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STORY

Al cinema... a pelle.

by XXX_Director
Viewed: 803 times Comments 5 Date: 16-10-2026 Language: Language

Conoscevo già quel posto perché ci ero stato in due diverse occasioni in passato, una volta per goliardia con alcuni amici e successivamente da solo dopo aver letto un last minute su un sito online. Ricordavo bene il corridoio che si apre sulla sala buia, le colonne in fondo, la porta laterale che dà sui bagni, ma soprattutto ricordavo il genere di umanità che lo frequenta e l’atmosfera che si crea se la serata è quella giusta. Avevo anche letto diverse testimonianze che avevano confermato la mia idea sulle movimentate dinamiche che talvolta si creano, e sapevo che la situazione può diventare parecchio impegnativa da gestire in presenza di una donna particolarmente disponibile.

Il mio rapporto con Giulia era da tempo divenuto ideale. Avere una sub come lei, totalmente convinta del suo ruolo e assolutamente priva di qualsiasi veto sulle mie decisioni, mi aveva permesso di realizzare le fantasie più estreme e, se non fosse che la mia mente perversa non trova mai un attimo di sosta, avrei avuto difficoltà ad ideare situazioni più degradanti di quelle che finora avevamo vissuto.
Mi ritrovo spesso a cogliere spunti dalla vita quotidiana, una lettura online, un film in tv, un discorso al tavolo di un bar, una battuta pesante che mi colpiscono e prendono forma nel mio pensiero, crescono nei dettagli e diventano una idea che pulsa continuamente per venire realizzata.

Quella volta era stato un aperitivo con un amico medico a piantare il seme di quanto sarebbe accaduto. Si parlava in confidenza di rapporti a rischio e lui scherzosamente disse che prendendo i farmaci giusti nel momento giusto si sarebbe potuto ridurre quasi a zero il rischio di malattie. Nei giorni successivi avevo più volte guardato il postit piegato che avevo in tasca e nella mia testa avevo iniziato ad elaborare un piano alquanto perverso.
Dopo una paio di settimane, alcune ricerche online e il ricordo di quel cinema porno, il mio piano era completo e molto chiaro.

Quella sera scrissi un messaggio a Giulia su Telegram:
“Sabato sera alle 20 al solito posto. Vestitino intero, quello nero corto elasticizzato. Niente biancheria”.

Sì Padrone

rispose prontamente come era solita.

Quel sabato sembrava non arrivare mai, tanta era la mia voglia di portare a termine il mio nuovo progetto, ma alla fine ero in macchina e guidavo verso il parcheggio dove ero solito caricare Giulia quando dovevamo incontrarci. Ero partito con un giusto anticipo per riuscire a fermarmi in farmacia e arrivare in orario all’appuntamento. In farmacia la borsetta con i farmaci che avevo chiesto al telefono era già pronta, pagamento in contanti e un grazie all’amico farmacista che non fece domande ma che si limitò ad un “C’è tutto, anche la siringa e le salviette disinfettanti, buon divertimento”.
Salito in auto prima di partire controllai la spesa con il postit che mi aveva dettato giorni prima il medico ceftriaxone 1 fl da 1000 mg, azitromicina compresse da 500 mg, Truvada una scatola, una siringa, salviette disinfettanti c’era tutto.

Arrivai al parcheggio dopo alcuni minuti, e Giulia era lì, vicino ai posti auto in fondo, in piedi sotto all’unico lampione spento come al solito. Bella nei suoi ventiquattro anni, nel suo fisico minuto, nel suo seno piccolo e sodo, nei suoi fianchi così stretti, ma bella soprattutto nel suo visino sempre sorridente. Il vestitino nero elasticizzato era il mio preferito in queste occasioni perchè, oltre a evidenziare perfettamente il suo corpo, permetteva con facilità di essere alzato e abbassato, essendo corto sulle coscie e senza spalline.

Giulia salì in auto e mi diede un bacio.
“Buonasera Padrone”
per poi restare in silenzio in attesa delle istruzioni che sempre fornivo prima di dare inizio alla serata.
“Giulia, questa serata sarà piuttosto impegnativa. Da parte tua mi aspetto che semplicemente lasci fare, nessuna resistenza, nessun se e nessun ma. Dovrai subire come sai fare e quando tutto sarà finito ti riporterò qui e potrai tornare a casa. Tutto chiaro?”
“Si Padrone, sarò bravissima”.
“Ora prendi queste pastiglie”
e gli passai due compresse di Truvada e due di azitromicina con la bottiglietta dell’acqua.
“Cos’è Padrone?”
“Tranquilla, è per la tua sicurezza. Butta giù”.
Giulia ingoiò le pasticche e avviai l’auto verso la destinazione.

La strada era piuttosto libera e in autostrada la velocità sostenuta mi permise di arrivare al casello in trentacinque minuti, poi direzione Montebelluna e quindi verso Vidor, pochi minuti ancora e alle nove e mezza avevo parcheggiato nel piazzale davanti al cinema. C’erano molte auto parcheggiate e in alcune le luci interne erano accese, occupate dal guidatore che fumava con il finestrino aperto.
Scesi dall’auto e Giulia mi seguì. Camminai lentamente fino ai gradini dell’ingresso del cinema con la ragazza al mio fianco e subito alcune portiere delle auto parcheggiate si aprirono e si chiusero dietro di noi. Alla porta una paio di ceffi fumavano e chiacchieravano e dovetti scansarli per entrare. Al nostro passaggio si guardarono:
“Ci fai assaggiare la ragazzina?”.
Pagati i biglietti all’ingresso invitai davanti a me Giulia lungo il corridoio “Adesso entriamo in sala, andiamo avanti fino allo schermo lentamente, torniamo indietro e poi ci mettiamo in fondo sala vicino alle colonne, contro la parete”.
La luce della proiezione gettò nell’ombra tutta la sala inizialmente, ma pochi istanti dopo le ombre divennero file di poltrone e teste di persone sedute. Attraversammo la corsia laterale fino alla prima fila, schiavando alcuni personaggi appoggiati alla parete. Sullo schermo una trans massiccia stava inculando una biodina mentre veniva a sua volta inculata da un energumeno di colore.
Il nostro passaggio non rimase inosservato e il brusio si fece evidente e alcune figure iniziarono a muoversi dal posto a sedere verso i posti più esterni. Tornando indietro si potevano distinguere chiaramente alcuni con i pantaloni aperti e il cazzo in mano che si stavano menando. Feci un rapido sopralluogo con lo sguardo e con i limiti della penombra c’erano più di una ventina di persone tra quelle sedute e quelle in piedi.
Arrivati in fondo alla sala sistemai Giulia con la schiena contro la parete, al centro, e subito alcuni iniziarono a passarci davanti, guardandola e rallentando senza fermarsi inizialmente, ma poi un paio di più sfrontati si misero davanti a lei, a un metro e mezzo circa, aprirono la patta e iniziarono a smanettarsi in silenzio. Uno era un ragazzotto di colore e l’altro un vecchio grassoccio e tarchiato. Guardavano e si menavano l’uccello senza prendere altre iniziative. Pian piano altri si avvicinarono e in pochi minuti altri cazzi uscirono dai pantaloni. Eravamo circondati, ma nessuno si faceva avanti.

Con un gesto veloce abbassai il vestito nero fino alla vita, esponendo i seni e il ventre, sussurando
“Giulia iniziamo”
e mi allontanai ad una breve distanza di sicurezza.
Il messaggio fu chiaro e il vecchio panciuto si avvicinò e iniziò a leccare e succhiare i capezzoli inanellati della mia schiavetta, a prenderle la mano per farsi masturbare. Giulia eseguiva e poco dopo aveva sulla mano destra il cazzo di un vecchio e sulla sinistra il tronco del nero. Li smanettava e le loro lingue consumavano i suoi capezzoli con tanta avidità che già i seni erano imbrattati di saliva. Attorno molti altri avevano fatto capannella, spingendosi per vedere o per cercare partecipazione, per lo più col cazzo fuori.

Rimasi a guardare per alcuni minuti, ma poi intervenni per far proseguire la serata. Appoggiai la mano sulla nuca della ragazza e spingendo la invitai
“Giù in ginocchio piccola, inizia a succhiare”
le mie parole e il movimento di Giulia che si era piegata sul pavimento suscitò una improvvisa frenesia e la luce di alcuni cellulari illuminò il viso di Giulia mentre un grosso cazzo marrone le entrava in bocca.
“Questa sera la mia schiava vi svuota tutti, ma se fate casino e non vi comportate bene la prendo e ce ne andiamo”
dissi a voce alta per gestire la piccola confusione che stava nascendo. Incredibilmente il mio intervento fu efficace, guardandosi tra loro i presenti si erano intesi e nessuno spingeva più. Si misero in semicerchio attorno a Giulia, io ero dietro di lei pronto ad intervenire nel modo più opportuno.

Il nero che le stava scopando la bocca spingeva sempre di più e quando ha aumentato il ritmo ha iniziato a dare forti affondi, meravigliato di quanta carne quella gola fosse capace di contenere. L’orgasmo è arrivato esplosivo mentre era così piantato dentro che i coglioni erano schiacciati contro il mento di Giulia, lei non riuscì a trattenere un conato, si ritrasse e l’ingoio fu solo parziale perché alcuni schizzi le arrivarono in faccia. Non ebbe il tempo di ripulirsi perché un altro cazzo era pronto. Era un membro barzotto quello del vecchio, che con poche succhiate iniziò a sbrodolare una sborra densa e appiccicosa sulla lingua, che Giulia ingoiò senza problemi.
Il terzo e il quarto arrivarono assieme e la piccola li succhiò a fondo entrambi. Quando stavano per venire iniziarono a smanettarsi davanti al suo viso,
“Apri bene la bocca Giulia, fuori la lingua”
ordinai, e i due schizzarono facendo centro più volte.
Ormai il gruppo di infoiati era diventato una fila quasi ordinata e fu più semplice svuotarne altri due.

Il successivo era un tipo maturo, forse sui sessanta, corpulento, massiccio, un gigante vicino al piccolo corpicino della mia schiava. Quando si aprì i pantaloni davanti alla sua faccia estrasse con difficoltà una cazzo enorme, sembrava un avambraccio, due colpi di mano e già era rigido, nerboruto, con una grossa vena gonfia che dalla base lo percorreva fino alla cappella. Giulia spalancò la bocca più che poteva, ma io la fermai
“No Giulia,basta così, alzati”,
la feci alzare e, facendo spostare alcuni, la portai fino all’ultima fila di poltrone davanti a noi, il tipo dal cazzo enorme in mano mi guardava interrogativo. “Giù con il petto appoggiato allo schienale”
la feci piegare in avanti, appoggiata col seno sullo schienale delle poltrone, le presi le braccia e le allungai lateralmente sopra allo schienale delle poltrone vicine
“Tenetela ferma per le braccia”
invitai due tipi a collaborare e così la immobilizzarono in quella posizione; le alzai il vestitino sopra i fianchi e con un piede le feci divaricare le gambe. Giulia sapeva come essere una marionetta nelle mie mani. Dalla tasca presi un tubetto di gel lubrificante, lo svuotai nella mia mano e rapidamente lo passai tra le natiche di Giulia, assicurandomi di infilarle due dita nel culo per lubrificarla al meglio.
Guardai il tipo rimasto ad aspettare
“Tu con quel cazzo enorme, voglio che le vieni in culo”,
non se lo fece ripetere e con un sorriso beffardo si mise davanti a quel piccolo culo esposto e lubrificato, appoggiò la cappella sullo spacco, guidandola con la mano alla ricerca dello sfintere, tastò con brevi affondi la via e quando fu sicuro di aver ingaggiato il secondo canale iniziò a spingere con decisione per vincere la resistenza dei muscoli. Lentamente quel mostro di carne stava entrando e le smorfie di Giulia erano una chiara testimonianza di quanto fosse largo. I due che la tenevano per le braccia si davano da fare per non consentirle alcun movimento e la spinta dietro era così vigorosa e decisa che ad un tratto gli sfinteri cedettero e tutto quel sesso scomparve di colpo dentro al culo della schiava. Rimase così fermo qualche minuto, probabilmente conscio di dover lasciare alla piccola il tempo di abituarsi. Lo spettacolo è ricominciato quando il tipo ha iniziato a pompare il deretano ormai sfiancato, dentro e fuori, dentro e fuori, lentamente e inesorabilmente, e poi estraendolo del tutto per ripiantarlo dentro con un colpo secco, e così ancora e ancora. Le gambe di Giulia tremavano sotto i colpi, ma lo schienale e le braccia bloccate la sostenevano in quella posizione, permettendo al massacro di continuare.
“Andate davanti, mettetevi in fila, la bocca è libera, che fate qui fermi a guardare”
incitai gli altri a prendere posizione sulle poltrone dell’ultima fila, dove avrebbero avuto libero accesso alla bocca di Giulia. Alcuni rimasero a guardare, ma la maggior parte presero posizione e iniziarono uno dietro l’altro a scoparla in gola, alcuni alzondole la testa per i capelli, altri spingendole la fronte.
Lo scimmione nel culo non si fermava, lo spingeva tutto dentro fino ai coglioni e poi fuori, e dentro ancora di colpo, e fuori e dentro lentamente. Poi finalmente il ritmo si fece martellante, lavorando senza tirarlo fuori, per alcuni minuti, e all’improvviso una spinta profonda quasi a cercare ulteriore spazio dentro al ventre della ragazza e gli spasmi dell’uomo fecero capire che stava svuotando i coglioni dentro alle budella della poveretta.
E mentre altri cazzi schizzavano in bocca e in faccia a Giulia, quel boa che aveva preso per almeno mezz'ora nel culo si ritraeva lasciando evidente alla luce dei cellulari l’ano sfiancato e dilatato, che cercando di ritornare a fatica alla sua dimensione fisiologica, sputava diverse colate di melma bianca lungo la fessura della fica e sul pavimento.

Quella scena mi aveva davvero soddisfatto. Ciò che mi muove in queste situazioni è soprattutto il riuscire a realizzare la mia perversa fantasia e creare una situazione di degrado dai forti contrasti. Per me la cosa poteva finire così.
Ma una rapida valutazione della situazione mi convinse che andarsene in quel momento avrebbe creato una condizione potenzialmente pericolosa.
Decisi allora di lasciar fare a quelli che stavano ancora aspettando il loro turno. Si era creato uno strano ordine spontaneo e quindi rimasi appoggiato al muro a guardare mentre davanti i cazzi si svuotavano in bocca e dietro uno dopo l’altro sceglievano se prendersi il culo aperto o la fica.
Provai a contarli e con l’imprecisione dovuta alla incostante luce dei cellulari e al fatto che sicuramente qualcuno aveva fatto due giri culofica, boccaculo o boccafica, alla fine della serata avevo contato quindici sborrate in gola, sette sborrate in culo e forse otto o nove in fica. Sicuramente quando ho accompagnato Giulia in bagno per ricomporsi, aveva i capelli imbrattati, il viso sfigurato, la schiena completamente viscida, e dai buchi le stava ancora colando sborra lungo le cosce già fino ai piedi.
In bagno si è sfilata il vestito, si è pulita alla meglio con la carta igienica, si è rivestita e rapidamente siamo usciti verso la macchina.
“Brava Giulia. Sei un perfetto sborratotio pubblico”.
“Grazie Padrone”.
“Tieni queste pastiglie. Due di queste quando arrivi a casa, una di queste tra 24 ore esatte, e un’altra tra 48 ore esatte.”
Poi ho aspirato mezza fiala di ceftriaxone con la siringa, le ho fatto esporre il culo, passato una salvietta disinfettante, e iniettato intramuscolo il farmaco.
Lungo la strada non mi andava di parlare. L’ho lasciata dove siamo partiti.
“Ti scrivo presto piccola. Alla prossima”.
“Buonanotte Padrone. Grazie.”

(Racconto liberamente ispirato a fatti realmente accaduti)

POSTED 5 COMMENTS:
  • avatar Aspirantecuk Cazzarola e chi era questa ragazza? Si può essere così troie??

    18-10-2026 10:52:49

  • avatar Erik773 Malattie quasi certe. Non mi sembra normale

    17-10-2026 17:25:10

  • avatar Lemonly Bellissimo vederla usata

    17-10-2026 13:12:56

  • avatar pierre14 Da urlo

    17-10-2026 07:09:59

  • avatar sonosoloio60 Che meraviglia, Colbertaldo di Vidor... Ho avuto il piacere di vivere più o meno la stessa esperienza con un paio di coppie, io ho avuto il compito di fare una selezione ma, ad un certo punto, le lei, hanno chiesto di lasciare spazio a tutti o quasi i presenti... Meravigliosa esperienza con queste due coppie...

    16-10-2026 22:46:37