STORY TITLE: Quella sera lei ne voleva 3 
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STORY

Quella sera lei ne voleva 3

by Casanova52
Viewed: 206 times Comments 0 Date: 16-01-2026 Language: Language


Era un giovedì sera di gennaio , e la nebbia su Bologna era così fitta che sembrava di camminare dentro un sogno bagnato. Avevo finito di lavorare alle 20 in punto in ospedale, mi arriva un messaggio di Sara su Telegram – quel profilo_bologna_coppia che ormai mi faceva accelerare il battito solo a veder comparire la notifica.
Il testo era un piccolo poema sporco:
«Mario, stasera è il momento. Ho passato tutta la giornata a pensarci: due cazzi dentro insieme, lenti, profondi, senza pietà. Voglio sentirmi scoppiare, venire fino a non riuscire più a parlare. Luca è già pronto, eccitato come un ragazzino. Porta qualche amico se riesci. Arriva quando vuoi dopo le 21:30, la porta resta socchiusa. Ti aspettiamo nudi.»
Ho chiamato Davide un amico che avevo conosciuto su un sito e gli ho proposto l'invito della mia coppia amica, lui senza esitazione ha subito accettato l'invito. Mezz’ora dopo eravamo sotto i portici di via Indipendenza una strada che collega la stazione al centro della città, spalla contro spalla, il freddo che ci pizzicava le guance e la nebbia che ci avvolgeva come un abbraccio umido. La via era deserta, i lampioni creavano sfere di luce dorata sospese nel nulla, l’odore di pietra bagnata e legna bruciata da qualche camino lontano rendeva tutto irreale e perfetto.
Ecco com’era la strada quella sera, avvolta in quella nebbia densa che faceva sembrare ogni passo un segreto:
Abbiamo salito le scale strette del palazzo antico, il legno che scricchiolava sotto i piedi. La porta era davvero socchiusa, una lama di luce calda usciva dalla fessura.
Sara era lì, in piedi nell’ingresso, completamente nuda tranne per un paio di autoreggenti nere che le stringevano le cosce. Capezzoli duri, pelle d’oca per il freddo portato dentro con noi, capelli castani spettinati che le cadevano sul viso, occhi verdi che brillavano di una fame quasi animale. Luca era dietro, seduto sul divano, boxer abbassati a metà coscia, cazzo già duro in mano mentre si accarezzava piano guardandoci entrare.
L’appartamento era caldo, troppo caldo dopo la nebbia fuori: travi scure a vista, mattoni rossi. Sul tavolo una bottiglia di vino, quattro bicchieri, un tubetto di lubrificante grande quanto una mano e un vibratore nero posato lì come un trofeo.
Non ci siamo nemmeno seduti. Sara ha chiuso la porta con un calcio, si è avvicinata, mi ha preso il viso tra le mani e mi ha baciato con una lingua che sapeva già di vino e di voglia. Gli ho presentato Davide e dopo qualche scambio di battute ha fatto lo stesso con lui, mentre Luca si alzava e veniva a stringerla da dietro, mani sui seni, dita che pizzicavano i capezzoli fino a farla gemere nella bocca di Davide.
«Basta preliminari» ha sussurrato lei, voce roca. «Voglio sentirvi dentro. Subito. Tutti e due. Figa e culo pieni, lenti, poi forti, poi di nuovo lenti. Voglio venire almeno tre volte così.»
Siamo passati in camera senza accendere altre luci. Solo le due abatjour ambrate, il letto king con lenzuola nere già spiegazzate, un lenzuolo di plastica sotto per non rovinare il materasso. Tutto era pronto, come se avessero passato il pomeriggio a prepararlo.
Prima fase lenta e rituale: Sara in ginocchio sul letto, noi tre in piedi intorno. Ha iniziato con Luca, succhiandolo profondo, gola che si contraeva, saliva che colava. Poi me, poi Davide. Alternava, lenta, guardandoci negli occhi uno per uno, come se stesse scegliendo chi scopare per primo. Le mani di Davide le accarezzavano il culo, dita che entravano piano, lubrificante che gocciolava sulle cosce, preparandola centimetro dopo centimetro.
Poi la posizione clou.
Luca si è sdraiato sulla schiena. Sara gli è salita sopra, ha guidato il suo cazzo dentro la figa con un movimento lento, quasi doloroso dal piacere, gemendo forte mentre scendeva fino in fondo. Io mi sono messo dietro, ginocchia sul materasso, tanto lubrificante che colava sulle lenzuola, il glande contro l’anello stretto. Ho spinto piano, sentendo la resistenza cedere, il calore avvolgermi, la parete sottile che mi faceva sentire Luca dentro di lei.
Abbiamo iniziato a muoverci insieme. Spinte sincronizzate, lente, profonde. Ogni volta che entravamo entrambi lei emetteva un suono nuovo: un mugolio basso, poi un gemito strozzato, poi un «cazzo… sì… riempitemi… più dentro…». Davide si è messo in ginocchio davanti, le ha preso i capelli e le ha infilato il cazzo in bocca. Lei lo ha succhiato con disperazione, saliva che colava sul petto di Luca, corpo che oscillava tra noi tre come se fosse nato per essere usato così.
Abbiamo cambiato posizione almeno cinque volte. La seconda: lei a pecora, Luca sotto, io dietro, Davide in bocca. La terza: sopra Luca a cavalcioni, io nel culo, Davide che le scopava la gola mentre lei gli graffiava le cosce. La quarta: sdraiata su un fianco, Luca nella figa da dietro, io nel culo, Davide in bocca, mani ovunque.
Il primo orgasmo è arrivato dopo mezz’ora di quel ritmo implacabile. Le cosce hanno tremato, la schiena si è inarcata, un urlo rauco che ha fatto vibrare le pareti: «Sto venendo… cazzo sto venendo con due cazzi dentro… non fermatevi!» , è crollata, ansimante, ma ha sussurrato subito: «Ancora… voglio un altro.»
Il secondo è stato più selvaggio: ha implorato «più forte», abbiamo accelerato, lei ha urlato il mio nome, quello di Davide. Il terzo è arrivato quasi in silenzio, un tremore profondo che le ha attraversato tutto il corpo, un rantolo lungo, poi è diventata morbida, liquida, completamente arresa.
Solo allora ci siamo lasciati andare. Luca è venuto dentro la figa che ancora pulsava, io nel culo che mi stringeva come una morsa, Davide in gola mentre lei lo guardava con occhi vitrei e ingoiava tutto, un sorriso sporco sulle labbra.
Il dopo è durato un’eternità dolce. Corpi sudati ammucchiati, acqua fresca passata di bocca in bocca, sigarette alla finestra aperta sulla nebbia, carezze pigre, risate basse. Sara abbracciata a Luca, testa sul suo petto, mi ha guardato e ha detto piano:
«Grazie… era meglio di qualsiasi fantasia su annunci69.
Siamo usciti alle 3 passate. La nebbia era ancora lì, più spessa, i portici infiniti. Davide mi ha dato una pacca sulla spalla:
«Mario… quella donna è un fuoco.»
Ho riso, fiato bianco nell’aria gelida.
«Già. E noi siamo solo la legna.»
Siamo spariti ognuno nella propria direzione, con il corpo stanco, la pelle che ancora odorava di lei, e il pensiero già alla prossima notifica da quel profilo. Bello, eh?

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