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STORY

Una sera particolare

by boboloebobola
Viewed: 483 times Comments 2 Date: 22-09-2026 Language: Language

Quella sera litigammo per una cazzata. Una di quelle discussioni che nascono dal nulla e crescono come un incendio nella macchia. Non ricordo nemmeno più il motivo, ma ricordo il tono della tua voce, Simona, quella rabbia fredda e tagliente che mi faceva sempre sentire in torto, anche quando sapevo di avere ragione. E ricordo la frase che mi gelò il sangue:

Esco. Non aspettarmi.



Non ti chiesi dove andavi. Non lo facevo mai, perché sapevo che non me l'avresti detto. Ti vidi afferrare la borsa, infilare le scarpe con gesti rapidi, e uscire. La porta sbatté con un tonfo sordo, e il silenzio che seguì fu assordante. Rimasi lì, in mezzo al soggiorno, a fissare la porta chiusa, sentendo il mio cuore battere all'impazzata. C'era qualcosa nel tuo sguardo, stasera, che non mi era piaciuto. Una scintilla che non avevo mai visto prima.

Mi versai un whisky, cercando di calmarmi. Accesi la tv, ma non la guardavo. I minuti passavano lenti, e la mia mente correva. Chi avevi chiamato? Dove eri andata? Cercai di convincermi che eri solo andata a fare un giro, a sfogarti da qualche amica. Ma una parte di me, quella parte più oscura e istintiva, sapeva che non era così.

Passarono due ore. Poi tre. Il mio telefono squillò, ma era solo un messaggio di lavoro. Guardai l'ora: mezzanotte passata. E poi, finalmente, sentii il rumore di una macchina che si avvicinava. Mi affacciai alla finestra e ti vidi scendere da una macchina che non era la mia. Una macchina che conoscevo fin troppo bene.

Era quella di Marco. Il mio migliore amico.

Il sangue mi ribollì nelle vene. Una rabbia cieca mi accecò per un istante. Vi vidi parlare per qualche secondo, il finestrino abbassato, e poi ti voltasti e ti dirigesti verso il portone. La macchina ripartì, e io rimasi lì, pietrificato, a guardarti entrare in casa.

Sentii i tuoi passi sulle scale, la chiave nella serratura, la porta che si apriva. Entrasti in soggiorno e mi trovasti lì, in piedi, con il bicchiere di whisky ancora in mano. I tuoi capelli erano leggermente scompigliati, il rossetto sbavato, e c'era un bagliore nei tuoi occhi che non avevo mai visto.

Dove sei stata?

chiesi, e la mia voce uscì più dura di quanto volessi.

Da Marco,

risposi, con una calma che mi fece ancora più male.

Siamo andati a fare un giro.



Un giro,

ripetei, sentendo l'amaro in bocca.

Tre ore per un giro.



Mi guardasti, e per un attimo vidi qualcosa nei tuoi occhi. Una sfida, ma anche qualcos'altro. Qualcosa che non seppi decifrare. Poi ti stringesti nelle spalle, con un gesto che voleva essere indifferente, e dicesti:

Se vuoi saperlo, chiedimelo. Ma non ora. Sono stanca.



E ti dirigesti in camera da letto, lasciandomi lì, con il cuore a pezzi e la mente in fiamme.

Passarono giorni. Settimane. Non ti chiesi nulla, e tu non dicesti nulla. Ma la domanda mi rodeva dentro come un tarlo. Ogni volta che vedevo Marco, ogni volta che lo sentivo ridere, ogni volta che incrociavo il suo sguardo, la domanda tornava a tormentarmi. E poi, una notte, accadde qualcosa che cambiò tutto.

Eravamo a letto, tu già assonnata, io ancora sveglio a fissare il soffitto. Il silenzio era rotto solo dal tuo respiro regolare. E poi, all'improvviso, sentii la tua voce, bassa e vellutata:

Claudio? Non dormi?



No,

risposi.

Ci fu un lungo silenzio. Poi ti voltasti verso di me, e nell'oscurità vidi i tuoi occhi che brillavano.

Vuoi sapere cosa è successo quella sera, vero?



Il mio cuore accelerò.

Sì,

sussurrai, e la mia voce era rotta.

Ti sollevasti su un gomito, e il tuo viso era a pochi centimetri dal mio.

E se ti dicessi che non è successo nulla? Che siamo andati a bere qualcosa e abbiamo parlato di te?



Non ti credo,

dissi, e la mia voce era un sussurro.

Sorridesti, un sorriso lento e misterioso.

E faresti bene a non credermi.



Il mio respiro si fermò.

Allora cosa è successo?



Ti chinasti su di me, e le tue labbra sfiorarono il mio orecchio. La tua voce era un sussurro caldo e intimo, e ogni parola mi penetrava nella pelle come una lama.

Marco mi ha portata in una stradina buia, dietro il vecchio cimitero. Ha spento il motore e si è voltato verso di me. Non ha detto una parola. Mi ha solo guardata, con quegli occhi che sembravano leggermi dentro. E poi si è avvicinato e mi ha baciato.



Sentii un brivido percorrermi la schiena. La rabbia e l'eccitazione si mescolavano in un cocktail esplosivo.

E tu?

chiesi, con la voce rotta.

Tu cosa hai fatto?



Non l'ho respinto,

sussurrasti.

Era così tanto tempo che desideravo qualcosa di diverso. Che desideravo sentirmi desiderata, senza il peso delle nostre discussioni, senza la routine. E lui... lui mi ha presa con una sicurezza che mi ha fatta sciogliere.



La tua mano scese lungo il mio petto, e le tue dita giocarono con l'orlo dei miei boxer.

Mi ha spogliata lì, sul sedile della sua macchina. Il vetro era appannato, e fuori c'era solo il buio. Mi ha baciata ovunque, Claudio. Sul collo, sui seni, sulla pancia. E quando è entrato in me, ho chiuso gli occhi e ho pensato a te.



Un gemito mi sfuggì dalle labbra. La rabbia era ancora lì, ma era stata sopraffatta da qualcosa di molto più potente. Un'ondata di calore che mi saliva dal basso ventre.

Hai pensato a me?

chiesi, incredulo.

Sì,

sussurrasti.

Ho pensato a come ti saresti sentito se mi avessi vista lì, con lui. Se avessi visto le sue mani sul mio corpo, se avessi sentito i suoi gemiti. E quel pensiero... mi ha fatta venire più forte di qualsiasi altra cosa.



Le tue parole erano come benzina sul fuoco. Ti tirai a me, e ti baciai con una furia che non sapevo di avere. Quella notte, per la prima volta, facemmo l'amore con una passione che non avevamo mai provato. E mentre ti penetravo, con la tua voce che sussurrava dettagli di te e Marco, sentii qualcosa dentro di me spezzarsi e ricomporsi in una forma nuova. Una forma che non avevo mai conosciuto.

Da quella notte, la mia ossessione crebbe. Ogni volta che facevamo l'amore, ti chiedevo di raccontarmi. Ogni dettaglio, ogni parola, ogni gemito. E tu, con una pazienza che mi stupiva, me li donavi. E più mi raccontavi, più il mio desiderio cresceva. Non era più solo rabbia. Era qualcosa di molto più profondo, molto più oscuro. Era il piacere di saperti desiderata da altri, di saperti mia e di altri allo stesso tempo. Era il brivido di vederti attraverso gli occhi di un altro uomo.

E ora, Claudio, mentre scrivo queste parole, so che quella notte è stata l'inizio di un viaggio che non avrei mai immaginato. Un viaggio fatto di desiderio, di gelosia, di piacere. Un viaggio che mi ha portato a scoprire una parte di me che non conoscevo. E tu, Simona, sei stata la mia guida in questo viaggio. La mia compagna, la mia amante, la mia dea

POSTED 2 COMMENTS:
  • avatar Cuckoldleinonsa Anch'io credo che avessero già scopato loro due, eri già Cuckold, Cornuto contento.

    23-09-2026 21:12:00

  • avatar Santana Chissà da quanto tempo il tuo ( amico ) si divertiva con tua moglie ?????

    23-09-2026 10:19:30