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ERZÄHLUNG

Un ,due,tre e quattro

by Vizisegreti10
Gesehen: 292 Mal Kommentare 1 Date: 02-10-2026 Sprache: Language



Dopo un po di tempo fino a Pochi giorni fa, è dopo tutta l’estate passata a chattare con il nostro più vecchio amico bull, che abita in un’altra regione, lontana dalla nostra, siamo riusciti a organizzare un incontro. Vista la distanza, le occasioni sono poche e coincidono soprattutto con i suoi viaggi di lavoro.

Mi aveva accennato che si sarebbe recato nella nostra città per affari, ma che ci sarebbe stato anche un suo collega e amico fraterno. Gli ho chiesto: «Ma tu con lui giochi? Fate serate?».

Mi ha risposto che era molto gettonato per il suo modo di fare, ma non solo: anche per il suo attrezzo di notevoli dimensioni. Allora gli ho detto che per me andava anche bene, ma che doveva chiedere a mia moglie: lei decide.

In quei giorni abbiamo parlato molto di come l’avrebbe presa, di cosa le avrebbe fatto per farla godere come merita e per farmi cornuto 🤘. A lui questa cosa piace molto, perché la mia signora gode di conseguenza.

Passano i giorni e incominciano a chattare. Lui comunica a mia moglie che, da lì a pochi giorni, sarebbe stato nei pressi per lavoro, senza dirle nulla del collega e amico. Ovviamente, i messaggi diventano sempre più fitti tra me, il mio amico e mia moglie, per stuzzicarla e farle salire quella voglia che, quando ci saremmo incontrati, avrebbe trasformato tutto in un bagno di goduria.

A pochissimi giorni dall’arrivo cerchiamo di creare delle situazioni, e io lo invito a confidarsi con la sua amica, mia moglie, per dirle che nell’alloggio che aveva affittato non sarebbe stato solo. Dopo poco le scrive, con tutta la dovizia di particolari, comunicandole che lo avrebbe accompagnato questo suo collega e amico fraterno.

Passano pochi secondi e lei risponde. Gli dice che voleva scopare con il mio amico e basta, perché le andava così, e che, al massimo, il suo collega poteva guardare e nulla più.

Lui era contento, perché, se avesse detto di no, sarebbe stato un disastro! Con un mezzo risultato portato a casa, mi scrive raccontandomi cosa lei gli aveva riferito. Io lo spingo a mandarle delle foto dell’accompagnatore, con relativo attrezzo: nonostante dovesse solo guardare, anche l’occhio vuole la sua parte.

Ci invia le foto in contemporanea. In effetti, un bell’uomo sui 45–47 anni, alto 1,87, longilineo e in forma, con un attrezzo di grande rilievo.

Pochi secondi dopo scrivo a mia moglie, perché ero al lavoro, per sapere se aveva visto le foto. Passano i secondi e nessuna risposta, fino a quando mi dice: «Guarda, me lo farei, ma non voglio che pensi di potermi far fare ciò che vuole».

In quei giorni mi ero sentito, come dicevo prima, con il mio amico. Mi aveva riferito che, nelle varie chat, le aveva chiesto di vestirsi in modo sexy, con i tacchi, e di andare in un centro commerciale per fare finta di provare un vestito, poi infilarsi il plug nel suo splendido culetto.

Dopo un paio d’ore, taac: foto di mia moglie come da richiesta. Io, sul momento, rimasi un po’ scioccato, perché, anche su mia richiesta, con me non lo aveva mai fatto. Sempre più convinto di essere un grande cornuto in balìa della situazione, mi eccitavo all’idea che, se aveva fatto quello, non si sarebbe limitata a far guardare il collega, ma avrebbe fatto molto di più.

Ormai eccitato in modo perenne, mi confidai con il mio amico e bull di mia moglie. Lui mi disse: «Guarda, te la scopiamo che non immagini!». E io gli risposi: «Magari!».

Arriva il giorno prima e ci scambiamo i dettagli per incontrarci: orario, eccetera. Purtroppo, come capita molto spesso quando sei in giro per lavoro, il mio amico è andato lungo con gli appuntamenti con i clienti. Era lui che doveva passare a prendere mia moglie, da ottimo bull. Io sarei poi partito dal lavoro e li avrei raggiunti all’alloggio, con tanto di password per entrare. In queste circostanze, a volte, nascono le situazioni migliori.

Il mio amico mi avvisa dell’inconveniente, però mi dice che il suo collega aveva finito gli appuntamenti prima e che, se per me andava bene, sarebbe passato lui a prenderla.

Scambio di messaggi e, alla fine, mia moglie accetta di farsi venire a prendere da un perfetto sconosciuto e di recarsi in un alloggio, sapendo che è arrapato come un cavallo e con un attrezzo non indifferente.

Mi comunica il suo disappunto, ma io cerco di sdrammatizzare. Dopo una telefonata rassicurante, lei si prepara e mi manda una foto: era indecente, con quel vestitino sexy, il plug inserito, richiesto dal bull, e i tacchi altissimi. Io sudavo ed ero già in erezione.

Pochi minuti dopo mi chiama e mi dice: «Ragazzo ok , andiamo a prenderci un aperitivo».

Io sono rimasto così… però l’eccitazione saliva ancora. Chattavo con lei per capire se fosse tutto ok, ed era super ok: sembrava quasi più felice del nuovo incontro.

Passa un po’ di tempo. Scrivo, ma non mi risponde. Qualche minuto dopo arriva un video da un bagno, credo di un locale, con un uccello enorme in bocca: lo succhiava e se lo gustava.

Poi nulla per altri minuti. Quindi mi fa una videochiamata. Meno male che ero in macchina, fermo nel parcheggio! Lei, con un sorrisone, mi faceva vedere che si leccava le labbra, sporche di quella crema densa e bianchissima.

Quasi stupito, sono riuscito a fare uno screenshot da inviare all’amico, che nel frattempo si era liberato ed era già nei pressi dell’alloggio.

Il traffico è molto e, per me, ci vuole tempo per arrivare. Lei mi comunica che è già nell’alloggio: «Tutto ok ». Con quel «tutto ok», beh, mi sono sentito un gran cornuto.

Arrivo e riesco a parcheggiare. Avevo anch’io il codice dell’alloggio. Mi avvicino al portone, clicco e, tac, si apre. Poi arrivo al primo piano. Dal pianerottolo sento un po’ di musica, ma, in sottofondo, anche mugolii e suoni di godimento. Non capivo se arrivassero dall’alloggio del mio amico o da altri.

Mi avvicino alle porte: la prima, nulla; la seconda, nulla; la terza aveva, in effetti, una serratura elettronica. E da lì, il delirio. Con l’orecchio ascoltavo e sentivo dei gridolini, suppliche di essere scopata in tutti i buchi.

Mi sono goduto quelle suppliche, ascoltandole. Poi, con il coraggio del cornuto, ho sbloccato la porta e nessuno mi ha sentito.

Entro in questa cucina living e, subito dopo, c’era la camera da letto. E lì, cari amici cuck, vedo mia moglie presa a sandwich: l’amico sotto, il collega con l’attrezzatura che, in simultanea con lui, la pompava, aprendole tutti i buchi.

Ormai erano passati tre quarti d’ora di trattamento da quando mi aveva avvisato. Ero in piena erezione, in disparte. Il mio amico mi nota e avvisa anche il collega. Lei, presa dai suoi bull che la dilatavano senza pietà, neanche mi pensava.

Mi spoglio e loro continuano, fino a quando, in un attimo di respiro, mia moglie apre gli occhi e mi vede. Mi chiama, mi bacia con la sua bocca appiccicosa e io godo. Le sussurro nell’orecchio che è una vera troia, e lei mi dice, con voce sexy: «Sì, sono la loro troia, non la tua…».

Mi dice anche che vuole sentire quanto sono eccitato e se ho già la cremina, perché quella sera ne aveva tanta voglia. Sta di fatto che eravamo tutti e tre a riempirle tutti i buchi: noi distrutti, lei super in forma.

Dopo poco il mio amico viene e la inonda di crema calda. Poi viene il collega, che, dopo aver profanato per quasi un’ora il suo buco, lo aveva lasciato bello aperto, con la crema che usciva. E io, subito dopo, con una colata di crema calda in gola.

Ci siamo ricomposti e abbiamo deciso di andare a cena, perché avevamo molta fame. Ci rechiamo al ristorante, ceniamo e chiacchieriamo come vecchi amici. Lei si era rivestita ed era molto carina, dopo quella cavalcata furiosa.

Per tutta la cena ci scambiamo sguardi, e non solo tra noi, perché il suo vestitino era veramente corto. A me eccitava. Il cameriere, un bel ragazzo, veramente bello e alto, credo di Capo Verde o di Cuba, aveva attenzioni cortesi e molto particolari: «Signora» di qua, «signora» di là, eccetera.

Tanto che anche i nostri amici al tavolo la presero un po’ in giro. Lei, di tutta risposta, disse: «Se continuate, vado al banco e gli dico di seguirmi in bagno…».

E noi: «Ma dai! Non ti crediamo!».

Lì parte la sfida. Lei, con fare gentile ma fermo, si alza, prende il telefono e mi lancia uno sguardo di sfida. Lì sudai freddo.

Si reca verso il bancone, si accomoda e incomincia a parlottare con il cameriere. Si presentano: lo vedevo dal mio posto. Erano già quasi le 23 e ormai c’erano pochi avventori, essendo un giorno infrasettimanale. Quasi tutti i clienti erano già stati serviti.

Comunque, cari amici lettori, non ci potete credere: li vedo parlottare, poi lei si dirige verso il bagno al piano meno uno, dove eravamo stati prima di cena.

Io dicevo ai miei amici: «Tra pochi secondi arriverà». Invece passano cinque minuti abbondanti. Ci guardiamo in viso e diciamo: «Ma non ci crediamo che l’ha fatto!».

Pochi secondi dopo arriva una foto a scomparsa di mia moglie con il cazzone nero del cameriere.

A questo punto mi alzo e avviso i miei amici di raggiungermi in bagno. Uno per uno arriviamo. Ormai era già a pecora sul lavandino e si faceva pompare da quel ragazzone.

Noi, nel frattempo, ci eravamo ripresi e, mentre io facevo da palo, loro si sono fatti succhiare con dei gran pompini e sono venuti di nuovo.

Io per ultimo, per terra, mentre quel bastone d’ebano era passato nel buco ormai dilatato dal trattamento di poche ore prima. Dopo pochi secondi lui venne, con rumori gutturali.

Noi tutti, molto sorpresi, le facemmo l’ultima battuta: «Piaciuto il dessert?».

Lei rispose: «Molto! Dovremmo fare tutte le serate così… E siete tutti cornuti!».

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  • avatar Robusto Bel racconto

    02-10-2026 21:01:33