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STORY

L'ordine del sabato sera..

by elegance72023
Viewed: 262 times Comments 0 Date: 25-04-2026 Language: Language

Seduta sul letto, con l’abito scelto accanto a me, lo guardo come se non fosse soltanto un vestito ma qualcosa che appartiene a ciò che sto costruendo. Un segno visibile di un gioco che esiste prima ancora di essere vissuto.
Le Sue parole mi tornano alla mente con precisione, non suggerimenti ma ordini che ho scelto di accogliere per il mio ruolo.
Indosserò qualcosa di nero, come Lei ha voluto. Ogni mio movimento racconterà chi divento quando scelgo di trasformarmi per Lei. Una grande Troia, una cagna in calore, una ninfomane…
Le spalline sottili, le spalle scoperte.
Una scollatura che accenna, che invita senza mai concedersi del tutto.
La collana lasciata libera, senza controllo… come se fosse lei a decidere dove appoggiarsi. Sotto non indosserò nulla, né calze né intimo. le scarpe alte e preziose scelte da Lei, da Padrone. Un intreccio di pensieri colorati variegati un po’ arruffati. So già che cambieranno il modo in cui starò nel mio corpo… il modo in cui mi muoverò sapendo di appartenerLa, anche in mezzo agli altri.
Lo scialle… non per nascondermi ma per scegliere cosa mostrare e quando.
Poi penso a me. A come sarò. A quanto Troia sarò, a quanto tutto ciò mi eccita a come tutto ciò mi porti a desiderare di essere trattata e usata, pagata osservata come un prezioso oggetto. A quanto godo nel provocare.
Entrerò da sola, non cercherò gli sguardi… li lascerò arrivare.
Mi siederò e resterò presente.
Ogni gesto sarà lento, intenzionale e studiato dal mio Padrone.
Non Le scriverò durante la serata, perché questo gioco è mio mentre lo vivo… e Suo mentre adesso lo immagina.
Ed è proprio questo che mi tiene lì, in equilibrio, anche quando sarò tra gli altri…saprò che sto giocando con Lei, per lei.
Mi eccita pensare alle scarpe scelte in quel modo e proprio in quel negozio. E lì tutto ha assunto una percezione diversa, non era solo lo spazio ad essere curato, ma il modo in cui venivo accolta, quasi con una forma di rispetto naturale. Ogni gesto veniva seguito con cura, ogni mia richiesta anticipata con garbo, non era una questione di comando, ma di centralità, non sopra gli altri, ma al centro di un’attenzione calibrata, precisa, quasi reverenziale. Inconsapevoli di essere parte di un progetto.
E in quella sensazione di essere riconosciuta e seguita nei dettagli, il gioco con lei si intrecciava ancora più profondamente: ciò che stavo scegliendo, ciò che stavo indossando, ciò che stavo diventando davanti allo specchio. Una Troia pronta a farsi inculare da uno sconosciuto dopo solo qualche ora. Obbedendo agli ordini del padrone.
La commessa mi osservava con un sorriso gentile, facendomi dei complimenti senza interrompere ciò che stavo creando, ogni scarpa cambiava qualcosa: il modo di stare in equilibrio, la postura, la percezione del corpo nello spazio.
Era come esplorare versioni diverse di me stessa. A un certo punto fui io a proporlo in maniera accesa...
Può farmi dei video? Non per vanità ma per un gioco con il mio uomo, per coinvolgerlo anche da lontano.
Lei annuì un poco maliziosamente e iniziò a riprendermi mentre camminavo lentamente, mentre mi giravo davanti allo specchio, mentre cercavo il mio equilibrio su quei tacchi che già stavano cambiando il modo in cui mi percepivo. Mi sentivo Troia. Sono una Troia. Inviai i video senza aggiungere parole, non servivano e lei senza esitazione ha scelto subito le più appropriate per la situazione…quelle da vera Troia elegante insospettabile ma autentica Troia nell’animo.
L’abito di seta nera seguiva il corpo con naturalezza studiata, entrai nel locale con fare sicuro. Le spalline sottili lasciavano le spalle scoperte, la scollatura accompagnava la collana che scendeva libera sul seno. Sotto totalmente nulla. I capezzoli erano turgidi, evidenti. Le sue scarpe completavano tutto. Quelle scarpe. Ogni passo era diverso da prima. Più lento. Più presente. Più intenzionale.
Mi sedetti. Poco dopo impossibile passare inosservata e fra i tanti occhi curiosi, Lo vidi e lo riconobbi subito, il gioco era già iniziato prima di entrare, e continuava lì, tra sguardi, pause e silenzi, si avvicinò Parlammo o fingemmo di farlo.
Perché ogni gesto aveva già una direzione invisibile, costruita molto prima di quella sera. Era il mio Padrone a dirigere a disporre ad indirizzare i miei pensieri e i miei gesti…
Bello, sicuro, presente, un buon odore, bella bocca e un gran bel sorriso. Ma non era lui il centro. Il centro era altrove. Nelle regole già scritte, nella memoria di ciò che avevo letto, negli ordini. Mi osservava. E io lasciai che accadesse. Quando si avvicinò, lo fece come se fosse naturale.
Quando le sue dita sfiorarono il mio polso, sentì un brivido attraversarmi la schiena…Mi offrì da bere ed io con un cenno di sorriso accettai.
Quando lo scialle scivolò appena lungo le braccia, non fu un gesto casuale e quasi subito mi invitò a uscire, prendiamo un po’ d’aria? E con il bicchiere in mano e con La temperatura già piacevole restammo un po’ fuori lontani dal frastuono. Mi guardava gli occhi, la bocca, cercava di capire intuire percepire…il seno
Camminammo pochi passi, c’era una naturalezza condivisa, come se quel momento fosse semplicemente un altro livello della serata. Restammo lì, senza fretta. Poi rientrammo. Il gioco continuava, ma non per ciò che accadeva fuori ma per ciò che era già stato interiorizzato. Ogni gesto passava attraverso una consapevolezza più ampia, invisibile agli altri. Pensavo al cornuto e a quanto questa scena potesse suscitare interesse anche perché gli sguardi diventavano sempre più profondi e la richiesta sempre più pressante. Li decisi che era arrivato il momento e guardandolo senza imbarazzo gli chiesi che forse avrei avuto bisogno di lui perché conoscevo il difetto della porta del bagno e non volevo che qualcuno entrasse, mi doveva aiutare e lui capì e mi seguì…dandogli le spalle e dopo avergli preso la mano e fatto sentire quanto fossi bagnata gli ordinai subito di incularmi, a quel punto, spalancavo le gambe ed allargandomi le natiche con le mani, gli chiedevo, sbattimi, quanto hai desiderato questo momento? Stava scoppiando. Non si tratteneva più. E non contenta già di quello che avevo sentito lo incitavo provocandolo lo voglio tutto dentro, prima solo la punta…la cappella, con una mano mi stringeva i seni e con l’altra mi stringeva i polsi sussurrandomi che ero una grande Troia, una vacca e che si sentiva dal mio odore che avevo voglia di essere scopata. Mi ha offeso tante volte credo anzi sono sicura che la cosa lo eccitasse come un porco. Mi sono inginocchiata, avevo voglia di sentirlo in bocca era grande grosso duro e mentre lo leccavo pensavo a quanto avrebbe riempito lamia Figa gocciolante aperta vibrante desiderosa di cazzo. A quel punto lo incitavo a sbattermi il cazzo di nuovo nel culo ed a montarmi sbattermi ancora di più come una vacca. Ho goduto con il pensiero che dietro la porta ci potessero essere delle persone e sentirmi. L’ho interrotto e chiesto di obbedire al desiderio del mio cornuto…doveva sborrarmi in bocca. Non ha avuto problemi, in quel momento mi voltai appena, guardandolo gli spiegai che
nulla era stato improvvisato. Ho scelto, sì. Ma Ho un Padrone e mi aspetta a casa. Il mio tono bastò a confermare che eseguivo un ordine con precisione, ricomponendomi come se nulla fosse successo, salutandolo lì.
Ero presente, lucida.
Le sue parole, i suoi sguardi, il mio respiro… tutto attraversato da una stessa linea invisibile, ciò che avevo vissuto non era improvvisato, ma riconosciuto.
Quando uscii dal locale, ero di nuovo sola. La notte sembrava sospesa.
Ogni passo verso casa riportava ordine, ma non cancellava nulla. Aprii la porta.
Poi lo sguardo scese sulle scarpe allo specchio e a come le avevo portate bene esattamente come dovevo come una Troia come chi Sa che potrebbe essere pagata per quanto fatto e a quanta voglia avevo ancora di godere…continuai...

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