Rientrando dal mare
by JeanjoeL'autobus era talmente affollato che, appena partiti, Laura e io ci ritrovammo separati.
Lei finì al centro del corridoio, stretta tra due uomini. Io potevo soltanto guardarla da qualche metro di distanza.
A ogni frenata i passeggeri venivano spinti l'uno contro l'altro. I due uomini cercavano di sostenerla tenendola inizialmente ai fianchi, ma con le continue oscillazioni dell'autobus le loro mani si spostavano e Laura finiva inevitabilmente sempre più compressa tra loro.
A un certo punto lei incrociò il mio sguardo. Aveva un'espressione di sorpresa, quasi di incredulità, ma non sembrava spaventata. Provò a sistemarsi il copricostume, senza riuscire a recuperare spazio.
Quando finalmente scendemmo, la raggiunsi.
«Allora?» le chiesi.
Laura si avvicinò e abbassò la voce.
«È stato molto più movimentato di quanto tu possa immaginare.»
Mi raccontò che, nella calca, i due uomini le erano rimasti addosso praticamente per tutto il viaggio e che i contatti erano diventati via via più ravvicinati. Le loro mani, cercando appoggio durante le frenate, non erano rimaste sempre sui fianchi.
«Ci sono stati momenti in cui ero talmente stretta tra loro che non riuscivo neanche a girarmi» mi disse. «E più cercavo di sistemarmi, più l'autobus mi riportava contro di loro.»
Poi mi guardò con un sorriso incredulo.
«E sai qual è la cosa più assurda?»
«Cosa?»
«Quando sono scesa mi sono accorta che non avevo più il pezzo di sotto del costume.»
Rimasi senza parole.
Laura abbassò gli occhi e aggiunse:
«Avevo ancora i laccetti quando siamo saliti. Durante il viaggio ho sentito tirare più volte, ma con tutta quella gente addosso non potevo certo controllare cosa stesse succedendo.»
Ci guardammo per qualche secondo.
«Non so esattamente quando sia successo. So soltanto che quel viaggio me lo ricorderò per parecchio tempo.»
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