STORY TITLE: Decima puntata (Quater). Ritorno ad Hammamet. Totalmente sua, totalmente mia. 
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STORY

Decima puntata (Quater). Ritorno ad Hammamet. Totalmente sua, totalmente mia.

by Mark90
Viewed: 230 times Comments 11 Date: 15-06-2026 Language: Language

Il mattino della domenica ci svegliammo avvolti da un’atmosfera densa, quasi irreale. Quando i nostri occhi si incrociarono, non ci fu bisogno di dire nulla: l'elettricità del sabato notte era ancora tutta lì, amplificata dall'accordo preso la sera prima. Sapevamo cosa sarebbe successo quella notte, e proprio per questo l'eccitazione era mista a una lucida pianificazione.
Arrivati in spiaggia, Youssef ci accolse con il suo solito sorriso, ma nei suoi occhi scuri c’era una sfumatura nuova, una consapevolezza maschia e complice. Ci sistemò i lettini in prima fila e iniziò a chiacchierare con Sara. Fu in quel momento che decisi di muovermi. Volevo che tutto fosse perfetto e, soprattutto, volevo salvaguardare il culo di mia moglie dall'assalto ravvicinato del tunisino.
Dissi a Sara che sarei uscito dal resort per fare due passi in città, lasciandola sola con Youssef. Presi un taxi e mi feci portare nel centro di Hammamet. Camminai sotto il sole cocente, infilandomi nei vicoli fino a trovare una farmacia. Comprai un gel lubrificante intimo in modo da proteggere mia moglie dall’assalto di Youssef. Quando uscii con il tubetto in tasca, sentii una scossa di adrenalina pura: stringevo tra le mani lo strumento che avrebbe firmato la resa totale di mia moglie.
Al mio rientro in resort, nel primo pomeriggio, trovai Sara radiosa, la pelle ambrata e gli occhi lucidi. Mi sussurrò che mentre ero via Youssef le aveva confermato la sua totale disponibilità per la sera: sarebbe venuto in camera nostra alle dieci e mezza, subito dopo il suo turno. Mostrai a Sara il tubetto acquistato in città; lo fissò come se fosse un amuleto proibito, mordendosi il labbro inferiore con una smorfia carica di vizio.
Alle dieci di sera, l’atmosfera nella nostra camera da letto era già satura di un’attesa febbrile. Eravamo entrambi nudi sul grande letto matrimoniale, sotto la luce soffusa delle abatjour. Per ingannare i minuti che ci separavano dall'appuntamento, iniziammo a fare i preliminari tra noi. Fu un gioco lento, intimo e incredibilmente eccitante. Mi chinai su di lei, accarezzandole il corpo, baciandole i seni e sentendo come la sua pelle fosse già bollente, scossa da brividi continui per l'adrenalina dell'attesa.
Alle dieci e mezza in punto, sentimmo il colpo discreto sulla porta. Andai ad aprire: Youssef entrò rapidamente, richiudendosi la porta alle spalle. Aveva il fiato corto, gli occhi lucidi e indosso ancora la divisa dello staff, che si sfilò in pochi secondi restando completamente nudo, mostrando il suo cazzo enorme, già dritto e pulsante.
Sara lo aspettava a pancia in su al centro del letto. Youssef salì sul materasso e si chinò su di lei, iniziando a baciarla sulla bocca con una foga selvaggia. Mentre loro si perdevano in quel bacio profondo, io mi lanciai tra le gambe spalancate di mia moglie per occuparmi della sua preparazione. Incollo la bocca alla sua figa, già fluidissima, leccandola con forza, per poi spostarmi subito sul buco del culo e con la punta della lingua iniziai a stimolare e idratare il suo ano, massaggiandolo con baci bagnati e regolari per distendere le pareti e prepararla all'impatto imminente. Sara cacciava gemiti continui, intrappolata tra la bocca di Youssef e la mia lingua che cercava di penetrare l’ano.
A quel punto, decisi che era il momento del passo definitivo.
Afferrai mia moglie per i fianchi e la feci girare a quattro zampe, posizionandola perfettamente al centro del letto. Mi misi dietro di lei spalmai una discreta quantità di lubrificante sull’ano e, afferrando le sue chiappe con entrambe le mani, le divaricai al massimo, esponendo l'ano lucido e pronto sotto gli occhi del ragazzo. Fissai Youssef negli occhi e, con la voce rotta dall'eccitazione febbrile, gli consegnai il culo di mia moglie: «Youssef... stasera mia moglie vorrebbe provarti di dietro».
A quelle parole, lo sguardo del tunisino si accese di una luce selvaggia. Non se lo fece ripetere: si posizionò dietro di lei e appoggiò la punta del suo cazzo nero contro l'ano lubrificato di Sara. Youssef iniziò a spingere con estrema lentezza, con una cura quasi chirurgica, guadagnando pochi millimetri alla volta per dare alle pareti strette il tempo di cedere.
Io passai davanti, salendo sul letto per posizionarmi proprio di fronte al viso di mia moglie, e le tesi la mano. Sara la afferrò all'istante, piantando le sue unghie nel mio palmo con una forza disperata. Sentire quell'intrusione così profonda e graduale le faceva male: i suoi muscoli facciali si contrassero e una singola lacrima, lucida sotto la luce soffusa, le sgorgò dall'occhio, colandole lentamente lungo la guancia fino a rigarle il viso. Eppure, nei suoi occhi sgranati fissi nei miei, non c'era alcuna intenzione di fermarsi; c'era solo un delirio di sottomissione e vizio.
Youssef continuò a premere con costanza finché non avvertì la massima resistenza cedere. A quel punto, con un'ultima spinta decisa e profonda, affondò completamente fino alla radice.
Sara cacciò un urlo acuto, un grido lacerante che liberò tutta la tensione accumulata, mentre il cazzo di Youssef la violava nel suo punto più intimo. Fu la scintilla definitiva: un istante dopo averla riempita tutta di carne nera, Youssef cambiò marcia e divenne una furia nel culo di mia moglie. Cominciò a pomparla da dietro con un ritmo selvaggio, violento e implacabile, facendo sussultare l'intero materasso a ogni colpo. Le faceva male, piangeva per l'intensità di quell'assalto privato di ogni filtro, ma non si sottraeva di un solo millimetro; assecondava la foga del ragazzo inarcando la schiena e offrendosi ancora di più.
In mezzo a quel turbinio di colpi profondi, Sara sollevò la testa verso di me e mi chiamò con la voce spezzata dai gemiti: «Amore... guardami... dimmi che sono una puttana... ti prego, chiamami la tua puttana!».
Sentire mia moglie implorarmi in quel modo, mentre il cazzo scuro del tunisino la sventrava da dietro sotto i miei occhi, mi fece perdere l'ultimo briciolo di controllo. Non potevo più restare solo a guardare. Tirai fuori il cazzo e mi unii alla scopata. La facemmo girare di lato e infilai il cazzo nella sua fica completamente bagnata mentre Youssef continuava a spingere selvaggiamente da dietro.
Il cortocircuito fu devastante. Eravamo dentro di lei contemporaneamente, una doppia penetrazione totale e simultanea che portò la stanza al punto di fusione. Sara era incastrata nel mezzo, gli occhi spalancati nei miei, completamente stravolta da quel sandwich di carne nuda con un filo di voce ripeteva; «Sono la tua puttana….la tua troia amore mio».
Mentre affondavo nella sua fica, la percepivo incredibilmente turgida, stretta e bollente, compressa dall'interno a causa della presenza simultanea del cazzo di Youssef nel canale anale. Lo spazio anatomico era ridotto al minimo: le pareti interne si schiacciavano l'una contro l'altra, stringendo la mia asta in una morsa liquida che ad ogni millimetro mi trasmetteva una frizione devastante. Ma la sensazione più sconvolgente era l'eco dei colpi del ragazzo. Attraverso la sottile barriera di carne che separava la fica dal retto di mia moglie, sentivo fisicamente l'asta del tunisino che si muoveva. Ad ogni sua spinta selvaggia e profonda da dietro, avvertivo un'onda d'urto solida, un battito violento e regolare che si ripercuoteva direttamente contro il mio cazzo.
Era come se le due aste si cercassero e si parlassero attraverso il corpo di Sara, a ritmo con i sussulti febbricitanti del suo bacino.
All'improvviso, la sua resistenza cedette del tutto e Sara si arrese a un orgasmo potentissimo. In quel momento esatto mi guardò dritto negli occhi: vidi le sue pupille girarsi all'indietro, perse nel piacere più assoluto. Intorno al mio cazzo sentii le contrazioni violente e ritmiche della sua vagina che mi stringevano, mentre, sotto le spinte implacabili di Youssef nel culo, la sentivo bagnarsi notevolmente, inondandomi di liquido caldo.
Dopo quel culmine devastante, Sara si svuotò di ogni energia. Le forze la abbandonarono di colpo, lasciandola in un totale, inerme abbandono. Il suo corpo, ormai privo di qualsiasi vigore e completamente alla nostra mercé, divenne pura carne passiva sotto l'azione dei nostri due cazzoni implacabili, che continuavano ad abusare di lei senza alcuna pietà, travolgendo quel che restava della sua resistenza.
Quell'ondata di piacere puro e brutale portò il mio cervello al punto di fusione. La foga andò avanti per pochi secondi, finché l'eccitazione non arrivò al limite per tutti e due. Eravamo entrambi al culmine, la carne nuda ci stava portando via.
«Sborra, Youssef! Sborra dentro! Adesso veniamo insieme!» gli urlai fuori di testa.
Youssef emise un grugnito animale e diede le ultime, violentissime spinte nel culo di mia moglie, bloccandosi contro le sue natiche mentre scaricava la sua eiaculazione profonda nel retto. Nello stesso identico istante, io diedi l'ultimo affondo nella sua fica e venni violentemente dentro di lei, riempiendola fino all'orlo. Sara chiuse gli occhi, un brivido lunghissimo le scosse l'intera spina dorsale, mentre accoglieva simultaneamente il calore dei nostri liquidi che la riempivano da ogni parte.
Restammo immobili per qualche secondo, ansimanti, uniti in quella morsa assoluta di carne e fluidi. Quando io e Youssef ci sfilammo lentamente, la scena sul letto era indescrivibile.

Sara rimase distesa nuda al centro del letto, completamente esausta e svuotata, ma con un sorriso di felicità assoluta stampato sul viso. Le sue gambe erano ancora divaricate. Sotto la luce impietosa, lo spettacolo mi tolse il fiato: sia la figa che il culo erano visibilmente arrossati, dilatati e scossi da piccole contrazioni involontarie. E da entrambi i fori violati, il seme denso e abbondante colava lentamente, mischiandosi sul telo che avevamo preparato in piccoli rivoli candidi che le rigavano la pelle tesa dell'interno delle cosce, lasciandola completamente bagnata del nostro sesso.
Ringraziammo e salutammo il ragazzo con un abbraccio caloroso, uniti da un legame che ormai andava oltre qualsiasi complicità. Youssef si rivestì in silenzio, stravolto e felice, e uscì dalla camera lasciandoci soli nel silenzio della stanza.
Mi sdraiai accanto a lei, accarezzandole il viso bagnato di sudore. Sara si voltò parzialmente verso di me, guardò le tracce del suo stesso peccato che colavano sulle lenzuola, poi incrociò il mio sguardo e, con il fiato ancora corto e spezzato, disse con una voce carica di un vizio immenso: «Ragazzi... mi avete spaccato...».
Ci stringemmo forte in un abbraccio totale, con la pelle ancora appiccicosa e l'odore forte del sesso che riempiva la stanza. Ci addormentammo così, uniti e stremati, amandoci in un modo nuovo, oscuro e indistruttibile, consapevoli che quella notte avevamo abbattuto ogni confine possibile.




Lunedì
Il lunedì mattina iniziò con un silenzio insolito. Quando scendemmo in spiaggia, i nostri tre lettini erano lì, disposti nella solita posizione privilegiata che Youssef ci riservava sempre, con i teli mare già stesi e sistemati con cura.
Nelle ore successive, il suo atteggiamento ci apparve strano e insolitamente distaccato. Di solito, non passavano più di dieci minuti dal nostro arrivo prima che Youssef comparisse con il suo sorriso contagioso, una battuta per me e il rito della protezione solare con Sara. Quella mattina, invece, rimase invisibile.
Dalla nostra postazione potevo vederlo muoversi poco più in là, lungo la riva, impegnato a lavorare e scherzare con un gruppo di turisti francesi.
Sara si era accorta di quella freddezza ancora prima di me. Fingeva di leggere sotto l'ombrellone, ma i suoi occhi seguivano ogni movimento di Youssef sulla sabbia. Il fatto che avesse comunque preparato i lettini dimostrava che non poteva fare a meno di pensare a noi, ma quel mancato saluto estenuante, prolungato per tutta la mattina, era un segnale chiaro: qualcosa era successo.

Verso mezzogiorno, stufo di quel gioco a distanza, decisi di tagliare corto. Lasciai Sara sotto l'ombrellone e mi avviai verso il bar della spiaggia, dove sapevo che l'animazione si radunava dopo i giochi della mattina. Lo intercettai proprio mentre posava del materiale dietro il bancone, un po' isolato dal resto della confusione.
«Youssef», lo chiamai. Lui si voltò di scatto. Per un secondo sul suo volto passò una smorfia di fastidio, subito mascherata da un sorriso tiratissimo. «Serve qualcosa per i lettini?» il tono era formale, quasi gelido, totalmente diverso dal solito.
«I lettini sono perfetti, grazie. Ma tu no. È tutta la mattina che ci eviti. Che succede?» andai dritto al punto, guardandolo fisso negli occhi.
Youssef distolse lo sguardo, fingendo di sistemare delle cartelline sul bancone. «Niente, Marco, davvero. Solo molto lavoro oggi, tanti nuovi arrivi...»
«Non fare il finto tonto con me», lo interruppi, abbassando la voce ma mantenendo un tono fermo. «Ci hai preparato i posti e poi non sei nemmeno venuto a dirci ciao. Se c'è qualcosa che non va vorrei sapere cos'è.»
Lui tacque per qualche istante. Poi l'orgoglio tunisino cedette, e lo sguardo che mi rivolse era carico di una delusione profonda, quasi infantile.
«Va bene», disse a voce bassa, avvicinandosi per non farsi sentire dai colleghi. «Vuoi sapere cosa c'è? C'è che in spiaggia la gente parla, Marco. I ragazzi dell'animazione vedono tutto. Ho saputo dei due tedeschi, Lukas e Hans. Siete stati in camera con loro giovedì sera, vero?»
Rimasi un attimo in silenzio, colpito dalla rapidità con cui le voci giravano nel resort, ma soprattutto dalla sua reazione.
«Pensavo che quello che è successo tra noi... fosse una cosa speciale, solo nostra». «Invece siete passati subito a loro. Mi ha dato fastidio»

«Youssef, guardami», dissi con voce bassa e ferma. «Pensi davvero questo? L’altra sera con i tedeschi è stato solo un gioco, puro divertimento fisico. La verità è che quello che hai fatto tu a Sara il modo in cui l'hai posseduta, ci ha letteralmente fatto impazzire. Ci hai lasciato addosso una tensione tale che giovedì sera eravamo ancora su di giri per causa tua. I tedeschi sono stati solo una conseguenza dell'eccitazione che ci hai stampato dentro tu. Sei tu quello che vogliamo davvero.»
Youssef rimase in silenzio per qualche secondo, assimilando le mie parole. Il suo petto si gonfiò leggermente; l'idea di essere stato lui il motore che aveva scatenato quel vortice accarezzava il suo orgoglio ferito nel modo giusto. In fondo, l'idea di rinunciare a Sara e di perdersi la possibilità di farsela ancora per qualche sera, solo per una questione di principio, non gli andava proprio. Il gioco era troppo bello per interromperlo così.
La rabbia nei suoi occhi lasciò spazio a una scintilla diversa, un sorriso furbo e decisamente più caldo.
«Quindi la faccio impazzire, eh?» chiese, e il tono era tornato quello possessivo e sicuro di sé.
«Sì», risposi, vedendo che ormai la tensione si era completamente stemperata. Gli diedi una leggera pacca sulla spalla, ricambiando il sorriso. «Quindi stasera, dopo il tuo turno, vieni in camera nostra. Ti faccio trovare il prosecco in fresco. Vieni lì e falle vedere davvero chi sei... entra in quella stanza e prenditela come sai fare tu. Falla urlare e ricordale cosa significa un vero maschio, così le togli definitivamente quei due tedeschi dalla testa.»
Youssef incassò la provocazione con una vampata di orgoglio selvaggio.
«Va bene, Marco. Stasera vengo.»

La sera l'aria in camera era carica di un'attesa quasi dolorosa. Avevo spiegato chiaramente a Sara il motivo della sua freddezza e il peso che quei pettegolezzi sui tedeschi avevano avuto sul suo orgoglio. Lei aveva ascoltato in silenzio: ci era rimasta male, profondamente dispiaciuta all'idea di averlo ferito o di avergli fatto credere che ciò che era successo tra loro fosse stato solo un passatempo superficiale. Voleva rimediare, e si vedeva. Indossava un babydoll nero, semplice e leggerissimo, che lasciava intuire la nudità sottostante.
Quando si sentì il bussare timido alla porta, andai ad aprire. Youssef entrò stringendosi nelle spalle, ancora un po' sulla difensiva. Sul tavolino, intanto, le due bottiglie di prosecco erano nel ghiaccio.
«Benvenuto», dissi, cercando di alleggerire l'atmosfera mentre afferravo la prima bottiglia. Il botto del tappo ruppe il silenzio e il vino cominciò a scorrere nei calici.
Sara, che fino a quel momento era rimasta seduta sul bordo del letto con lo sguardo basso, si alzò. Non c'era provocazione nei suoi movimenti, solo una grande dolcezza. Gli andò incontro, gli mise le mani sulle spalle e lo abbracciò stretto, affondando il viso contro il suo collo, come a voler cancellare subito quella distanza. Lo baciò sulle labbra, un bacio lungo, pieno di calore.
Poi, senza staccarsi da lui, girò la testa verso di me con gli occhi lucidi, lo sguardo sinceramente preoccupato. «Marco, smettila con quel prosecco... Lasciami Youssef, che adesso lo devo coccolare per farmi perdonare».
Mentre lo diceva, le sue mani scivolarono lungo la schiena di lui, accarezzandolo con cura, per poi inginocchiarsi lentamente davanti a lui sul pavimento. In quel gesto non c'era esibizionismo, ma una sottomissione affettuosa, un modo per rimetterlo al centro di tutto. Gli cinse i fianchi con le braccia, appoggiando la guancia contro il suo ventre, prima di iniziare a baciargli delicatamente la pelle sopra la cintura, con una lentezza che cercava solo di ridargli sicurezza.
Stando al gioco, ma avvertendo la forte carica emotiva nella stanza, poggiai la bottiglia e guardai Youssef, strizzandogli l'occhio con complicità. «Youssef mi ha detto che se vuoi essere perdonata davvero, le coccole non bastano... gli devi dare ancora il culo.»
Sara tese i muscoli per un secondo, poi sollevò il viso verso di lui. Lo guardò dal basso, con gli occhi spalancati, lucidi e totalmente devoti. Con una voce che era un sussurro caldo, intenso e profondamente sensuale, disse: «Al mio Youssef io do tutto quello che vuole».

Youssef rimase immobile per qualche istante, quasi sopraffatto dalla totale devozione di mia moglie, prima che il suo orgoglio e il suo desiderio esplodessero definitivamente. Sara, mossa da un’eccitazione febbrile e dal bisogno viscerale di riprenderselo, non aspettò un solo secondo di più. Si rialzò e cominciò a spogliarlo con foga per poi spingerlo con decisione sul letto.
A quel punto, ogni traccia di esitazione svanì: Sara si trasformò, mossa da una fame primitiva, animalesca. Cominciò a girare sul suo corpo sul letto, baciandolo e leccandolo ovunque, come una cagna vogliosa che vuole marcare ogni centimetro del suo maschio. La sua lingua si muoveva famelica, partendo dal collo per poi scendere sul petto, soffermandosi a tormentare i capezzoli e a tracciare la linea degli addominali. Ma non le bastava. Voleva assaporare l’odore della sua pelle, il sudore del resort, quel sapore selvaggio e autentico che la faceva impazzire: risalì con la bocca lungo i bicipiti tesi di Youssef, gli leccò le dita delle mani e passò con foga persino sotto le ascelle, aspirando il suo profumo mascolino a pieni polmoni. Era completamente fuori controllo, pronta a farsi spaccare da quella forza della natura.
Subito dopo, scivolò più in basso, concentrandosi sul centro del suo piacere. Afferrò le palle di Youssef con le mani, cominciando a leccarle, a succhiarle con forza, inserendo la lingua in profondità nell’incavo tra la gamba e lo scroto, risalendo con baci umidi fino all'inguine. Sentire la reazione fisica di Youssef la eccitò ancora di più. Con gli occhi fissi nei suoi, in modo sfacciato e provocante, avvolse il cazzo di Youssef con le labbra, iniziando a fargli un pompino profondo, ritmato e rumoroso.
In quella posizione, inginocchiata sul letto e protesa in avanti su di lui, Sara si ritrovò praticamente con il culo alto, spalancato e sollevato verso di me. La seta del babydoll si era arricciata sul punto vita, lasciando la sua intimità completamente esposta e vulnerabile.
Mi avvicinai al bordo del letto, godendomi quella vista ravvicinata, e accarezzai i suoi fianchi caldi. Guardai Youssef e, stando al gioco con un sorriso complice, dissi a voce alta: «Youssef, visto che stasera ti dà tutto, io comincio a preparartela».
Senza attendere, mi chinai su di lei e cominciai a leccarle con insistenza la figa e il culo, alternando colpi di lingua rapidi a baci bagnati, espandendo al massimo la sua eccitazione.
Youssef, con le mani piantate tra i capelli di Sara, abbandonato sul cuscino a godersi quel pompino micidiale, mi guardò. Il rancore della mattina era ormai del tutto cancellato, sostituito da una pura euforia maschile. Accennò un sorriso complice e rispose ridendo, con la voce rotta dal piacere: «Grazie, capo!».
L'atmosfera nella stanza era tornata serena, complice e incredibilmente calda. La tensione si era sciolta nel sesso più crudo: la monta di mia moglie poteva finalmente iniziare.

Mi sistemai comodo su una sedia vicino al letto, mentre Sara si muoveva fluida, mettendosi a quattro zampe sul pavimento. Appoggiò le mani sulle mie ginocchia, sollevando lo sguardo verso di me, e iniziò a succhiarmi il cazzo con un ritmo regolare e profondo, tenendo il culo alto e ben visibile.
Youssef era in piedi accanto a noi, a gambe aperte, guardandola dall'alto con il cazzo teso che pulsava. Vista la posizione perfetta, lo guardai e dissi a voce alta: «Dai che è pronta, prendile prima la figa». Lui non se lo fece ripetere: le si portò dietro, le afferrò i fianchi con decisione e si infilò dentro di lei con una spinta secca, partendo subito con un ritmo potente che faceva oscillare il corpo di mia moglie contro le mie gambe mentre continuava a prendermi in bocca.
Dopo qualche minuto di quel ritmo serrato sul pavimento, l'eccitazione richiese un cambio di marcia. Ci spostammo tutti sul letto. Mi sdraiai a pancia in su e Sara salì sopra di me, infilandosi lentamente il mio cazzo fino in fondo alla figa e stringendo le cosce attorno ai miei fianchi.
Non appena fu sistemata, Youssef si posizionò dietro di lei. Lo guardai negli occhi, cercando il suo sguardo fiero e, mentre lui le sollevava il bacino per trovare l'angolatura giusta, gli lanciai la sfida definitiva: «Dai ragazzo, questo è il momento giusto per vendicarti... falle vedere come scopano i veri uomini!».
A quelle parole, Youssef incassò la provocazione con un sorriso d'intesa selvaggio e spinse con decisione nel culo di mia moglie. Sara mi fissò negli occhi e mi sibilò un «Stronzo!» a fior di labbra, prima di emettere un gemito acuto, un misto di sorpresa e piacere estremo, stringendosi contemporaneamente su entrambi i cazzi. Il movimento divenne un doppio binario di spinte coordinato e potente, che assecondava perfettamente la voglia di rivalsa del tunisino.
Verso il finale, Youssef, ormai al limite, si sfilò da dietro. Voleva marchiare a fondo quella sottomissione, possederla in modo totale: le afferrò le cosce e la girò di scatto per scaricare gli ultimi colpi direttamente nella sua figa, spingendo fino in fondo con l'ossessione di arrivarle al collo dell'utero e riempirglielo interamente con il suo sperma. Sborrò per primo con foga primitiva, svuotandosi completamente dentro mia moglie prima di sfilarsi e lasciarla distesa sul letto, con le gambe spalancate.
La vista di quella figa aperta e gonfia, straripante, con il rivolo di sborra calda che colava lento dirigendosi verso l'anello del culo, rimasto ancora spalancato e dilatato per via della monta, era uno spettacolo elettrizzante.
Mi posizionai subito tra le sue cosce, spingendo dentro il mio cazzo. La sensazione fu incredibile: la sua figa era visibilmente larga, gonfia e arrossata dalle pompate di Youssef, e le pareti interne, dilatate colme del suo sperma denso che, a ogni mia spinta profonda, schizzava fuori bagnandoci le cosce. Mentre Youssef riprendeva fiato in disparte, guardandoci, continuai a pompare con forza. La guardai negli occhi e le dissi a voce bassa: «Sei una troia amore mio, una bellissima puttana...». Sara mi guardò con assoluta devozione e sussurrò: «Ti amo...», tirandomi a sé per un bacio profondo proprio mentre scaricavo tutto il mio sperma dentro di lei, unendolo a quello di Youssef.
Dopo qualche minuto di totale relax sul letto, l'atmosfera si fece più leggera e giocosa. Sara si alzò ancora scossa dal piacere e si diresse in bagno. Rimanemmo a guardarla dalla porta aperta: era in piedi dentro la doccia, con le gambe leggermente aperte e la schiena appoggiata alle piastrelle. Con una scena di un'eroticità pazzesca, lasciò che dalle labbra della sua figa, ancora dilatata e pulsante, colasse fuori spontaneamente quell'enorme quantità di sperma misto che avevamo depositato dentro di lei, vedendolo scivolare lento lungo l'interno delle cosce prima che l'acqua iniziasse a scorrere.Io e Youssef, rimasti in camera, ci versammo i due calici della seconda bottiglia di prosecco, ridendo e commentando la scena. Quando Sara tornò nella stanza, l'atmosfera era ormai di totale complicità.
Deciso a chiudere la serata in modo goliardico e un po' folle, guardai la bottiglia e poi Youssef. «Vieni qui», gli dissi ridendo. Presi il mio calice e feci pucciai il cazzo ormai moscio di Youssef direttamente nello spumante fresco.
Sara, vedendo la scena, scoppiò a ridere anche lei, stando subito al gioco. Si avvicinò a Youssef, si inginocchiò di fronte a lui e, con totale disinvoltura, cominciò a leccare e bere il prosecco che gocciolava lungo il suo cazzo, ripulendolo con la lingua con una sensualità mista a divertimento. Fu un momento scherzoso, assurdo e caldissimo, che cancellò definitivamente ogni residuo di freddezza della mattina, unendoci ancora di più in quel gioco senza regole. l resto della vacanza scivolò via in un vortice di pura complicità e intensità. Passammo le restanti serate allo stesso modo, abbattendo ogni barriera: Sara si diede anima e corpo, superando ogni limite in un crescendo di desiderio che sembrava non esaurirsi mai. Ogni notte con Youssef diventava più profonda, unendo la carne a un legame che andava ormai oltre il semplice gioco estivo.
Poi, arrivò l'ultima mattina. Quella dei saluti.
L'atmosfera al resort era completamente diversa rispetto ai giorni precedenti; c'era quella tipica malinconia della fine, resa ancora più pesante da tutto ciò che avevamo condiviso. Scendemmo in spiaggia per l'ultima volta, cercando Youssef per dirgli addio. Lo trovammo vicino alla rimessa dei lettini, il luogo dove tutto il materiale veniva sistemato prima dell'arrivo della folla.
Capii che avevano bisogno di un ultimo istante di intimità, un momento privato per chiudere quel cerchio. Li lasciai soli all'interno della rimessa, mentre io mi sistemai subito fuori, facendo la guardia per assicurarmi che nessuno entrasse all'improvviso.
Rimasero dentro solo per pochi minuti. Quando Sara uscì, aveva gli occhi lucidi e un'espressione stravolta ma serena. Si avvicinò a me e, guardandomi negli occhi, mi abbracciò. Anche se era visibilmente provata e sfinita da quei giorni di sesso continuo e senza sosta, mi sussurrò un

grazie

profondo, sincero, per averle regalato quella libertà e quel momento finale. Poi, avvicinandosi all'orecchio, mi confessò a voce bassa che aveva voluto bere il suo sperma ancora una volta, come sigillo definitivo del loro legame.
Il momento del saluto, subito dopo, fu quasi tragico nella sua intensità emotiva. La maschera dell'animatore spensierato e sicuro di sé in Youssef era completamente crollata. Non riuscì a trattenere le lacrime: piangeva apertamente, stringendoci in un abbraccio fortissimo, doloroso, che sembrava non voler finire più. Anche io e Sara eravamo visibilmente emozionati, con il nodo alla gola per il distacco da quel ragazzo che era entrato così prepotentemente nelle nostre vite.
Prima di sciogliere l'abbraccio e voltarci verso i taxi che ci aspettavano, gli consegnai un biglietto con sopra scritti i nostri recapiti personali, promettendogli che non sarebbe stato un addio definitivo.
Poi, girammo le spalle alla spiaggia e andammo via, lasciandoci alle spalle Hammamet e la vacanza più incredibile della nostra vita insieme.

Il viaggio di ritorno fu silenzioso, ma non era un silenzio di distacco. Io e Sara ci tenevamo per mano, guardando fuori dal finestrino dell'aereo, entrambi consapevoli che qualcosa dentro di noi era cambiato per sempre.
Sara rimaneva immobile, persa nei suoi pensieri, con il sapore di Youssef ancora in bocca: ad ogni respiro profondo, sentiva riaffiorare in bocca il sapore pungente e inconfondibile di quel sigillo liquido che sembrava averle marchiato i sensi.
Tornavamo da quella vacanza come i custodi di un segreto bruciante, una complicità carnale e assoluta che ci aveva unito fino alle radici più profonde.
Pensavamo che Hammamet sarebbe rimasta una parentesi, un bellissimo e folle sogno estivo da confinare tra le mura del resort e i pettegolezzi della spiaggia. Ci sbagliavamo.
Quel biglietto con i nostri recapiti, lasciato tra le mani rigate di lacrime di Youssef, non andò perduto. Il legame nato in quella stanza, tra bottiglie di prosecco, confessioni e corpi che si univano senza regole, era troppo potente per spegnersi con la fine dell'estate. Quello che era iniziato sotto il sole della Tunisia era solo il primo capitolo di una storia molto più lunga, intensa e imprevedibile, che avrebbe continuato a sconvolgere le nostre vite ben al di fuori dei confini del villaggio.

Fine

Se vi è piaciuto il racconto e vorreste sapere come è proseguito, lasciatemi un messaggio nei commenti!

POSTED 11 COMMENTS:
  • avatar Guardonediscreto Sinceramente trovo i rapporti senza protezione alquanto pericolosi, soprattutto se il partner è praticamente uno sconosciuto!!!

    17-06-2026 12:58:11

  • avatar coso Bellissimo... Ne voglio ancora

    17-06-2026 03:03:01

  • avatar Attila Bellissimo eccitante...lei un vero vulcano...darei chissà cosa poter interagire con voi

    16-06-2026 21:41:47

  • avatar Neil Bellissimo racconto, una storia viva, ricca di sensazioni e intese.. Lei che lo prende nel culo e dice amore al marito.. fa godere..

    16-06-2026 18:45:38

  • avatar Curioso_io Molto bello e coinvolgente. Devi proseguire!

    16-06-2026 16:12:55

  • avatar Atomicwine Meraviglioso... Ma a questo punto, non che sminuisca minimamente la bellezza di quanti raccontato, ti chiedo cosa è reale di questo racconto e cosa è "libertà artistica"

    16-06-2026 13:04:02

  • avatar Orsobianco Ottimo racconto!Attendo con ansia i seguiti...

    16-06-2026 13:00:36

  • avatar giugiu68 ho praticamente letto ogni racconto con la costanza e l'attesa di un abbonato. non vedo l'ora di conoscere il seguito del ritorno.. complimenti anche per come scrivi

    16-06-2026 09:37:27

  • avatar Orsobruno Bellissimo racconto, e fatto non da poco, scritto benissimo. Elemento raro di questi tempi. Ovviamente attendo il seguito.

    16-06-2026 07:15:54

  • avatar Giamba64 Guai a te se smetti

    16-06-2026 05:37:07

  • avatar sonosoloio60 È davvero una meraviglia questo racconto... L'unica cosa che ho capito, comunque, è che un uomo maturo come me possa avere anche solo una piccola speranza... Franco

    15-06-2026 23:34:12