L’Incontro Segreto con Monica
by AllforherMi chiamo Diego, ho 55 anni, proprio come Monica, e faccio il personal trainer in una palestra di provincia. È lì che l’ho conosciuta: una donna sposata da trent’anni, intrappolata in un matrimonio che da tempo è solo un guscio vuoto, gelido, senza più sesso, senza carezze, senza sguardi. Suo marito, un meccanico che vive per l’officina, l’aveva iscritta «per farla dimagrire un po’», pensando che un po’ di ginnastica l’avrebbe resa meno acida. Ma Monica era disperatamente infelice: mi raccontava di anni passati a dormire accanto a un uomo che non la toccava più, che la considerava un dovere già assolto. «Mi sento morta dentro, Diego», mi sussurrava con la voce rotta mentre le correggevo la posizione, il corpo già caldo sotto le mie mani.
Le lezioni in palestra erano già cariche di tensione. Sentivo i suoi occhi su di me, il modo in cui tratteneva il respiro quando le sfioravo i fianchi o le premevo leggermente la schiena per farle inarcare meglio. Poi arrivò la proposta: lezioni private a casa sua. «Mio marito sta in officina fino a tardi, pagherà lui». Sapevamo entrambi che non si trattava solo di esercizi.
La prima volta a casa sua fu un’esplosione. Appena chiusa la porta, Monica mi spinse contro il muro, mi baciò con fame, le mani tremanti che già cercavano la mia cintura. «Non ce la faccio più a vivere senza essere desiderata». Finimmo sul letto matrimoniale, quello dove dorme con un uomo che non la scopa da anni. La presi forte, senza preamboli, lei che graffiava la mia schiena, che mi stringeva le cosce intorno ai fianchi urlando piano «Sì, Diego, così, riempimi». Venni dentro di lei mentre singhiozzava di piacere, il corpo scosso da un orgasmo che non provava da chissà quanto.
Ma a Monica non bastava più la fretta rubata in casa. Voleva di più, voleva sentirsi sporca, viva, usata. «A casa sono una moglie invisibile, con te voglio essere la tua puttana». Così iniziammo i motel. Mi manda un messaggio secco: «Stanza 12, ora». E io corro.
L’ultimo incontro è stato un fuoco. Entro e la trovo già pronta, quasi irriconoscibile nella sua lussuria: completino nero lucido di latex che le stringe i seni enormi, rete che le segna le cosce piene, collare con catena d’acciaio che le penzola tra i capezzoli duri. Mi guarda dritto negli occhi, senza nulla a coprirle il viso: labbra socchiuse, guance arrossate, espressione di pura fame. Quel volto maturo, con le piccole rughe intorno agli occhi e quel sorriso complice, lo conosco a memoria quanto il suo corpo grassottello e tremante. «Toro, stasera fammi male dal piacere».
Non perde tempo. Si inginocchia, mi prende in bocca con avidità, gola profonda, saliva che cola, mani che mi stringono le palle. «Mio marito non sa nemmeno che sapore hai», ringhia tra un risucchio e l’altro. La afferro per i capelli, le scopo la bocca fino a farle lacrimare gli occhi, poi la butto sul letto a pecorina. Le tiro la catena come un guinzaglio, le schiaffeggio il culo fino a lasciarlo rosso. È già fradicia. Le infilo tre dita senza preavviso, lei urla, inarca la schiena. «Scopami, toro, spacchiami, fammi dimenticare quella vita di merda».
La penetro con un colpo secco, fino in fondo. Sbatte contro di me con rabbia, il culo che rimbalza, la catena che tintinna ad ogni affondo. La giro, la metto sopra: cavalca come una posseduta, i seni che schiaffeggiano l’aria, le unghie conficcate nel mio petto. La prendo contro il muro, le alzo una gamba, la martello fino a far tremare la stanza. Poi di nuovo sul letto, missionario, le gambe spalancate, lei che mi stringe il cazzo dentro come se non volesse più lasciarmi andare. «Vieni dentro, Diego, marchiami, fammi sentire tua».
Crolliamo sudati, ansimanti. Mi stringe forte, la testa sul mio petto, il corpo ancora scosso da piccoli tremori. «Grazie… con te torno a respirare». Poi alza lo sguardo, mi bacia piano il collo e sussurra con voce bassa, carica di desiderio represso: «La prossima volta voglio che mi prendi il culo. Mio marito dice che è una cosa schifosa, sbagliata, non me l’ha mai dato. Ma io lo sogno da anni. Voglio che sia tu a sfondarmi lì, toro mio. Voglio sentire male e piacere insieme, voglio che mi possiedi tutta».
Le accarezzo i capelli, le do un ultimo bacio profondo. Usciamo separati: lei torna nella sua casa silenziosa, dal marito che non sa nulla; io nella mia vita. Ma so già che presto arriverà quel messaggio: «Toro, ho bisogno di te… e questa volta portati il lubrificante». E io correrò più veloce di sempre, perché scopare una donna della mia età, sposata, infelice, e darle tutto ciò che le è stato negato per decenni è la cosa più intensa, proibita e fottutamente eccitante che abbia mai vissuto.
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