ERZÄHLUNG TITEL: CAP. 8 
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ERZÄHLUNG

CAP. 8

by Nessunoxl
Gesehen: 106 Mal Kommentare 1 Date: 07-06-2026 Sprache: Language

Volle che lo spogliassi. Era nudo quando entrò la cameriera; vedendolo così si scusò e fece per uscire. Ancora una volta lui la fermò ordinandole di continuare a svolgere le sue mansioni. Ormai avevo superato lo stadio della vergogna e, da donna curiosa quale ero sempre stata, cercai di capire cosa provasse lei.

Mi accorsi che era imbarazzata ma, nello stesso tempo, probabilmente eccitata: non staccava gli occhi dal suo maestoso membro.

Lui mi fece posizionare alla pecorina e lentamente si introdusse in me. Come resistere? Era semplicemente immenso, mi sentivo riempire completamente in ogni millimetro del mio essere. Quando sentii le sue grosse mani e il suo corpo muoversi su di me, ebbi un orgasmo tanto devastante quanto rumoroso.

Quando riaprii gli occhi cercai istintivamente lei: era ancora lì che guardava in silenzio, quasi interdetta.
Non riuscii a capire altro perché lui riprese a muoversi con colpi regolari e possenti. Mi persi di nuovo nel mio piacere. Sentivo montare l’orgasmo, quel ritmo regolare lo amplificava. Poi due, tre colpi più forti e veloci: impossibile resistere. Urlai ancora una volta tutto il mio piacere.

Riemersi quando lo sentii dire:
«Sarebbe utile che lei lavorasse invece di stare lì a fare da spettatrice, non crede?»
«Certo, signore.»
Sicuramente non era ancora uscita dalla camera quando lui mi informò che quella sera aveva intenzione di prendersi anche il mio culetto.

Certo che l’eccitazione sessuale deve essere davvero una bella bestia: la sua affermazione, invece di spaventarmi, mi eccitò terribilmente. Il mio lato B non era certo vergine, ma quello di Mario era uno stuzzicadenti a confronto. Non vedevo l’ora di dargli anche quella parte del mio corpo, ormai consapevole che non sarei mai stata in grado, né lo volevo, di negargli alcunché.


Lui si sdraiò sul letto ed io mi misi a cavallo sopra di lui, così da sentirlo ancora meglio. Era talmente grosso e lungo che sembrava mi arrivasse in gola.
Ancora una volta fui distratta dalla sua voce:
«Per favore, signora, per ora si occupi lei della camera. Ha libero accesso, ma veda di relegare al momento suo marito di là.»
«Certo, signore.»

Mi rituffai nella cavalcata provando una serie di orgasmi, uno dopo l’altro, alcuni senza soluzione di continuità. Non so dire quanto tempo fosse passato: per me un’eternità. Mi sentivo soddisfatta, appagata, rilassata, e avevo una voglia incredibile di sentire il suo piacere. Aveva una capacità di autocontrollo impressionante.
Mi ritrovai quasi a supplicarlo:
«Padrone, riempimi, ti prego.»

Era diventata una piacevole abitudine chiamarlo “padrone” e, a dire il vero, la cosa non mi infastidiva più; anzi, acuiva il mio piacere.
«Sei sempre impaziente. Ogni cosa a suo tempo.»
«Padrone, sono distrutta… mi brucia persino.»

Mi sollevò e mi girò come se fossi una piuma. Sentirlo uscire mi diede un’immediata sensazione di vuoto, come se si fosse aperta una voragine. Poi si sdraiò su di me rimettendomelo dentro. Mi attaccai con voluttà alla sua bocca e, mentre mi possedeva, lo baciavo con passione.

Sentii distintamente che si irrigidiva e poi cominciò a pulsare scaricandosi dentro di me.
Che meraviglia sentire tutti quei getti caldi, che potenza… ma quanti erano? Era comunque troppo: raggiunsi ancora una volta l’orgasmo.
Quando si staccò da me e si sdraiò al mio fianco, mi accorsi che lei aveva assistito a tutto. Probabilmente lui lo aveva fatto scientemente. Lessi sul suo volto incredulità e invidia. Poi disse che aveva finito lì e, se non c’erano altre istruzioni, sarebbe andata in cucina ad aiutare il marito. Fu congedata.

Mi ritrovai a sorridere tra me e me pensando al probabile dialogo che si sarebbe svolto tra i due coniugi da lì a poco. Chissà se lei avrebbe avuto il coraggio di confessare al marito quanto fosse dotato lui e quanto avrebbe desiderato essere al mio posto. Perché ero certa fosse così. Oppure se si sarebbe limitata a dire quanto fossi “puttana” io. L’invidia, si sa, è un brutto animale.

Mi ero sdraiata appoggiando la testa sul suo petto: mi venne naturale. Avevo trovato un vero uomo. Sentivo che era il mio uomo. Cominciai a pensare che avrei fatto qualsiasi cosa pur di avere sempre le sue attenzioni. Mi piaceva persino quando mi puniva. Com’era possibile? Era quella la mia natura?

Eppure, nei miei panni, prima di conoscerlo, ci stavo davvero bene. E mai avrei pensato che ci si potesse assoggettare ad un altro.

Poi mi venne in mente che da lì a pochi giorni sarebbe iniziato il mio periodo di massima fertilità. Continuando così, era molto probabile che rimanessi incinta. Un brivido mi percorse la schiena.

Lui se ne accorse e con la sua mano calda cominciò ad accarezzarmi.

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