ERZÄHLUNG TITEL: Il sapore dell'estate 
logo The Cuckold
934


ERZÄHLUNG

Il sapore dell'estate

by scorpioncino89
Gesehen: 25 Mal Kommentare 0 Date: 27-05-2026 Sprache: Language

Era estate quando ricevetti il loro messaggio. Dopo qualche scambio online e una breve chiamata per rompere il ghiaccio, decidemmo di vederci a Torino, in Piazza Vittorio Veneto, alla Drogheria.

Ricordo quel pomeriggio caldo, di quelli in cui la città sembra rallentare senza mai fermarsi davvero. I dehors pieni di gente, bicchieri che tintinnavano, voci che si mescolavano nell'aria estiva. Arrivai presto, ordinai un Americano e aspettai, osservando la piazza vivere della sua vita normale.

Poi li vidi.

Lei era bellissima. Capelli scuri raccolti in una coda, un vestito leggero che lasciava intravedere le forme, occhi che già cercavano i miei. Lui accanto, più sobrio, con quel sorriso teso di chi sa a cosa va incontro. Li riconobbi subito — c'era qualcosa nel loro modo di camminare, nella distanza tra i loro corpi, che parlava già di ciò che stavano per fare.

Mi alzai, li salutai come si saluta un conoscente. Ci sedemmo, ordinammo da bere, e per un po' parlammo di cose banali — il caldo, la città, le nostre esperienze passate. Ma sotto il tavolo, le sue gambe toccarono le mie. Un contatto lieve, voluto. Lui lo vide. Non disse nulla.

Lei si chiamava Elena. Lui, Marco. Coppia da cinque anni, mai usciti dalla routine fino a quando non avevano deciso di esplorare qualcosa di diverso. Lei voleva sentirsi desiderata da un altro. Lui voleva vederla desiderata da un altro.

Io ero lì per quello.

Il sole cominciò a calare, la luce cambiò, e Torino si accese di giallo e arancio. Finimmo i drink, e Marco pagò il conto senza che io chiedessi. Un gesto piccolo, ma significativo: lui offriva, io prendevo.

«Andiamo?» chiese Elena, e la sua voce aveva già un tono diverso, più basso, più intimo.

Ci spostammo verso un hotel in precollina. Uno di quei posti discreti che sembrano esistere proprio per custodire incontri lontani dalla quotidianità.

L'hotel era piccolo, pulito, anonimo. Una receptionista ci diede la chiave senza alzare gli occhi. Perfetto.

La camera era sobria: letto matrimoniale, tende pesanti, un quadro anonimo alla parete. Ma appena la porta si chiuse, l'atmosfera cambiò. Tutto diventò più carico, più denso.

Elena si girò verso di me, e nei suoi occhi c'era già fame. Marco rimase vicino alla porta, le mani in tasca, guardandoci.

«Non voglio che lui tocchi me,» disse Marco, quasi a giustificarsi. «Ma voglio vedere tutto.»

Lo capivo. Non era la prima coppia con cui mi trovavo. C'era chi voleva partecipare, chi voleva solo guardare. Marco apparteneva alla seconda categoria, e andava bene così.

Avvicinai Elena lentamente, senza fretta. Le tolsi il vestito sopra la testa, rivelando il suo corpo nudo. Senza reggiseno, i capezzoli già duri. Slip semplici, bagnati. La feci sedere sul letto, le scostai le gambe, e lei si lasciò andare.

Marco si sedette su una sedia di fronte a noi, a pochi passi. Non parlava, ma lo sentivo respirare più forte.

Mi sbottonai i pantaloni, tirai fuori il cazzo già duro, il glande lucido di precum. Elena lo guardò, si bagnò le labbra con la lingua. Non aspettò che glielo chiedessi. Si chinò, aprì la bocca, e lo prese.

Il caldo della sua lingua, della sua gola. Lei sapeva fare. Non c'era timidezza, solo voglia. Mi infilò in bocca fino a toccarle la gola, senza soffocare, senza fermarsi. Io tenevo le mani nei suoi capelli, guidandola, spingendo quando volevo più fondo, e lei prendeva tutto.

Sentii lo sguardo di Marco su di noi. Un peso, un'elettricità nell'aria. Ogni gemito di lei era per lui, ogni mio movimento era per lui.

Dopo un po', la tirai su. Lei era arrossata, il petto ansimante, la bocca ancora umida. La spinsi sul letto, a pancia in giù. Le alzai il bacino, il culo in aria. La sua figa era già bagnata, le labbra gonfie, pronte.

«Tienila aperta per me,» dissi, e lei obbedì, allargandosi le natiche con le mani.

Entrai senza preavviso. Un colpo secco, profondo. Lei ansimò, affondò il viso nel cuscino, ma non chiese di fermarmi. Anzi, spinse indietro il bacino per prendermi meglio. Cominciai a scoparla sodo — ogni colpo la faceva sobbalzare, il culo che si arrossava a ogni schiaffo delle mie anche.

Guardai Marco. Lui aveva il cazzo duro in mano, se lo stava accarezzando, ma non si toccava apertamente. Seguiva ogni mio movimento con gli occhi, il viso contratto in un misto di eccitazione e smarrimento.

«Ti piace vedere tua moglie scopata da un altro?» chiesi, senza smettere di scopare.

«Sì,» disse lui, la voce rotta.

«Allora guarda bene.»

Presi Elena per i fianchi, accelerai. Il rumore dei nostri corpi che si schiacciavano riempiva la stanza. Lei gemeva senza controllo, parole senza senso. Io sentivo il calore di lei stringermi, quel culo perfetto che si muoveva per incontrarmi.

«Vengo,» sussurrò lei, la voce soffocata. «Ti prego, fammi venire.»

«Vieni,» ordinai, e lei si sciolse subito, un orgasmo che la fece tremare tutta, la figa che mi strizzava così forte che quasi mi fece venire.

Ma volevo aspettare.

Mi tirai fuori, il cazzo ancora duro e bagnato di lei. Mi girai verso Marco.

«Vieni qui.»

Lui esitò un attimo, poi si alzò e si avvicinò. Elena era ancora a pancia in giù, il respiro pesante. Marco guardò il suo corpo, la sua figa ancora aperta, il mio cazzo luccicante.

«Apri la bocca,» gli dissi.

Lui obbedì. Non credo se lo aspettasse, ma lo fece. Mi avvicinai, e cominciai a segarmi davanti a lui, il fiato corto. Sentivo il calore dei loro corpi, la tensione dell'aria.

«Guardami mentre vengo sulla faccia di tua moglie,» dissi, e mi spostai su Elena. Lei alzò il viso, gli occhi annebbiati, la bocca semiaperta.

Mi lasciai andare. Il cazzo pulsò, e il primo getto caldo le colpì la guancia, poi la bocca, poi il seno. Continuai fino a coprirla di sborra. Lei leccò quello che aveva sulle labbra, ingoiò, senza smettere di guardarmi.

Marco si segava ancora, ma io ero soddisfatto. Mi sedetti sul bordo del letto, il respiro che rallentava.

«È tua. Ora finisci tu se vuoi,» dissi, indicando Elena.

Lui guardò sua moglie, coperta del mio sperma, ancora tremante. Si avvicinò, si chinò, e cominciò a leccarle il viso, a pulirla con la lingua. Lei gemette, si girò, lo abbracciò. Ma i suoi occhi cercavano ancora me.

La camera amplificava tutto. Nessuna fretta, nessun imbarazzo. Solo quella complicità silenziosa che si era creata in poche ore. Io osservavo in disparte, presente ma mai invadente, alimentandomi della componente mentale, dell'idea stessa di ciò che stava accadendo.

E forse fu proprio questo a rendere quell'esperienza così intensa: il contrasto continuo tra normalità e trasgressione, tra una piazza piena di gente in un assolato pomeriggio d'estate e la sensazione di ritrovarsi improvvisamente dentro qualcosa di completamente diverso, quasi fuori dal tempo.

EINGEFüGT 0 KOMMENTARE: