Il telefono sbloccato
by AspiranteCornutobsxEra un pomeriggio qualunque, tornato dal turno di notte, lascio il telefono sul comodino. Francesca stava mettendo a posto i panni stirati. Non me ne accorgo subito, ma quando torno in camera, il suo sguardo è diverso. Serio. Tagliente.
«Enrico… mi vuoi dire cos’è questa roba?»
Ha il telefono in mano, lo schermo acceso su una cartella di foto che pensavo di avere nascosto bene. Ci sono io. In ginocchio. Bocca piena. Facce di uomini che mi tengono la testa.
Il sangue mi va alla testa. «Francesca, io… non dovevi…»
«Non dovevo cosa? Sapere chi sei davvero? Ma allora è vero… non erano battute su Facebook. Ti piace succhiare cazzi, eh? E io che ti credevo uomo…»
Resto zitto. Lo sa. Ha visto tutto.
«Sai cosa ho pensato quando ho visto queste foto?» – continua con una calma che mi spaventa – «Che io non mi devo più limitare. Che se il mio uomo si inginocchia davanti ad altri, allora io posso farmi scopare da chi voglio, senza sensi di colpa. Anzi… mi sento pure in diritto di godere davvero.»
«Francesca… io ti amo…»
«Sì, mi ami. Ma tu non sei quello che pensavo. Sei dolce, sì. Ma guarda te stesso: piccolo, timido, e di nascosto fai queste cose. Io me ne sono accorta da tempo, sai? Anche quando mi tocchi… sembri più eccitato a immaginare qualcun altro che a prendermi.»
Sento le gambe molli. «Cosa vuoi dire?»
«Voglio dire che ieri Claudio è passato a casa. Lo sai, vero? Ha preso un caffè… e mi ha presa come un vero uomo. Qui. Sul nostro letto. E sai perché? Perché quando lui mi apre le gambe sento di essere una donna, una vera donna. Cosa che con te, col tuo pisello piccolo e le tue fantasie… non sento più. Ti amo, sì. Ma non mi basta.»
Io la guardo, con il cuore che batte forte. «E io… cosa devo fare?»
Si avvicina, mi afferra il mento:
«Accettare chi sei. Vuoi negare che ti eccita sapere che mi sono fatta scopare da lui? Vuoi negare che mentre mi lecco le labbra pensando a come mi ha aperto, tu ti stai già eccitando? Guarda giù, Enrico.»
Abbasso lo sguardo. È vero. Sono duro.
Lei ride piano. «Vedi? Sei il mio uomo, ma sei anche il mio frocetto. E va bene così. Io mi godo chi voglio, e tu… resti qui. Mi ami ancora di più, perché ti lusinga sapere che altri mi desiderano e che io scelgo di tornare da te.»
Mi prende la mano e la porta tra le sue gambe. È calda, bagnata.
«Lo senti? È così perché stamattina pensavo a lui. E mentre tu eri a lavoro… ho guardato ancora le tue foto, Enrico. Sai cosa ho provato? Mi sono detta: ecco perché non mi basta più. Lui preferisce inginocchiarsi davanti agli altri… allora io faccio lo stesso con chi voglio.»
Mi spinge piano verso il basso. «Se vuoi restare con me, lo accetti. Mi lecchi così come sono, anche quando sono piena di altri uomini. E magari, la prossima volta, ti faccio vedere come un uomo vero mi scopa. Così forse… capisci il tuo posto.»
Resto inginocchiato ai piedi del letto, la testa bassa, mentre Francesca mi fissa dall’alto con quel sorriso che mi trapassa. Ha ancora il mio telefono in mano, scorri foto e video come fossero il trailer di una vita segreta che ormai non posso negare.
«Guarda qua…» dice, girando lo schermo verso di me. Una foto di me a bocca aperta, con un uomo maturo che mi afferra i capelli. «Questo chi è? Ti piace tanto succhiarlo, eh?»
Sento il calore salire sulle guance. «Io… sì, mi piace…»
«Sì cosa?» insiste, avvicinandosi, piegandosi verso di me.
«Sì… mi piace succhiare cazzi.»
Lei ride piano, senza cattiveria ma con un misto di sorpresa e potere. «Finalmente lo dici. Sai quanto tempo ci ho messo per capirlo? Anni. Sempre lì, con quella tua timidezza… Ma lo sai che sei eccitante così? In ginocchio. Piccolo, duro solo quando immagini altri uomini. Scommetto che quando ti tocco… pensi a loro, vero?»
Abbasso gli occhi. «A volte… sì.»
«A volte?» si siede sul letto, le gambe aperte, mi fa cenno di avvicinarmi. «Dai, guardami negli occhi e dimmelo. Da quanto lo fai?»
Sento un nodo in gola. «Anni… prima di te… e anche dopo… quando tu lavori. Io… invito uomini. Mi piace… essere passivo. Essere preso. Mi fa sentire… completo.»
Sorride, mi prende la faccia tra le mani. «E mentre io sono qui, a casa, tu sei in ginocchio per altri? Con questo?» – e mi sfiora il pacco con una carezza lenta. «Piccolino, ma sempre così duro quando parli di loro.»
Non so cosa mi prende, ma esce da solo: «Mi eccita se tu… ti fai scopare da altri. Quando penso a te con Claudio… mi sento come loro. E mi piace.»
Lei si ferma, mi fissa seria. «Ripeti.»
«Mi piace se ti fai scopare da altri uomini.»
«E perché? Perché tu non sei abbastanza? O perché ti eccita vedere una donna vera godere di più?»
«Perché mi eccita… e perché so che con me… non sempre puoi avere quel piacere. Io sono piccolo. Lo so.»
Francesca si morde il labbro, un lampo negli occhi. «Sai che mi fai impazzire così? Sai che oggi mi sento libera, finalmente? Se tu sei libero di succhiare cazzi, allora io sono libera di essere la troia che voglio. E forse… questo ci tiene insieme.»
Mi tira verso di sé. «Vieni qui. Annusami. Lecca ancora dove Claudio mi ha aperto. Voglio vedere se hai davvero il coraggio di essere quello che sei. Il mio uomo. E il mio frocetto.
Racconto – “Il mio segreto”
Francesca è seduta sul letto, le gambe accavallate, lo sguardo puntato su di me. Io sono in ginocchio, nudo, il cuore che batte come un tamburo.
«Allora, Enrico…» dice con la voce bassa ma ferma. «Quante volte lo hai fatto? Quanti cazzi hai preso?»
Abbasso gli occhi. «Non so nemmeno contarli… forse… cinquecento pompini, forse più…»
«Cinquecento?» sorride con una specie di stupore malizioso. «E me lo dici così? Voglio sentire tutto. Raccontami com’è iniziata. Chi è stato il primo a farti sentire così?»
Respiro a fondo. Non ho più niente da nascondere. «Avevo 18 anni… un ragazzo più grande mi ha portato dietro una palestra. Non avevo mai fatto niente con un uomo… ma quando l’ho visto duro, non sono riuscito a dire no. Ho iniziato a succhiarlo… e quando ha sborrato in bocca, non mi sono scansato. Ho ingoiato tutto. Era caldo, forte… e da lì non mi sono più fermato.»
Francesca mi guarda con un’espressione a metà tra shock ed eccitazione. «Ti piaceva sentirti usato così?»
«Sì… mi faceva sentire vivo. Ogni volta che un uomo mi prende la testa e mi viene in bocca… mi sento una troia felice. Ho sempre cercato uomini maturi, grossi… e quando ne trovo, mi inginocchio senza pensarci.»
«E il culo?» mi chiede, con un sorriso provocante.
«Ho provato… con una trans che frequentavo, e qualche volta da solo, con un fallo enorme… mi piace farmi aprire, anche se non sempre ci riesco.»
Francesca si morde il labbro, come se l’immagine le piacesse. «Quindi… mentre io penso di essere la tua donna… tu di nascosto succhi cazzi… e ti immagini me scopata da altri. È questo che sei, Enrico?»
«Sì… sono il tuo uomo. Ma sono anche questo. Mi eccita saperti con altri, mi eccita essere la tua troia in ginocchio.»
Lei si avvicina, mi accarezza i capelli. «Sai che questa verità mi fa sentire libera? Io mi faccio prendere da chi voglio, e tu… resti mio perché sai che dopo tutto torni a leccarmi. È questo che vuoi, vero?»
«Sì… voglio sentire e sapere tutto. Voglio che mi racconti come ti scopano, e voglio essere quello che ti adora dopo.» Finalmente libero di essere me stesso.
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