HISTORIA TìTULO: L'AROMA DEL DESIDERIO 
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HISTORIA

L'AROMA DEL DESIDERIO

by SUKKIACLITORIDE48
Visto: 64 veces Comentarios 0 Date: 26-08-2026 Idioma: Language

Sabato pomeriggio. Ormai la settimana è terminata e gli orpelli lavorativi sono per qualche ora alle spalle; torneranno presto a tormentarmi nelle prossime 48 ore, ma adesso basta, voglio godermi in santa pace un ottimo caffè.
Così, per caso, entro in questo bar del centro. Il profumo di pasticceria aleggia prepotente penetrando nelle mie narici e per un attimo mi fa titubare se accompagnare o meno il mio caffè con un bignè. Mi siedo pensieroso al tavolino in fondo alla sala, controllando distrattamente il mio Samsung; non c'è niente di interessante, così lo poggio sul piano.
«Un caffè, grazie», ordino alla cameriera, che mi regala un sorriso di circostanza.
Il mio sguardo vaga per la sala osservando distrattamente tutti gli avventori, finché non vengo colpito da una bellissima creatura mora: statutaria, sensuale, seduta di fronte a me a distanza di due tavolini. La cosa che mi colpisce è che, guardando con i suoi occhioni scuri nel vuoto e la mano appoggiata alla testa, continua a girare e girare il cucchiaino nella tazza.

Ormai sarà diventato freddo per quanti giri gli ha fatto fare

, penso tra me e me. Sorrido compiaciuto della mia ingenua battuta, ma non posso fare a meno di osservarla. Ha capelli lunghi, neri e mossi che le cadono sulle spalle, un sottile filo di trucco, una giacca rossa con risvolti leopardati e una camicetta bianca, credo in seta, con due bottoni sbottonati e un generoso décolleté che non chiede altro se non di essere ammirato. Indossa una gonna rossa appena sopra il ginocchio e ha un'aria professionale. Tiro ad indovinare: vediamo, sarà un avvocato, una collega commercialista, forse un medico o anche semplicemente una casalinga. Di certo possiede un'aura di mistero e sensualità.
La fisso per interminabili secondi, aspetto di incrociare il suo sguardo, ma lei ha l'aria persa di chi sta viaggiando con i pensieri. Chissà cosa le frulla per la testa, chissà cosa ci fa qui. Ho sempre amato, nei momenti di relax in un luogo pubblico, fantasticare sulle vite degli ignoti avventori; ho sempre fantasticato sui loro pensieri, sulle loro vite, gli amori, le passioni e i segreti.
La cameriera arriva con il mio caffè, così prendo l'iniziativa: «Signorina, se non le spiace, porti un orzo alla bella signora seduta là».
«D'accordo», mi risponde guardandomi in modo perplesso. Si avvicina a lei, le dice qualcosa indicandomi. Ecco, ti sei accorta di me adesso. Mi sfoggi il tuo più bel sorriso di circostanza e poi dici qualcosa alla cameriera che, visibilmente scocciata, adesso si avvicina a me: «Dice la signora del tavolino che lo accetta solo se lei prende il caffè insieme a lei».
«Ok, mi porti una bella tazza di orzo a quel tavolino», rispondo. Lei fa spallucce e si allontana, mentre io mi alzo e mi dirigo verso il tuo tavolo.
«Posso?», ti chiedo sfoggiando il mio più sensuale dei sorrisi.
«Prego», mi rispondi, facendomi un cenno con la mano.
«Sa, mi sono permesso di offrirle un orzo perché ho pensato che il suo si fosse raffreddato, e io odio orzo e caffè freddi».
«Apprezzo il gesto gentile, per questo l'ho invitata a berlo con me. Ma diamoci del tu, io sono Serena».
«Piacere Serena, io sono Andrew».
«Andrew, vedo che hai la fede, sei sposato giusto?».
«Anche tu, Serena, hai la fede, perciò chiunque vedendoci penserebbe che siamo una coppia».
Ridi e ti si illuminano gli occhi: «In effetti hai ragione, Andrew».
«Beh, tutti tranne la cameriera, direi».
Beviamo l’orzo parlando del più e del meno: del nostro lavoro, della famiglia, degli hobby.
«Sai Serena, penso che la cameriera stia malignando su di noi con il barista».
«Dici, Andrew? E la cosa ti dà fastidio?».
«No, assolutamente. Solo che, se sei libera, potremmo continuare a parlare nel mio studio. Guarda, è proprio qui dietro l'angolo, così nessuno ci disturba».
«Sai Andrew, non accetto mai caramelle dagli sconosciuti, ma oggi il mio istinto dice che posso fidarmi... forse...».
Ridiamo e, dopo aver pagato il conto, usciamo dal bar.
Il mio ufficio è davvero dietro l'angolo. Ti faccio accomodare e tu ti guardi intorno: mobilio in legno massello, diverse scrivanie, documenti sparsi. Poi ti faccio accomodare nel mio studio privato: anche qui si respira odore di carte e legno stagionato. Ci sono una scrivania presidenziale con una poltrona in pelle, una lampada in acciaio, il PC spento e un grande divano in pelle modello Chesterfield marrone scuro.
«Gradisci un cioccolatino, Serena?».
«Vuoi prendermi per la gola, Andrew?».
«Volentieri, solo se è fondente, sai che non mi piacciono le mezze misure».
Così, mentre ti accomodi sul divano dopo aver tolto la giacca, mi avvicino con un porta cioccolatini modello Ottaviani. Ne prendi uno, lo scarti e, in modo molto sexy, lo mordi. Mi siedo accanto a te e riprendiamo a parlare.
«Ti dispiace, Andrew? Oggi sento le gambe un po' pesanti». Spostandoti all'angolo del divano, poggi le tue gambe sulle mie cosce.
«Se vuoi posso farti un massaggio, forse la colpa è di questi tacchi».
Delicatamente ti tolgo le décolleté che indossi. Con mio grande piacere noto che hai le unghie smaltate di un raffinato nude look, lo stesso colore delle mani; adoro le donne con questo colore e mi piacciono quelle che hanno lo smalto ai piedi non solo d'estate. Le mie grandi mani si posano sapientemente sulle tue caviglie, le accarezzo, esercito una leggera pressione.
«Sì, va meglio, sei bravino con le mani... mi ci voleva proprio».
La tua camicetta ha perso il terzo bottone; sicuramente lo hai fatto di proposito o forse è stato il caso, ma adesso si apre in modo ancor più generoso di prima, lasciandomi ammirare la tua lingerie nera. Chini il capo all'indietro mentre io mi faccio più audace, iniziando a risalire con entrambe le mani lungo le tue gambe: i polpacci, le ginocchia, le cosce. Scivoli impercettibilmente verso il basso per permettermi di accarezzarti più facilmente. Mi guardi con i capelli davanti al viso, le tue labbra mormorano qualcosa di impercettibile, mentre con le mani sono ormai vicino al tuo sesso, che sfioro con le dita e con il dorso della mano destra.
Un calore intenso accarezza la mia pelle, il tuo sesso sembra pulsare a ritmo lento. Ti mordi un labbro e mi guardi con occhi sgranati. Mi avvicino a te e, senza dire una parola, poggio le mie labbra sulle tue. C'è un attimo di titubanza quando siamo a stampo, poi le labbra si schiudono, le lingue si cercano e gli occhi si chiudono. Le mie mani accarezzano i tuoi seni, sbottono completamente la tua camicetta e la apro.
Frenetiche, adesso, le nostre mani ci spogliano: via la mia camicia, via il tuo reggiseno, senza che le nostre bocche si stacchino. I tuoi capezzoli irti spingono sul mio petto, li sento mentre ti accarezzo il collo, lo mordo, lo bacio e scivolo lungo il tuo petto. C'è profumo di donna nell'aria, il profumo della nostra eccitazione. Scivolo con la lingua sul tuo corpo fino a raggiungere i seni che mordo, bacio, lecco e succhio. Emetti mugolii di piacere spingendo la mia testa contro di te, inarchi la schiena offrendomi i tuoi seni generosi, morbidi, eccitati ed eccitanti.
Mi alzo a petto nudo e mi inginocchio davanti a te. Ti sfilo in un attimo gli slip, accarezzo le tue gambe che generosamente si aprono, offrendomi il tuo sesso bagnato e umido. Bacio le caviglie, salgo lento con la lingua senza trascurare nessun punto lungo il percorso delle tue gambe, che mi porta dritto tra le tue cosce. Massaggio ancora i tuoi piedini, ci sorridiamo mentre ci catapultiamo in questo vortice di inaspettata lussuria e piacere. Mordicchio il tuo interno coscia, mi dai dei piccoli buffetti, prendi la mia testa tra le tue mani, la sollevi, mi guardi con occhi pieni di passione e poi mi spingi di nuovo tra le tue gambe.
Lo sento, quel profumo di femmina che mi annebbia la vista. Accarezzo con la lingua le tue grandi labbra, le mordo con passione, assaporo il tuo nettare e succhio il tuo clitoride, roteando la lingua su di esso. Gemi, stringendo a tratti le gambe intorno al mio collo, quasi a soffocarmi dal piacere; mi tiri i capelli, mi spingi dentro di te, dentro la tua anima, dentro il tuo essere una femmina viva e desiderosa di sperimentare il piacere. Accompagno adesso il mio incessante, instancabile cunnilingus con le dita: mentre succhio avido i tuoi umori, due dita esplorano il tuo sesso ardente di piacere. Inizialmente timide, adesso penetrano con vigore.
Le tue labbra si stringono sul mio cunnilingus instancabile, mentre il ritmo delle dita dentro di te si fa più profondo, cadenzato, sicuro. Quel vortice di lussuria inaspettata, nato per caso tra i tavolini di un bar in un pigro sabato pomeriggio, ha spazzato via ogni pensiero sul lavoro, sulle scadenze e sui doveri. Ci siamo solo noi, in questo studio che profuma di legno, carta e desideri assecondati senza mezze misure.
Inarchi la schiena verso l'alto sul divano Chesterfield, cercando di sfiorare quel punto di non ritorno che, se accarezzato, potrebbe catapultarti nell'universo del piacere assoluto, regalandoti per qualche istante una sorta di Nirvana! E così, gemendo ad alta voce e invocando il mio nome come fossi un antico dio del piacere, sento il tuo corpo percorso da una scossa incontrollabile. Ti inarchi e vibri, mentre il tuo sesso mi regala intensi umori di piacere, copiosi e dolci, fino al grido finale: «Vengoooo! Sì, vengoooooooo!».
Sono in piedi davanti a te e, con le labbra e parte del viso bagnati dai tuoi umori e il respiro affannato, ti ammiro. Ti guardo negli spasmi che il tuo corpo continua ad avere in modo incontrollato, mentre sei preda del sonno del piacere. Lentamente apri gli occhi, mi guardi con quell'aura rilassata e quasi persa che solo l'orgasmo sa donare. Ti siedi sul divano, mi avvicino; accarezzi le mie gambe e noti la mia erezione. Accarezzi il mio piacere con il palmo della mano, mentre i tuoi occhi non si staccano dai miei. Mi slacci la cintura dei pantaloni e li lasci cadere. Avvicini il viso ai miei slip, senti l'odore del maschio che ti brama, la mia erezione contro il tuo viso. Sorridi e, quando sento le tue mani sfilarmi gli slip, chiudo gli occhi alzando il capo e accarezzandoti la testa.
Sento il tuo respiro sul mio membro, un alito caldo; il tuo viso si sfrega ancora contro il mio sesso e poi la tua lingua inizia a saggiarlo. Sento le tue mani sulle mie gambe, la tua bocca bollente. Ti vedo, sapiente, percorrere lenta il mio sesso, sorridermi, baciare, leccare e poi far sparire il mio glande nella tua bocca, stuzzicandolo con la lingua e facendo scorrere il paradiso dei sensi lungo la mia schiena. Accarezzo la tua testa con le mani, accompagno il ritmo sempre più intenso della tua fellatio, stringo i glutei, gemo, mi lecco le labbra e ti bacio, stringendo il tuo morbido corpo al mio.
«Voglio scoparti adesso, Serena», ti sussurro all'orecchio leccandolo.
«Lo voglio anche io, Andrew», mi rispondi con un filo di voce.
Sali sul divano poggiando le braccia allo schienale, offrendomi il tuo bel lato posteriore. Sculettando e ansimando mentre senti le mie mani sui tuoi fianchi che ti afferrano e ti stringono. La mia erezione sfiora le tue grandi labbra, sento il tuo calore e tu assapori la mia grossa e dura erezione. Spingi il bacino verso di me e, lentamente, penetro le tue carni generose, avvolto da un intenso calore, umido e accogliente. Sono dentro di te.
Il movimento pelvico si intensifica, la danza del piacere ritmata si fa sempre più intensa. Gemiamo, urliamo il nostro piacere mentre le nostre carni si scontrano in un piacevole incontro di sensi, e i suoni del sesso rimbombano per la stanza. Godi ancora, orgasmi intensi ti avvolgono.
Poco dopo sono steso per terra e tu, con le mani piantate sul mio petto e i tuoi capelli che mi solleticano il viso, mi cavalchi impetuosa. I tuoi seni sono tra le mie mani, li stringo, li strizzo e cerco di baciare le tue labbra mentre tu, ad occhi sgranati e pervasa dal demone del sesso, mi baci intensamente.
Infine, nella più classica delle posizioni, quel missionario che è stato l'ABC di tutti noi nei primi amplessi giovanili, spingo con veemenza dentro di te, sbattendo il mio bacino con forza contro il tuo e mordendo i tuoi seni che adesso sembrano quasi violacei. Gocce di sudore mi scivolano dal viso cadendo sul tuo volto, nella tua bocca aperta, sul tuo collo. E poi, quando sento il cervelletto scoppiarmi di piacere, rapido mi fermo, eiaculando addosso a te: sul ventre, sui seni, con qualche schizzo sul collo. Grugnendo quasi in modo animalesco, lascio che l'adrenalina termini il suo effetto.
Ci guardiamo, sudati e ansimanti, scambiandoci un bacio leggero ma intenso e un abbraccio lussurioso. Ci ripuliamo e ci rinfreschiamo nel mio bagno; quasi in silenzio, tutto sembra surreale, eppure è accaduto davvero. Guardi l'orologio ed è tardi, hai diversi messaggi sul cellulare.
«Devo correre via, Andrew».
«Ok Serena. Ti rivedrò?».
«Forse sì o forse no... magari per un aperitivo».
Prima di andare via, ti fermi alla mia scrivania e mi scrivi il tuo numero di cellulare su un foglio, disegnando un cuore. Mi dai un ultimo bacio, fugace e veloce, e poi ti vedo uscire dalla porta, lasciandomi il tuo profumo nelle narici e nella testa.

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