RACCONTO TITOLO: Il ticchettio delle Prime Corna - II Parte 
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RACCONTO

Il ticchettio delle Prime Corna - II Parte

by Dado
Visto: 35 volte Commenti 0 Date: 18-06-2026 Lingua: Language

Nei giorni successivi, i messaggi si fanno più frequenti. Brevi, distanti, senza numeri né contatti diretti. Eppure è proprio questa distanza a renderli più eccitanti. Scrive a mia moglie con una naturalezza disarmante, come farebbe un amico, chiedendole della giornata che sta iniziando, di come si è vestita per uscire, degli impegni che la attendono, degli appuntamenti che riempiono le sue ore. Non c’è nulla di volgare nei suoi messaggi, eppure lei sembra trarre piacere da quelle parole. Non lo mostra apertamente, ma lo vedo nei piccoli segnali: il modo in cui si sistema i capelli davanti allo specchio, come sceglie con maggiore cura l’abito al mattino, dettagli che prima mi sfuggivano. Piccoli gesti che mi dicono che qualcosa in lei è cambiato.

Tra noi cala un silenzio nuovo. Non ne parliamo, perché nessuno dei due vuole ammettere cosa sta accadendo. Ogni gesto, ogni pausa tra le parole, lo fa sentire comunque presente, anche se fingiamo di non vederlo. Io ne soffro perché mi aspettavo altro: fretta, fame, impazienza. Invece no. C’è questa attesa metodica che mi consuma. A volte penso che dovremmo fermarci, chiudere tutto, tornare indietro. Purtroppo, però, non ce la faccio. Quasi ogni giorno apro il sito. Vado a cercare il suo profilo e resto lì, a fissare gli scatti in cui lo vedo con altre donne, il modo in cui le scopa, il modo in cui si lasciano andare. Leggo i commenti che accompagnano le foto, le sue parole così taglianti in cui descrive il momento, la situazione, sottolinea la condizione dell'x marito cornuto. La cosa mi eccita troppo. Mi sego e risego immaginando che anche mia moglie potrebbe trovarsi lì, scopata da quel cazzo.

TIC TAC TIC TAC TIC TAC

Quel maledetto ticchettio torna, e con lui il bruciore nella mia testa. Rimbomba nelle tempie come un martello, lento, ossessivo. Non riesco a pensare ad altro: desiderio, gelosia, ansia.

Lui è con lei.

Sono insieme, a prendere un caffè. La solita scusa del “un caffè al volo”, quella frase che già fa ridere da sola, il pretesto che tutti usano per incontrarsi. È successo tutto così velocemente: “Sarò dalle vostre parti per lavoro… un caffè al volo?”

TIC TAC TIC TAC TIC TAC

Dannato orologio… Nei giorni che precedono l'incontro, parliamo a lungo, ma non sappiamo davvero come affrontarlo. Per noi che siamo alla prima esperienza, tutto è così nuovo. L’invito è per entrambi, ma decidiamo, senza pensarci troppo che ci andrà solo lei. L’idea di presentarci insieme ci mette a disagio, ci fa sentire esposti. Immaginiamo già silenzi imbarazzanti, frasi interrotte, conversazioni forzate, sguardi troppo lunghi o troppo brevi, risate nervose. Nessuno di noi vuole che il primo incontro sia così. Il pensiero di fare una mossa sbagliata ci blocca. L’idea di trovarci in situazioni di imbarazzo e goffaggine ci fa sentire vulnerabili, incapaci di gestire tutto come vorremmo.

Stamattina si è preparata all’incontro, con quella compostezza studiata che usa per nascondere ciò che prova davvero. Il vestito scelto distrattamente, che però continua a sistemare sulle cosce e sulle curve, come se cercasse un equilibrio tra perfezione e caos. I capelli raccolti, poi sciolti, poi di nuovo raccolti, come un rituale che non finisce mai. Mi parla di un semplice caffè, ma ogni piccolo gesto tradisce la tensione che cerca di contenere. Controlla l’orologio con dita delicate, come se temesse di arrivare troppo presto o troppo tardi. Io invece, mi sento tranquillo, ma so bene che è solo una facciata.

La accompagno fino a pochi isolati dal bar. Camminiamo in silenzio, ogni passo un equilibrio fragile tra calma apparente e nervosismo. Lei sistema la borsa, i capelli, controlla l’orologio. Prima che si allontani, mi avvicino e la bacio: breve, intenso, come se quell’attimo dicesse più di mille parole non dette. Sento il suo respiro accelerare contro il mio, il corpo che si sfiora, un brivido sottile che ci percorre entrambi.
La lascio andare. La vedo attraversare la strada, decisa, ma con quel passo teso, mentre io resto indietro a seguirla con lo sguardo. Ogni suo movimento mi rimane impresso, e il cuore batte forte, senza che io possa farci niente. Pochi minuti dopo, il messaggio: “Amore, credo di averlo riconosciuto… sono tesa come una corda di violino.” Non rispondo. Mi ripeto: è solo un caffè.

TIC TAC TIC TAC TIC TAC

Il ticchettio mi perfora la testa. È già trascorsa quasi un’ora e lei non si è fatta sentire. Camminano, ridono, parlano…cosa staranno facendo?

Non riesco più a restare fermo. Non resisto. Prendo il telefono e decido di inviarle un messaggio.

Le dita esitano sullo schermo: Tutto bene, amore? Dove siete?

Il messaggio rimane lì. Non arriva nessuna risposta. Non so nemmeno quanto sia passato.

Decido di chiamarla.

DRIN DRIN DRIN DRIN DRIN

Il telefono squilla, e ogni secondo che passa aumenta il mio nervosismo. La chiamata va a vuoto. Nessuna risposta. Richiamo.

DRIN DRIN DRIN DRIN DRIN

Il silenzio mi colpisce come un pugno. Il pensiero peggiore si affaccia subito: perché non risponde? Mi ripeto che è solo un caffè, ma ogni secondo che passa mi fa pensare che c’è qualcosa che non va.
Cerco di autoconvincermi che magari sarà distratta, che forse stanno parlando, ridendo, oppure che banalmente ha tolto la suoneria al cellulare. Qualcosa dentro di me mi dice che

non sarebbe lei

. La donna che conosco non si farebbe mai scopare al primo appuntamento. Non è nel suo modo di fare. Eppure quella sensazione non va via. Cresce. Si fa più forte.

Improvvisamente il cellulare vibra. Una notifica dal sito di incontri. È lui.

Mi sento le mani tremare. Ogni pensiero si accavalla, veloce e confuso. Un brivido di paura mi attraversa.

Apro il messaggio: “Vai sul mio profilo.”

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