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HISTOIRE

Bull si nasce, cornuti si diventa (2 capitolo, Una moglie insopportabile prima parte)

by robgonzo
Vu: 203 fois Commentaires 0 Date: 02-10-2026 Langue : Language

Cosa mi aspettava in teoria l’avrei dovuto intuire fin dal primo giorno anzi, dal secondo per la precisione in cui ho conosciuto Franca, mia moglie. Fino a quel momento la mia vita è stata abbastanza semplice, forse insignificante per i parametri di qualcuno. Io però non mi lamentavo prima e in fondo non mi lamento ora. Naturalmente dipende dai punti di vista perché di cose particolari, molto particolari per non dire incredibili, ve ne ho da raccontare. Per prima cosa però mi presento: mi chiamo Gianni e quando ho conosciuto Franca avevo festeggiato da poco i 40 anni. Lei invece ha tre anni in meno di me.

Sono di Roma e ho un aspetto normale e abbastanza anonimo. Di media statura e abbastanza magro, sono moro con i capelli crespi, il volto smunto con un naso affilato e degli occhi marroni. Il petto è molto villoso, la palestra non so cosa sia e il mio cazzo credo che sia nella norma, sui 1314 centimetri. Di professione faccio l’autista di pullman per una ditta privata. Poiché faccio spesso viaggi lunghi, il mio stipendio è dignitoso, anche perché vivo in una casa non enorme, però a me basta di proprietà, essendo un lascito di eredità. Ho pochi amici, ma veri e degni di essere chiamati tali. Poi tanti conoscenti e colleghi.

Di carattere infatti sono aperto, anche se di certo non sono io quello che tiene banco durante le cene. Sono un grande tifoso di calcio e appassionato di motori. Così ho il gruppo dello stadio, l’amico con cui quando capita andiamo a vedere i gran premi, gli amici di sempre che conosco da ragazzino e poi qualche collega con cui delle volte faccio serata. Non essendo uno strafico non ho avuto molte donne, però le storie non mi sono mancate. Una fidanzata storica con cui sono stato per quasi dieci anni, una con cui mi sono visto per alcuni mesi e una “cotta e magnata” durante un Capodanno. Poi tante prostitute, specie insieme ad alcuni colleghi. Del resto viaggiando così tanto abbiamo belle agendine come i camionisti. Non ho particolari perversioni e non sono uno stallone, però mi piacciono le donne anche se il sesso non è per me un’ossessione.

Non sono uno sfigato, uno che non esce mai oppure che non conosce nessuno. Ho la mia vita, semplice e tranquilla, poi è arrivata Franca. Un amico fraterno durante il mio addio al celibato mi disse “se non l’avessi vista al mare ti chiederei come cazzo fai a sopportarla, solo un Santo come te ci può riuscire”. Allora veniamo al momento del nostro incontro. Quando alcuni anni fa, prima del Covid mi dissero che dovevo portare un gruppo di credenti di una parrocchia poco fuori Roma a un pellegrinaggio, di certo non ho fatto i salti di gioia. Però è il mio lavoro e quel tragitto l’ho fatto diverse volte. Vecchi, vecchie, signore di mezza età, sfigati, suore e preti, questa era la composizione classica delle comitive.

Anche questa volta era così, però ad accompagnare la madre c’era anche Franca. La notai mettendo i bagagli. Molto piccolina, meno di 160 cm, e dal fisico magro, però non esile. Indossava un giubbino che sembrava molto gonfio sul petto, poi dei grossi occhiali da vista che stavano bene su quel viso rotondo con le guance quasi paffutelle. Occhi marroni e capelli castani fino alle spalle quasi da vecchia, naso un po’ a patatina e delle belle labbra carnose. Una tipa interessante, non una strafica però in mezzo a quel vecchiume… la sua voce stridula sembra quella di un cartone animato , la risata sguaiata e l’aria di chi è perennemente incazzata, però erano dei grossi punti a sfavore. Arrivati a destinazione a cena ebbi la conferma che, sotto la maglia larga, si nascondeva un bel paio di tettone. Sembravano innaturali rispetto a un corpo così piccolo.

“Magari sono rifatte ed è tipo una esocrt, o una pornostar, una normale non si rifà le tette così grandi” pensai tra me e me. Visto anche che in pratica eravamo gli unici della stessa età, attaccai bottone e lei mi disse che era con la madre. Allora le chiesi se aveva lasciato marito e figli a casa e lei subito “no no per carità, sono singol e contenta” e poi via alla sua risata irritante. Di certo non era il contesto per provarci, però iniziai a pensare al modo di riuscire ad avere il suo numero, altrimenti sarei risalito alla sua identità facilmente e l’avrei contattata su Facebook. Invece andò in maniera molto diversa e incredibile. Il giorno dopo portai il gruppo al santuario e restai ad aspettare in pullman. Verso pranzo si presentò lei con dei panini chiedendomi se avevo pranzato. La ringraziai e iniziammo a chiacchierare. Lei chiese di me, se ero sposato e cose del genere, poi io feci lo stesso. Mi disse che era uscita da poco da una relazione lunga e complicata.

Naturalmente poi ebbi modo di sapere tutto su quella relazione. Anche per lei era stata molto lunga, con un tipo più grande di lei divorziato e che per questo aveva litigato con la madre. Così non faceva altro che rompere con lui e ritornare dalla madre, poi ritornare da lui e poi ancora rompere. Alla fine lui disse basta. La madre si vedeva che era una vecchia rompiballe poi ho avuto la conferma sulla mia pelle che voleva tenere la figlia figlia unica attaccata a lei visto che era vedova. Prima di questa storia aveva avuto un paio di ragazzi, ma anche lei aveva esperienze abbastanza limitate. Alla fine quando rientrammo la sera a cena lei si mise a tavola di fianco a me, con la madre di fronte. Mentre mangiavamo di colpo sento la sua mano sulla gamba, poi sul pacco…

Lei non mi guardava neanche, parlava con la sua vocetta con la madre e gli altri mentre in pratica mi stava facendo una sega da sopra i pantaloni! Quando tornai in camera dovetti segarmi. Il giorno dopo altro santuario e stessa scena: lei che arriva con il pranzo però questa volta mi fa “sporchiamo se mangiamo dentro così finiamo quello iniziato ieri sera?”. Un minuto dopo lei era inginocchiata che mi faceva un pompino lento e ben fatto, alternando leccate a succhiate alla cappella. Io gemevo e lei mi chiedeva se mi piaceva, se era brava. Allora allungai le mani sulle tettone ed erano incredibilmente naturali. Le tirai su la maglia e sotto aveva delle bombe sode e larghe, una quinta abbondante. “Ti piacciono??” fece lei ridacchiando. Io non resistetti e le sborrai sulle tette.

Ci scambiammo i numeri e iniziammo a frequentarci. O meglio a scopare. Lei non lavorava e stava appresso alla madre. Non guidando le prime volte diceva alla madre che doveva comprare alcune cose a Roma, prendeva il treno e invece veniva a casa. La sua perversione fissa era quella di chiamare la madre mentre mi succhiava il cazzo. Le diceva cazzate su dove era stata e che ora era a prendere un caffè con un’amica, poi allungava la telefonata chiedendole lei cosa avesse fatto la mattina il tutto per continuare con quella scenetta. Le sue tette mi facevano impazzire, poi il suo fighino era completamente depilato. Per essere una casa e chiesa parecchio audace. La sua fica era stretta e godeva tantissimo quando la scopavo.

Vi ripeto non sono uno che pompa forte, anzi vado abbastanza piano per non venire subito. Ma lei come lo sentiva dentro iniziava a venire a ripetizione, poi iniziò a chiedere di incularla dicendo che così non correvamo il rischio che rimanesse incinta. Paradossalmente era più aperta dietro che davanti. Mi disse che il suo fidanzato storico quando la scopava quasi la inculava solo. Era molto poco dotato e aveva questa fissa pensando che solo così poteva farla godere. Franca alla fine gradiva molto la cosa, godeva sia prendendolo dietro e soprattutto davanti. Ogni scopata godeva almeno un paio di volte. La sborra invece sempre sul corpo o nel culo, mai sul viso.

Alla fine iniziammo a uscire anche a cena, a passeggiare e cose così, visto che essendo scapolo e simpatico alla madre questa non aveva particolarmente nulla da ridire. Lei allora mi disse che si stava innamorando, che non dovevo pensare che era una zoccola. Del resto per come ci eravamo conosciuti… mi disse che quello lo aveva fatto come esasperazione verso la madre, che non era una che faceva i pompini ai primi che capitava anzi, che il mio era il primo cazzo dopo oltre un anno. “Le avrai notate le ragnatele nella fica ahahahah” mi fece. Con il fidanzamento iniziò a emergere il suo carattere forte, quasi borderline. Super gelosa, quando iniziammo a convivere da me rompeva le palle su ogni cosa. Però cazzo che tette e che scopate ci facevamo: in figa, in culo in tutte le posizioni, mi facevo soffocare da quelle tettone e schizzavo come una bottiglia. In più la percepii come l’ultima chance che avevo per farmi una famiglia.

Non ci volle molto che iniziammo a ragionare sul matrimonio, allora iniziò a rompere sul mio lavoro. Che dovevo fare carriera, dovevo farmi pagare di più e che non dovevo fare favori ai colleghi. Lei anche se non lavorava aveva un buon patrimonio familiare alle spalle, però “se facciamo figli quelli costano”. In compenso passavamo anche tanti bei momenti insieme. Lei legò abbastanza con mogli e fidanzate dei miei amici, anche se pure con loro presto divenne spesso insopportabile. Andavamo allo stadio in gruppo, cene, aperitivi, scampagnate etc… per lei era tutto nuovo, abituata a essere stata sempre nel buco del suo paese appresso alla madre o in casa con il pantofolaio del suo ex. Quando ci sposammo poco dopo rimase incinta. Così misi la mia casa in affitto e ne comprammo una più grande in un grosso complesso residenziale: un ultimo piano con una scala a chiocciola che dalla sala conduceva a una mansardina.

La mansardina sarebbe stata per la madre di Franca quando sarebbe diventata non più autosufficiente, un incubo… Lei la andava a trovare più volte a settimana e quando partorì nostro figlio venne in pianta stabile ad aiutarla.Diventare genitori sconvolse le nostre vite. Una gioia incredibile, però Franca divenne ancora più paranoica e rompipalle. Un’autentica maniaca nei confronti del figlio e io quasi non esistevo più, dovevo lavorare e zitto perché il resto non capivo nulla e non sapevo fare nulla. Con la madre che naturalmente ci metteva il carico. Però la maternità aveva ingigantito ancora di più le tette di mia moglie. Una cosa indicibile. Un’ottava misura anche quando smise di allattare. Naturalmente erano più calate, ma poi si allargavano diventando due palloni con capezzoli giganti. Iniziò a soffrire di mal di schiena e iniziò a valutare l’ipotesi di ridurle.

Anche se veste sempre in maniera molto tranquilla in estate però magliette e canotte non riescono a nascondere tutta quella roba appariva quasi un fotomontaggio: il corpo magro e minuto, poi quelle due tettone incredibili, neanche fosse un manga erotico. Il sesso invece iniziò a essere saltuario, giusto quando uscivamo a cena a bevevamo un po’: in quelle occasioni come il bambino dormiva quasi mi violentava, chiedendomi di scoparla e di incularla come una cagna anche per un’ora di fila. Ogni volta che uscivamo così cercavo di farla bere un po’, visto che prima di conoscermi era quasi astemia. Successero però anche altre cose. Una volta mentre scopavamo le dissi che tutti al ristorante le guardavano le tette e che tutti avrebbero voluto scoparla. Lei sbrodolò come una fontana.

Poi il mattino dopo mi cazziò come non mai. Che avevo fatto discorsi da pervertito e cose del genere. Un giorno venne l’imbianchino a casa un tipo in pensione che faceva lavoretti grosso e grasso, con dei baffoni d’altritempi ingialliti dal fumo , che più di una volta la fece salire con delle scuse sulla scala palpandole il culo piccolo ma bello rotondo e sfiorandole le tette. Quando andò via disse che ero una merda perché non ero intervenuto, che dovevo alzare la voce e cacciarlo, invece “sembra che te le cerchi le corna”. Io in verità non avevo particolari fantasie cuck, quella sera le dissi così perché credevo di eccitarla. Quanto all’imbianchino beh, diciamo che non sono un cuor di leone specie se l’altro è più grosso di me. Però adesso quando scopavamo ed era brilla o ubriaca, da sobri si scopava raramente era lei che diceva che tizio o caio la riguardava, che di certo erano più maschi di me che non so difenderla e cose del genere.

Poi arrivò il Covid e lei fin da subito divenne una fervente sostenitrice del complotto internazionale e poi una novax. Ma in mezzo successe una cosa che ha cambiato per sempre le nostre vite. Finito il lockdown approfittando del bonus vacanza per andare un po’ al mare in una località vicino Roma. Venne anche la suocera e l’unica cosa positiva era che poteva tenerci il bambino mentre noi uscivamo la sera. Il mio “piano” era semplice: convincerla a uscire solo noi due, farla bere e poi scopare in auto, tanto che comprai anche una scatola di preservativi da 20 e la misi nel cruscotto. Lei capì subito le mie intenzioni, fece un po’ la scocciata ma alla fine accettò di lasciare nostro figlio con la madre.

Così si truccò pesantemente, mise dei tacchi vertiginosi molto fetish (essendo molto bassa non era la prima volta che indossava trampoli del genere, tanto che se li era pure portati appresso), una gonna estiva sopra il ginocchio e una camicetta che, pur non particolarmente sbottonata, faceva intravedere i seni enormi e un reggiseno curato di color bianco. Come avevo voglia io, sicuro anche lei visto che era parecchio che stavamo a stecchetto. Passò molto tempo in bagno prima di uscire e, di solito, quando lo fa vuol dire che si sta svuotando l’intestino per farsi inculare. Prenotammo un ristorante elegante però non sul mare perché a lei non piace il pesce, però prima le proposi di fare un aperitivo: la volevo bella ubriaca. Io invece non posso giocarmi la patente e sto sempre attento in queste occasioni.

Parcheggiammo e ci incamminammo verso il bar, ma le dissi che dovevo tornare in auto perché avevo dimenticato il portafoglio. Lei disse che aveva la carta con lei e che avremmo pagato con quella, visto che con quei tacchi voleva subito sedersi. Finalmente soli e in una situazione rilassante dopo mesi passati in casa con la paranoia della pandemia. Ci facemmo un drink poi andammo a pagare, però non funzionava il pos. Dissi che sarei andato a prendere il portafoglio in auto, ma Franco iniziò a urlare che era un problema loro e cose del genere. Un uomo che era dietro di noi in fila per pagare allora disse che avrebbe pagato lui i nostri drink, tirò fuori un rotolo di soldi e si fece fare tutto un conto. Io dicevo che non era necessario, lui però insistette e disse “per una così bella signora questo e altro”, poi andò via con un amico mentre lo ringraziavamo.

Franca era furiosa con quelli del bar e così le riempivo il bicchiere di vino di continuo a cena sia per farla ubriacare sia per sperare che stesse zitta. La cena fu ottima, poi verso la fine scorsi i due signori del bar che erano in un tavolino dall’altra parte della sala. Così feci una cosa istintiva: vidi che stavano bevendo del vino, così andai dal cameriere e gli feci portare un’altra bottiglia a nome mio. Quando gli arrivò la bottiglia loro alzarono lo sgaurdo, così li raggiunsi e dissi che era per sdebitarmi, poi tornai da mia moglie e le dissi della cosa. Lei stranamente disse che avevo fatto bene.

Poco dopo però i due vennero al nostro tavolo con la bottiglia “beh, come minimo la dobbiamo bere assieme”. Così facemmo la loro conoscenza. Quello che c’ha pagato l’aperitivo si chiama Carlo, sulla cinquantina ed è poco più alto di me. Però più carino (moro, capelli corti e lineamenti decisamente gradevoli) e soprattutto con un bel fisico palestrato. L’altro invece è Luigi, di qualche anno più grande e più alto. Lui è meno carino: alto, carnagione abbronzata, capelli biondi slavati lunghi tipo un cantante metal però invecchiato e naso pronunciato come il mio. Entrambi molto ben vestiti, ci dissero che erano di Roma e che erano lì per una cosa di lavoro.

Parlando Franca concordava con loro sulle varie teorie complottistiche, poi passarono anche ai complimenti con lei che rideva sguaiata bella ubriaca. Bevemmo ancora e lo feci anche io. Non sono stupido, capivo che i due ci stavano provando con mia moglie, ma probabilmente complice l’alcol a cui non era abituato, iniziai a sentire le farfalle nello stomaco e stetti al loro gioco. Alla fine così fui io ad apparecchiarli la situazione. Il ristorante in pratica ci cacciò perché stavano chiudendo, loro vollero offrirci la cena e, una volta usciti, dissi che non potevo guidare e rischiare la patente e che Franca non guidava. Naturalmente si offrirono di accompagnarci, poi la macchina l’avrei ripresa il giorno dopo.

Così salimmo sul loro suv: alla guida Luigi (quello brutto), io sedile passeggero per dire la strada dell’hotel, dietro Franca e Carlo (quello carino). Lei era tutta su di giri, poi non ricordo come il discorso cadde sulle sue tette. Carlo le disse una cosa tipo “una cosa però devi dircela, sono vere o rifatte?”. Allora Franca tutta divertita ridendo “vere, verissime!!” e i due in coro “nooo, non è vero impossibile”. Io provai a dire che erano vere, ma poi Franca fece “non ci credete? Le volete vedere?” e Luigi disse di aspettare, girò verso una stradina di campagna e fermata l’auto accese la luce “queste le voglio vedere proprio per bene”.

Io ero come impietrito e non scorderò mai la faccia da troia di mia moglie che, prima guardandomi come per avere un assenso, iniziò a sbottonarsi la camicetta e poi fece uscire dal reggiseno prima una tetta e poi l’altra. Mentre i due fecero una sorta di boato io ebbi un’erezione indicibile. “Posso toccare?” fece Carlo e lei “tocca tocca” tutta ubriaca. Presi una sorta di gomitata da Luigi che con uno scatto scese dall’auto per salire anche lui dietro. Immediatamente i due iniziarono a toccare e leccare le tettone, mia moglie ansimava e accarezzava le loro teste. Poi le mani andarono sotto la gonna e le mutandine finirono subito a terra.

Lei godeva a occhi chiusi, poi come li riaprì mi guardo e mi disse “ecco, è questo che volevi?? Ora ti faccio cornuto, anzi doppiamente cornuto!!”. I due risero e iniziarono a canzonarmi, poi si tirarono fuori i cazzi belli duri: normale quello di Carlo (un po’ più grande del mio), molto grande quello di Luigi, soprattutto lungo credo più di 20cm. Lei iniziò a succhiarli, ma stavano scomodi. Così i tre scesero e iniziarono a scopare. Altra scena che non dimenticherò mai: Carlo da dietro che la scopava fortissimo mentre lei aveva le tettone schiacciate sul vetro davanti proprio di fronte a me. Lei godeva come un’ossessa poi, in un barlume di lucidità, disse ai due di mettersi i preservativi però. Loro però non li avevano così dissi “li ho io in macchina”.

Alla faccia della patente, mi fecero guidare con loro dietro che si dedicavano alle gioie del sesso orale. Arrivati al ristorante fortunatamente il parcheggio era deserto, così loro salirono nella nostra auto e mi lasciarono all’imbocco del parcheggio a controllare che non venisse nessuno. Io non capivo più nulla, sentivo da lontano i gemiti di mia moglie poi, vedendo una sua gamba con i tacchi spuntare da una porta e vibrare sotto i colpi di Luigi, mi tirai fuori il cazzo e come mi toccai sborrai, poi rimisi dentro in fretta. Non vedevo molto altro, però credo che vennero almeno un paio di volte a testa perché, quando loro di colpo se ne andarono via lasciandoci lì, la ritrovai con il viso e le tette sborrate. Non resistetti, me lo tirai fuori e la penetrai mentre lei era sfinita a gambe aperte sul sedile di dietro.

“Troia, ti sei fatta scopare come una puttana” lei dissi per poi venire subito anche io in faccia ( la prima volta per me), con lei che quasi automaticamente poi aprì la bocca per ripulirmi il cazzo. Si ricompose e pulì alla meno peggio poi, le murandine erano rimaste nella loro auto… si addormentò subito e dovetti faticare non poco a svegliarla una volta arrivati in hotel, fortuna che la madre dormiva. Il giorno dopo come rimanemmo soli fece una sfuriata. Disse che ero un verme, che lei era ubriaca e che non avevo fatto nulla per evitare quello che era successo, anzi poi ne ho anche approfittato. Provai a dire che era stata lei a stuzzicarli, ma lei mi strillò contro e alla fine abbassai la testa.

“Questa te la faccio pagare, altro che troia e puttana, sei tu che sei un mezzo uomo”. Tornati a casa iniziò a essere più tranquilla, disse che quello che era successo ormai era successo, che avevamo un figlio e dovevamo andare avanti, poi non tornammo più sull’argomento, almeno per qualche tempo.

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