ma i baci no, lunghi, senza fretta, mentre l'acqua ci pavava via il cloro della piscina. Non ci fu nemmeno bisogno di asciugarsi del tutto. Le mani nei capelli bagnati, le guance strette tra le dita, le labbra che si mordevano mentre ci spostavamo verso il letto senza arrivarci. Il pavimento fresco ci accolse con quella naturalezza delle cose che non si pianificano. Lei sopra di me, quel desiderio finalmente concretizzato. Si alzò, appoggiò le spalle al bordo del letto con le ginocchia sul pavimento. In quella posizione qualcosa prese una direzione che nessuno dei due aveva dichiarato ma che entrambi stavamo cercando. Sentii la resistenza e mi fermai.
Lei non si ritrasse. Scosse appena la testa sussurrando “vai avanti”. Entrando in lei un lamento soffocato la riempiva, il piacere prendeva il sopravvento. Le ginocchia sul pavimento duro cominciavano a farle male. Uscii da lei con delicatezza salendo sul letto ancora bagnati ripresi a penetrala con una facilità completamente diversa, riprendendo il filo esatto di dove ci eravamo interrotti.
Lei distesa a pancia sotto a gambe unite ed io sopra di lei. L'orgasmo anche questa volta la colse di sorpresa, un urlo soffocato sul cuscino, i pugni battevano sul letto. Mi chiese di fermarmi un momento, tremava mentre godeva piena ad ogni mia spinta avvolta nel lenzuolo bianco, semitrasparente sull'umido del suo corpo ancora bagnato. Un sorriso di assenso seguito da un “sei indomabile e mi piace come mi fai sentire la tua troia”. Subito dopo mi venne incontro e si inginocchiò, prese i miei testicoli in bocca con una cura lenta ed estenuante che fece indurire il mio cazzo come se non avessimo fatto niente fino a quel momento. Quando sentì che ero al picco lo ingoiò tutto, tornando a respirare a intervalli in un'apnea volontaria ed erotica che non aveva niente di meccanico sbavando sul pube con quel piacere unico di chi consapevole vuole ogni sapore più autentico. “Vieni sul mio viso” disse, staccandosi un momento. “Non è ancora il momento risposi. Tornai su di lei ,fra le sue gambe. Cominciai a tamburellarle sul clitoride con la cappella, sentendola inturgidire e gonfiarsi sotto quel contatto ripetuto. Senza parole mi fermò il cazzo con la mano, se lo infilò dentro, tirandomi per i fianchi verso di sé dandomi il ritmo che desiderava, capìi al volo, confusi il mio piacere con il suo. Sussurrò “adesso voglio sentirti tutto dentro riempimi”. Venni in lei, con quell'intensità che si costruisce per ore, flutto dopo flutto. Le sue mani stringevano il lenzuolo, gli occhi chiusi mentre dalla sua bocca mugugni e ansimi saturavano la stanza. Poi accadde qualcosa di inaspettato! Percepì che le contrazioni del mio orgasmo stavano finendo, lei iniziò a muovere il bacino con movimenti impercettibili ma regolari, le contrazioni della sua figa interne alternate a gemiti bassi producevano un effetto nuovo che non avevo mai sentito prima. L'erezione invece di calare recuperava vigore. Continuammo a scopare immersi nel calore del primo orgasmo, come se non ci fossimo mai fermati. Mi guardò dritta negli occhi dicendomi :”questa volta voglio berti.”.sentivo il suo ma anche il mio bisogno di godere in quella calda bocca. Uscì dalla sua fradicia figa che aveva bagnato il letto mi misi in ginocchio, tenevo le sue mani strette, appoggiate alla parete. Lo prese tutto in bocca con un'avidità controllata stringendomi e torturandomi i testicoli, succhiandoli. Quando l’ennesimo orgasmo arrivò ancora più intenso, quasi doloroso nell'intensità, i suoi denti sembravano volermi evirare. Si fermò, risalì per qualche cm mordendomi con forza un fianco. Il dolore nulla in confronto a quel piacere inatteso mentre mi diceva:”’sono tua”. Riprese a succhiarlo con avidità fini a riceverlo tutto senza perderne una goccia.
Crollammo sul letto stremati dal piacere e dall'intensità. Lei rimase in silenzio qualche secondo. Poi risalì lungo il mio corpo dai piedi, succhiandomi le dita, baciando le caviglie, le gambe, il sedere, la schiena. Un percorso lento e preciso fino a distendersi sopra di me con il suo peso. i suoi seni sulla mia schiena. Allargò le mie braccia intrecciando le dita con le mie. Un lungo sospiro. Si addormentò così, sopra di me.
Mi addormentai anch'io, per un tratto. Mi svegliai con lei ancora addosso, il suo respiro profondo sul mio collo il profumo del sesso tra noi. Poi sentii le sue labbra su di me, un dito che giocava con il mio orecchio e i capelli. Il telefono squillò con una suoneria che riconobbe prima ancora di alzare la testa mi disse:”Devo andare”.
Risposi :”Lo so”. Facemmo un'ultima doccia. Ci ricomponemmo. Abbracciati, senza fretta, con quel silenzio di chi ha detto già tutto quello che doveva dire. La riaccompagnai a casa domandandole:”gli racconti tutto appena torni”? Sorrise dicendo:”Lo farò soffrire un po' prima, giusto il tempo di fargli venire voglia e concedergli di sentire come mi hai aperto”.
Ci baciammo un'ultima volta. La guardai per un attimo camminare verso casa. Sulla via del ritorno chiamai Marco. Rispose quasi subito, la voce di chi è ancora sveglio e aspetta. Gli chiedi come stava.
Mi rispose:”bene, anzi molto bene” Una breve pausa poi esordì svelandomi che si stava masturbando pensando a noi due. E dicendomi che non vedeva l'ora che tornasse a casa. Sorrisi di gusto esclamando :” lo avevo immaginato”, “ la troverai ancora una volta bella aperta e ancora piena”. Rispose:”immaginavo, sei il suo bull preferito da anni, l’unico a cui concede di farsi riempire”. Gli risposi :”ti ringrazio” lui mi chiese per cosa”? Del regalo risposi! Un momento di silenzio poi mi disse è sempre un piacere per tutti e tre, ci rivedremo presto anche a Torino.
Era ormai sera mentre rientravo, dal finestrino l’aria calda e ferma ma sulla pelle indelebile il suo morso. Pensai che certi regali funzionano così! li fa uno, li ricevono in tre.

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