STORY TITLE: L'avevo sempre sospettato. 
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STORY

L'avevo sempre sospettato.

by Gipotopo
Viewed: 317 times Comments 0 Date: 22-04-2026 Language: Language

Ogni sera che ci capitava di uscire Lorena si trasformava. Via le ciabatte, i grembiuloni, il foulard avvolto intorno al capo. Ecco scarpe con tacchi alti, abiti e gonne appena sopra il ginocchio, i lunghi capelli acconciati in modo da mettere in evidenza l’ovale perfetto del suo viso.
Avevo sempre sospettato che la vita da casalinga non fosse adatta a lei; che il passare le giornate a tenere in ordine la casa ed a cucinare l’annoiassero, che avere solo la tv come svago non fosse di suo gradimento.
Al lavoro ebbi una grossa promozione a causa della quale ci trasferimmo in un’altra città. Fatti due conti avevamo deciso che il suo impiego da segretaria contabile in un’azienda che produceva e vendeva minuteria meccanica a 1100 euro al mese poteva essere sacrificato visto che mi avevano promosso capo filiale di una multinazionale di madre giapponese che produceva prodotti elettronici, con uno stipendio che sfiorava i 9.000 euro al mese più un’infinità di benefit.
Eravamo sposati da 12 anni. Lei allora aveva 36 anni mentre io 38.
Avere un ottimo stipendio con casa in centro e 2 auto completamente spesate a carico dell’azienda non erano sufficienti a mantenere l’armonia in casa. Lorena dopo i primi due mesi di euforia sia era lasciata prendere da una leggera forma di depressione che l’aveva portata a non curarsi più di se.
Sessualmente siamo sempre stati una coppia “normale“. Un paio di volte alla settimana ci dicevamo cose carine e poi a letto facevamo l’amore con soddisfazione di entrambi ma con poco slancio.
Conscio di questa situazione decisi di proporle di andare a cena almeno due volte alla settimana. Dapprima rifiutò poi si lasciò convincere fino a diventare entusiasta della cosa. Abitavamo a Venezia indubbiamente una delle città più belle del mondo. Offriva qualsiasi genere di intrattenimento a partire da ristoranti straordinari, locali di ogni tipo e tendenza e trasgressioni per tutti i gusti.
La prima volta, di questo ciclo di uscite serali, decidemmo di andare in un ristorante specializzato in pesce (essere specializzato in pesce per un ristorante in laguna significa preparare dei piatti non da turisti ma prelibatezze ricercate della tradizione e trasformate secondo le linee gastronomiche dei nostri giorni). Tagliatelle con la granceola era il loro fiore all’occhiello.
Era tardo agosto e Lorena indossò un abitino nero con uno scialle leggero dello stesso colore. Scarpe con tacco 10. Ricordo che la scollatura posteriore era decisamente pronunciata mentre sul davanti era coperta fino al collo. Naturalmente non indossava reggiseno e le bellissime tette seguivano il ritmo della camminata.
Raggiungemmo la mia auto attraversando qualche canale. Il ristorante era in un paesino lagunare e dopo una mezz’ora ci stavamo accomodando al nostro tavolo.
Il cibo era delizioso e il vino fresco ci aveva leggermente stordito. Parlammo di un po’ di tutto e naturalmente anche di noi, del nostro, matrimonio, di qualche progetto per il futuro. Affrontammo anche argomenti legati alla sfera sessuale. Come tutte le coppie l’intensità dei nostri rapporti era calata sia come energia che come frequenza. Ci confidammo che a tutti due mancava la passione di un tempo e ci ripromettemmo di impegnarci di più. Niente di concreto solo una manifestazione reciproca del nostro amore e del nostro desiderio rimasto intatto cerebralmente ma sommerso da impegni grandi e piccoli.
Terminata la cena, ritornammo in città. Parcheggiata l’auto iniziammo una passeggiata tra le calli per tornare al nostro appartamento sui canali. Lorena girava su se stessa mimando una danza la cui musica sentiva solo lei.
Piroettava e saltellava. Il tessuto leggero dell’abito si sollevava mostrando le cosce, le natiche. Una giravolta un po’ più lunga mi permise di vedere il pube di Lorena completamente scoperto senza la barriera di slip, culottes, perizoma o altro. Sotto l’abito era nuda.
Naturalmente non eravamo soli. Per strada con noi c’erano altre persone che passeggiavano e che potevano gustarsi lo spettacole delle gambe, il sedere e il monte di Venere di mia moglie.
Sapevo che se avessi tentato di frenarla lei mi avrebbe sfidato accentuando ancora di più quella danza. Lorena è una donna mite ma non ha mai accettato nessun tipo d’imposizione, inoltre era un sacco di tempo che non la vedevo divertirsi e decisi quindi di godermi lo spettacolo insieme agli altri passanti senza farmi prendere da stupidi moti di gelosia.
Mia moglie era a una decina di metri da me e continuava a piroettare a passi di danza classica che aveva studiato in gioventù.
Ad un tratto perse l’equilibrio. Uno dei ragazzi che passeggiava in senso opposto al mio l’afferrò impedendole di cadere a terra.
Mi scusi – disse Lorena ritornando improvvisamente seria.
Sono io che la devo ringraziare. Mi ha dato l’opportunità di salvare da una caduta una donna così bella.
I fumi dell’alcool erano completamente spariti. Lei guardò attentamente i lineamenti del ragazzo. Poi vidi che si avvicinò al lato destro del viso sussurrandole qualcosa nell’orecchio che naturalmente non sentii.
Lui sorrise. Fece un perfetto baciamano. La fece piroettare ancora un paio di volte e la salutò.
Cosa gli hai detto – Le chiesi un po’ irritato.
Ma cosa vuoi che gli abbia detto l’ho ringraziato.
Ti è passata la sbornia?
Non sono ubriaca sono solo felice e mi sento leggera come non mi sentivo da molto. Dopo i nostri discorsi a tavola ho pensato di dare brio al dopo cena e mi sono levata gli slip. Spero non si sia visto nulla. È stato molto piacevole sentire il venticello la sotto. Grazie per la serata. Ora portami a casa in fretta che ho voglia di fare l’amore con te.
La presi sottobraccio sostenendo la sua andatura ancora un po’ incerta e ci dirigemmo verso casa.
Abitavamo in una palazzina d’epoca con 4 appartamenti, uno per piano. Il nostro era al terzo piano. Appena aperto il portoncino Lorena schizzò dentro, fece di corsa i primi gradini. Si fermò in una posa teatrale. Con la mano mi fece segno di bloccarmi dov’ero. Porto le due mani dietro la testa tirò i due laccetti e lascio cadere a terra il vestito restando completamente nuda davanti a me.
Lorena – sussurrai, ti può vedere qualcuno.
Si girò e cominciò a correre su per le scale.
Raccolsi il vestito e le corsi dietro fino a raggiungerla ansimante davanti alla porta di casa.
Le hai le chiavi vero? – mi chiese con un sorriso malizioso.
Certo – ed iniziammo a ridere tutti e due complici, eccitati e tesi per la situazione surreale.
Appena entrati in casa mi si avvinghiò addosso e cominciò a baciarmi su tutto il viso. La sua lingua cercava la mia. Quando finalmente si incontrarono iniziammo un bacio intimo e carico di puro desiderio.
Si inginocchio con foga davanti a me. Mi sbottonò i pantaloni. E fece uscire il mio pene che era ormai al massimo della tensione. Se lo passò sul viso, sui capelli sulle labbra.
Poi iniziò con la lingua a titillarlo. Prese a succhiarlo con avidità accarezzandomi con le mani lungo l’asta, sulle natiche sui testicoli.
Non so come raggiungemmo il divano. Mi levai la maglietta, i pantaloni li avevo persi durante il tragitto verso il sofà.
Nudi iniziammo a leccarci reciprocamente. Quando raggiunsi le labbra della sua vulva mi sentii come risucchiato e cominciai a leccarla spingendo in profondità e suggendo il clitoride. Venne come non le accadeva da mesi.
Appena terminati gli spasmi dell’orgasmo si sedette sul mio membro e si cimentò in un movimento verticale, prima lento e poi sempre più veloce. Ero stordito. Non riuscivo a concentrarmi su quello che stavamo facendo. Mi godevo il suo corpo tonico e morbido, i suoi seni con in cima i capezzoli turgidi.
Si fermò ed emise un gemito prolungato. Poi affondò con violenza ancora 5 o 6 volte e raggiunse il suo secondo orgasmo.
Si sfilò il pene da dentro di se, si girò e riprese a succhiarlo. Mi sentivo sempre più vicino all’orgasmo quando lei si fermò. Strinse con forza la mia asta fino a provocarmi un dolore lancinante che bloccò lo sperma che era pronto ad uscire.
Si appoggiò il glande sul viso e mi disse.
Sai cosa ho detto al ragazzo nell’orecchio?
No – risposi con voce roca
Gli ho detto che gli ero debitrice di un pompino e che poteva venire ad incassare quando voleva.
Quelle parole mi provocarono un orgasmo immediato che le innondò il viso facendo poi colare lo sperma sul seno e sulle cosce.

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