HISTORIA TìTULO: Legami Erotici 
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HISTORIA

Legami Erotici

by Golosodite
Visto: 223 veces Comentarios 1 Date: 31-07-2026 Idioma: Language

Al mattino fui svegliato da una voce che cantarellava sommessamente. Cercai di capire chi fosse ma non ne ebbi idea, per quanto mi poteva importare la voce poteva venire anche da una delle case vicine. Feci appena in tempo a coprirmi le nudità quando sentii dietro la porta della camera un leggero bussare. Mi preoccupai non sapendo chi fosse e mi chiesi, mentalmente, chi poteva essere che girava per casa mia, poi pensai a quanto detto dal notaio e capì che doveva essere la governante Filomena.
«Avanti!» dissi.
La porta si aprì e una testa fece capolino.
«Buongiorno Eccellenza! Sono Filomena ma tutti mi chiamano Connie, vi ho portato la colazione.» ed entrò per nulla infastidita dalla tenuta del suo datore di lavoro.
Filomena o Connie come lei gradiva essere chiamata, mi sembrò, avvezzo per “mestiere” a capire chi avevo davanti, una giovane signora di trentotto anni, un metro e sessantacinque d’altezza per cinquantasei chilogrammi di peso dalla classica bellezza calabrese, indossava un corto vestitino ed una camicia bianca che metteva ampiamente in risalto il seno abbondante, un viso ben delineato che incorniciava due splendidi occhi neri, un paio di labbra prominenti e carnose; completavano i capelli, lunghi, neri, ricci, dal taglio irregolare che cadevano fluenti sulle spalle conferendole un aspetto selvaggio. Quella donna era stupefacente e riuscì a spiazzare anche uno come me avvezzo alle belle donne. Tutto in lei era incredibilmente sensuale, dalla gran massa dei capelli alla bocca piena e morbida.
Ancora seduto al centro del letto scesi con lo sguardo sul seno pieno, che intravedevo sotto la camicia bianca. Non indossava reggiseno, riuscivo a vedere anche l’ombra dei capezzoli. Mi chiesi se, almeno, indossasse mutandine.
Connie teneva tra le mani un vassoio che doveva recare la colazione. Per un istanti pensai ai capelli della spazzola rinvenuta in bagno ma scacciai subito quel pensiero, era abominevole pensare che un così bel fiore potesse avere avuto una relazione con lo zio anche se non impossibile. Ma anche questo mi proponevo di verificarlo a breve.
«Buongiorno e non mi chiami Eccellenza!» dissi leggermente imbarazzato e impossibilitato a raccattare quanto meno le mutande che erano finite distanti dal letto.
«Io sono Ruggero, Ruggero Rizzotti. Spero vorrà scusarmi se non mi alzo a salutarla ma come vede sono leggermente incasinato.» aggiunsi mentre cercavo di nascondere l’improvvisa erezione dovuta sicuramente al fatto che avevo bisogno del bagno, che sembrò, però, non sfuggire a Filomena.
«Ahahah, non importa.» disse appoggiando il vassoio al vicino tavolo per poi soffermarsi su quella parte di lenzuolo che mostrava la protuberanza.
«Posso fare qualcosa per lei?» chiese e dall’espressione del volto capii, forse sbagliando, a cosa volesse alludere.
«No grazie Filomena, magari se lei si allontana io posso alzarmi ed evitare così che la sua colazione, che deve essere molto buona, si raffreddi.»
«Certamente, non vuole che le disfi la valigia nel frattempo?»
«Avrà tempo dopo, adesso vorrei soltanto alzarmi, ma se lei continua a stare qua io non posso farlo.»
«Ha ragione, mi scusi, io sono in giro se avesse bisogno, a proposito se per lei è uguale preferirei essere chiamata Connie.»
Detto così FilomenaConnie si allontanò, non senza avere prima dato un’altra occhiata li dove il suo sguardo era stato calamitato.
Finalmente riuscii ad alzarmi, presi le mutande e li indossai poi corsi verso la sala da bagno dove mi liberai, poi, dopo essermi sciacquato le mani, mi avvicinai al grande tavolo dove era posto il vassoio e mi versai una bella tazza di caffè, afferrai un cornetto e lo addentai voracemente.
Quando terminai la colazione tirai fuori dalla valigia una vestaglia di seta verde con posti longitudinalmente delle righe nere, legai la cinta al fianco ed uscii dalla stanza dopo aver preso una sigaretta e l’accendino di Cartier.
Salii su per le scale ed uscii fuori nel terrazzo, inforcai una seconda scala a chiocciola e salii sul terrazzo superiore della palazzina.
Anche se il mare era lontano mi sembrò di sentirne il profumo e per un momento non rimpiansi le vie del centro della città che avevo lasciato.
Da molto più vicino il frinire delle cicale arrivavano alle mie orecchie quasi come una melodia ed era un “canto” sincero.
Rimase a fumare guardando lontano i monti che si stagliavano verso il cielo limpido e azzurro.
Mentre tornavo nella mia camera intravidi Connie indaffarata nei suoi lavori; stava raccogliendo dei peperoncini una pianta che non mancava mai nelle case dei calabresi doc e stando calata il vestito era rialzato sino alle cosce mostrando, impunemente, la loro pienezza e la loro sodezza.
Ebbi un sussulto, girai lo sguardo e corsi verso la camera.

Añ CASEADE 1 COMENTARIOS:
  • avatar RickBlaine molto promettente. continua

    01-08-2026 09:15:44