HISTORIA TìTULO: Sapore di figa tra i tavoli 
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HISTORIA

Sapore di figa tra i tavoli

by Amatorepassionale
Visto: 137 veces Comentarios 0 Date: 23-01-2026 Idioma: Language

Non è stato l’antipasto a farmi venire l’acquolina in bocca, ma la vista di quella bionda cinquantenne che, con una classe da diva e un tubino di seta blu da migliaia di euro, ha scostato le ginocchia sotto la tovaglia lunga lasciando che il mio piede nudo incontrasse la sua figa già gonfia e inzuppata di desiderio. Mentre il marito seduto accanto a lei sorseggiava un rosso d'annata ignaro di tutto — o forse godendo del dubbio — io facevo scorrere l'alluce tra le sue labbra carnose, sentendo il calore viscido che impregnava il mio calzino, mentre lei mi fissava con occhi feroci, le labbra socchiuse che imploravano di essere ridotte al silenzio dalla mia prepotenza.

Il locale era uno di quei posti chic nel centro di Milano, dove l'eleganza serve solo a coprire le voglie più sporche. Lei, chiamiamola Valeria, emanava quel profumo di donna matura e consapevole che sa esattamente cosa vuole: un uomo più giovane, possente, che non si faccia intimorire dal suo status. Marco, il marito, l’aveva

preparata

bene via chat nei giorni precedenti, descrivendomi come lei amasse essere usata in luoghi dove il rischio di essere scoperti rendeva ogni spasmo più elettrico. Non c’erano stati molti giri di parole: mi avevano dato l’ora e il numero del tavolo. Io mi sono seduto di fronte, godendomi lo spettacolo di una donna di classe che cercava di mantenere la compostezza mentre io, sotto il tavolo, le esploravo l'intimità con una sfacciataggine che le faceva tremare le mani sul calice di cristallo.

Quando Valeria si è alzata dicendo di voler rinfrescarsi, il segnale è stato inequivocabile. L'ho seguita dopo pochi istanti, infilandomi in un corridoio di servizio che portava alle cantine, un posto che odorava di muffa e vino pregiato. Non appena la porta si è chiusa alle mie spalle, l'ho afferrata per il collo, schiacciandola contro le casse di legno. Non c'è stata nessuna carezza: le ho sollevato il vestito con un gesto secco, rivelando che sotto non portava nulla se non un sottile filo di perle che le decorava la fessura, ora completamente sommerso dai suoi umori.

«Sei una porca, Valeria. Guarda come hai ridotto questo vestito», le ho sussurrato, mentre liberavo il mio cazzo che è scattato fuori, gonfio e violento, pronto a prendersi ciò che gli spettava. L'ho sollevata di peso, le sue gambe si sono strette attorno alla mia vita con una forza disperata. L'ingresso è stato un trionfo di attrito umido e calore soffocante; sono entrato in lei con una spinta decisa, sentendo le sue pareti che si stiravano al massimo per contenermi. Valeria ha affondato i denti nella mia spalla, soffocando un urlo mentre il mio cazzo batteva contro il suo utero a ogni colpo ritmico.

Non cercavo la velocità, ma la profondità totale. Ogni affondo era una conquista, un modo per marchiarla nel profondo mentre il rumore dei nostri corpi che si scontravano nel silenzio della cantina diventava l'unica musica possibile. Sentivo il suo cuore battere all'impazzata contro il mio petto, mentre le mie mani le strizzavano i glutei sodi, lasciando il segno della mia possenza sulla sua pelle diafana. Era stretta, bollente, una morsa di velluto che mi risucchiava a ogni movimento.

Il culmine è arrivato quando ho sentito la sua figa iniziare a contrarsi in spasmi violenti e incontrollabili. Valeria ha iniziato a tremare, la testa gettata all'indietro, mentre un getto caldissimo di squirt mi inondava il ventre e le cosce, mescolandosi al lubrificante naturale che avevamo prodotto. Senza estrarlo, l'ho tenuta stretta a me e le sono venuto dentro con una scarica interminabile, sentendo il mio seme bollente riempirla fino all'orlo, un'invasione totale che l'ha lasciata sfinita e tremante.

Quando l'ho rimessa giù, le sue gambe hanno ceduto per un istante. Si è sistemata il tubino blu, ora sgualcito e macchiato del mio passaggio, con un sorriso malizioso che le illuminava il volto. «Torna a tavola, Valeria. Tuo marito sta aspettando di vedere i tuoi occhi cambiati», le ho detto, mentre mi ricomponevo. È uscita dalla cantina con la grazia di una regina, consapevole di avere dentro di sé il seme di un uomo che l'aveva appena trasformata nella sua preda preferita.

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