Nennt mich ruhig ein widerlich 
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Description: Tell me that I'm a disgusting old pig... but a couple like that would drive me crazy... (From the web) I'm mature 180 by 105 serious and dominant.. I'm only looking for serious couples... if you exist leave T l gI'm slow in decisions I like to create a complicity
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Datum: 03-08-2026 14:15:57
Mastrovero

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Sei un vero bull quello che cerca una vera coppia cuck avatar Vi ringrazio per il complimento...che diventa ancora piu gradito da una Coppia cosi bella


fragolabanana2
08-08-2026 14:53:39

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Bellissima coppia


zen
04-08-2026 08:13:34

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CAPITOLO III LA TRASFORMAZIONE La porta si chiuse con un suono secco, definitivo, come un sigillo su un patto scritto nel sangue. Mario rimase in ginocchio, il capo chino, il respiro affannoso che lentamente si stabilizzava. Non alzò lo sguardo finché non sentì i passi di Fausto avvicinarsi, fermarsi a pochi centimetri da lui. Il profumo del suo dopobarba, legno scuro e ambra, gli riempì le narici. "Alzati," ordinò Fausto. Mario obbedì. Le gambe tremavano, ma si alzò. Lo sguardo di Fausto lo percorse dalla testa ai piedi, lento, valutativo. Poi si voltò verso Maria, ancora legata alla sedia, e fece un cenno. "Vieni qui." Maria si alzò con una grazia che Mario non le aveva mai visto. La corda le era stata sciolta, ma non fece alcun gesto per coprirsi. Attraversò la stanza nuda, il collare che scintillava alla luce della lampada, e si fermò accanto a Fausto, il corpo che sfiorava il suo braccio. Fausto le prese il mento tra le dita, la costrinse a guardarlo. "Sai cosa sei?" "Sono tua," rispose Maria, la voce ferma, senza ombra di esitazione. "E tu?" Fausto si voltò verso Mario, il tono gelido. "Che cosa sei?" Mario sentì le parole formarsi nella gola, ma non uscirono. Fausto sorrise, un movimento sottile delle labbra. "Non hai ancora imparato a rispondere. Ma lo imparerai." Fece un passo verso di lui, gli mise una mano sul petto, proprio sopra il cuore. "Questa notte non dormirai. Questa notte guarderai. E capirai." Fausto condusse Maria verso il letto. Era un letto ampio, con lenzuola scure, quasi nere. La fece sdraiare con un gesto che non ammetteva replica. Poi si voltò verso Mario, che era rimasto immobile sulla soglia. "Non ti ho detto di restare lì," disse, senza alzare la voce. "Vieni qui. In ginocchio. Accanto al letto." Mario obbedì. Ogni passo era un peso, ma anche una liberazione. Si inginocchiò accanto al letto, la guancia quasi a contatto con il materasso, gli occhi fissi sul corpo nudo di Maria. Lei lo guardò, e nei suoi occhi non c'era più il desiderio che avevano condiviso. C'era qualcosa di nuovo. Una devozione totale, che lo escludeva. Fausto salì sul letto, si posizionò tra le gambe di Maria. La sollevò leggermente, le piegò le ginocchia, le aprì. Mario vide tutto. Vide il suo sesso glabro, le labbra umide, il clitoride già gonfio. Vide Fausto abbassarsi, la lingua che si posava su di lei con una lentezza calcolata. Maria gemette, un suono che Mario non le aveva mai sentito fare. Non era un gemito di piacere. Era un gemito di riconoscimento. Come se il suo corpo avesse finalmente trovato la casa che aveva sempre cercato. Fausto la leccò con una maestria che non lasciava spazio a dubbi. La lingua disegnava cerchi, si soffermava sul clitoride, scendeva lungo la fessura, entrava dentro di lei. Maria si inarcò, le mani che afferravano le lenzuola, i fianchi che si muovevano incontro alla sua bocca. "Ti prego," sussurrò. "Ti prego, Fausto." Lui si sollevò, il mento bagnato dei suoi umori. "Non ti ho detto di parlare." Maria chiuse gli occhi. "Perdonami." "Non serve perdonarti. Serve obbedire." Fausto si spostò, si inginocchiò tra le sue gambe, il cazzo già duro, pulsante, che premeva contro la sua entrata. Mario lo vide. Era lungo, spesso, le vene in rilievo, il glande violaceo. Non lo aveva mai visto, ma lo riconobbe come avrebbe riconosciuto un'arma. Un'arma che stava per possedere sua moglie. Fausto lo guidò dentro di lei con una lentezza estrema. Maria gemette, un suono profondo, gutturale. Le sue pareti lo accolsero, lo avvolsero, lo risucchiarono. Fausto si fermò, completamente dentro di lei, e rimase immobile. Poi iniziò a muoversi. Ogni spinta era misurata, precisa, profonda. Non era un atto sessuale. Era una lezione. "Guarda," disse Fausto, gli occhi fissi su Mario. "Guarda come la prendo. Guarda come le piace. Guarda come dimentica che sei mai esistito." Mario guardò. Vide il cazzo di Fausto che entrava e usciva da sua moglie, le labbra che si aprivano e si chiudevano attorno a lui, il succo che colava lungo le sue cosce. Vide il viso di Maria, trasformato, gli occhi rovesciati, la bocca aperta in un gemito continuo. Vide le sue mani che si aggrappavano a Fausto, non per resistere, ma per trattenerlo dentro di sé. "Ti piace?" chiese Fausto, la voce roca. "Ti piace vedere tua moglie trasformata in una puttana?" Mario deglutì. Il suo cazzo era dolorosamente eretto nei pantaloni. "Sì," sussurrò. "Più forte." "Sì." "Guarda come la riempio." Fausto accelerò, le spinte più rapide, più brutali. Il letto scricchiolava, i gemiti di Maria diventarono urla. "Guarda come si scioglie. Guarda come si abbandona. Questa donna non sarà mai più tua. È mia. La sua figa è mia. La sua bocca è mia. Il suo culo è mio. E lo sarà per sempre." Fausto si chinò, la bocca sulla sua, e la baciò mentre la prendeva. Un bacio profondo, possessivo, che Mario vide come una condanna. Quando si staccò, Maria era senza fiato, gli occhi lucidi. "Sto per venire," disse Fausto. "E tu la guarderai mentre mi prendo tutto." Le spinte diventarono frenetiche. Il corpo di Fausto si tese, un gemito basso, e Mario vide il suo cazzo pulsare dentro di lei, vide il seme che la riempiva, che colava fuori, che sporcava le lenzuola. Maria urlò, un suono che non era di dolore, ma di compimento. Il suo corpo si contorse, le gambe che avvolgevano i fianchi di Fausto, che lo tenevano dentro di sé fino all'ultima goccia. Poi Fausto si ritirò. Il suo cazzo, ancora duro, uscì con un suono bagnato. Il seme di Fausto colava dalla figa di Maria, mescolato ai suoi umori, e lei non fece nulla per fermarlo. Rimase lì, aperta, soddisfatta, i suoi occhi che cercavano quelli di Mario. Fausto si voltò verso di lui. "Ora tocca a te." Mario sentì il cuore fermarsi. "Cosa?" "Vieni qui." Fausto gli fece cenno con un dito. "Sdraiati accanto a lei." Sì Mario si alzò, le gambe che reggevano a malapena. Si sdraiò accanto a Maria, il corpo che tremava. Fausto si posizionò sopra di lui, le ginocchia ai lati del suo petto. Il suo cazzo, ancora bagnato del sesso di Maria, era a pochi centimetri dal suo viso. "Aprilo," ordinò Fausto. "Con la bocca." Mario esitò un istante. Poi aprì le labbra. Fausto glielo infilò in bocca senza preavviso, il glande che gli toccava la gola. Mario sentì il sapore di Maria, il suo stesso seme, il sudore di Fausto. Era un miscuglio che lo fece quasi vomitare, ma non si ritrasse. Iniziò a succhiare, goffamente, senza esperienza. "Non così," disse Fausto, le mani nei suoi capelli. "Prendilo tutto. Fino in fondo. E non fermarti finché non te lo dico." Mario obbedì. Chiuse gli occhi, rilassò la gola, e prese il cazzo di Fausto nella sua bocca. Era enorme, lo sentiva premere contro il palato, contro la gola. Sentì le mani di Fausto guidarlo, i fianchi che iniziavano a muoversi, a spingere più in profondità. Il sapore era intenso, salato, invasivo. Eppure, in qualche modo, non voleva fermarsi. "Bravo," sussurrò Fausto. "Stai imparando." Maria si mosse. Si avvicinò a Mario, il suo corpo caldo contro il suo. Si chinò, la bocca che gli sfiorava l'orecchio. "Siamo sue," sussurrò. "Entrambi. E va bene così." Mario sentì le lacrime agli occhi, ma non erano di dolore. Erano di liberazione. Continuò a succhiare, a prendere, a lasciare che Fausto lo usasse. E quando Fausto venne, il caldo seme che gli riempiva la bocca, non lo sputò. Lo ingoiò. Fausto si ritirò, gli accarezzò i capelli con un gesto quasi affettuoso. "Hai superato la prima prova," disse. "Ma ce ne saranno altre. Molte altre." Si alzò, si infilò i pantaloni. "Domani sera, qui, porterò qualcuno. Un amico. Un uomo che apprezza ciò che possiedo. Maria, lo servirai con la bocca. Mario, tu lo guarderai. E quando avrà finito con lei, forse avrà voglia di te." Mario sentì un brivido. Non di paura. Di attesa. "Non siete più marito e moglie," disse Fausto, dalla porta. "Siete le mie mogli. Le mie schiave. Il mio sborratoio personale. E quando deciderò, vi presterò a chi vorrò." La porta si chiuse. Il silenzio tornò, rotto solo dal respiro affannoso di Mario e dal battito del suo cuore. Maria si accoccolò contro di lui, la testa sulla sua spalla. "È questo che volevamo," sussurrò lei. "Ora lo abbiamo." Mario non rispose. Ma chiuse gli occhi, e per la prima volta, non sentì più il vuoto. Sentì pienezza.. avatar Siamo arrivati a livelli da Romanzo..te sione a mille..Grazie... Voglio che anche su questo tu metta che e dedicato ed ispirato a MASTROVERO....poi voglio che tu mi scriva..Voglio conoscervi..... Scrivimi..Dammi il vostro T L G


Martineden05
03-08-2026 16:24:53

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Assolutamente no... Quando la coppia decide di abbandonarsi alla guida del Capofamiglia... Non ci sono "porci schifosi", ma solo abbandono totale avatar Sei sempre un super cornuto attento e premuroso


selvaggiaindomabile
03-08-2026 14:45:39

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mi piacerebbe essere una coppia cosi avatar E io averla


spioncino_1_0
03-08-2026 14:30:35

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bellissimo !!! avatar Porcello vizioso


coppiagioiosi
03-08-2026 14:19:07