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HISTORIA

UN MESSAGGIO INASPETTATO

by Daniel8
Visto: 374 veces Comentarios 5 Date: 05-10-2026 Idioma: Language

Un messaggio inaspettato
Il pomeriggio scorreva lento e tranquillo. Ero sdraiato sul divano, completamente rilassato, mentre la televisione trasmetteva una di quelle pubblicità capaci di interrompere anche la più piacevole delle pennichelle.
Poi il cellulare vibrò.
Un messaggio WhatsApp.
Pensai alla solita rottura di scatole e, quasi controvoglia, allungai una mano verso il telefono.
Emanuela: “Ciao, come stai?”
Rimasi qualche secondo a fissare quelle poche parole.
Emanuela.
Erano almeno due anni che non la sentivo e probabilmente altrettanto tempo era passato dall'ultima volta che l'avevo vista. L'avevo conosciuta diversi anni prima negli uffici di un mio cliente, al quale avevo venduto una villa. Lavorava nell'amministrazione e ci eravamo incontrati soltanto qualche volta.
Non avevo mai pensato a lei in modo particolare.
Eppure, rileggendo quel semplice “Ciao, come stai?”, qualcosa dentro di me iniziò lentamente a muoversi.
Un ricordo.
Un sorriso.
Il modo in cui mi aveva guardato quella volta in più che avevamo parlato.
Forse il tempo aveva cambiato qualcosa. O forse era soltanto la mia fantasia a volerlo.
Io: “Bene, grazie. Tu come stai? Che fai di bello?”
La risposta arrivò quasi subito.
Emanuela: “Nulla di che… sono in relax sul divano.”
Sorrisi.
Interessante.
Io: “Un po' di sano relax fa sempre bene. Sei sola?”
Passarono alcuni secondi.
Emanuela: “No, c'è mio figlio con la sua fidanzata. Ma tra poco vanno via.”
Quella frase lasciava spazio all'immaginazione.
E la mia, ormai, aveva iniziato a correre.
Io: “Scommetto che anche loro sono in relax… ma non come il nostro.”
Comparve sullo schermo una faccina sorridente.
Emanuela: “ Già…”
Era una risposta innocente.
O forse no.
Decisi di spingermi appena oltre.
Io: “Potremmo rilassarci anche noi. Che ne dici?”
Emanuela: “Non vedo come.”
Io: “Basta lasciare andare la mente. A volte la fantasia sa portarci molto più lontano di quanto immaginiamo.”
Passò qualche istante.
Io: “Dove ti piacerebbe essere in questo momento… e con chi?”
La sua risposta mi fece sorridere.
Emanuela: “Su una barca a vela. Con un uomo.”
Perfetto.
La fantasia aveva finalmente trovato il suo mare.
Io: “E come sei vestita?”
Emanuela: “Un prendisole sopra il costume. Un calice di bollicine in mano.”
La immaginai immediatamente.
Il sole sulla pelle.
Il vento leggero.
I capelli mossi dalla brezza.
Un vestito leggero che lasciava intuire più di quanto nascondesse.
E quel calice tra le dita.
Cominciai a raccontarle la mia fantasia.
Le descrissi quell'uomo che, con la scusa di recuperare un'altra bottiglia e qualcosa da mangiare, la invitava a seguirlo sottocoperta.
La immaginai ferma davanti a lui, nel piccolo spazio della cabina, mentre il rumore del mare arrivava attutito dall'esterno.
Lui si avvicinava lentamente.
Abbastanza da poter sentire il suo profumo.
Abbastanza da percepire il calore del suo corpo.
Poi le prendeva il viso tra le mani e la baciava.
Prima dolcemente.
Poi con maggiore desiderio.
Le sue mani le scivolavano lungo la schiena e la attiravano a sé.
Emanuela non si ritraeva.
Anzi.
Si lasciava andare.
Emanuela: “Sì… mi piace.”
Poi arrivò un'altra risposta.
“Sono eccitata.”
Confesso che, leggendo quelle parole, anche il mio corpo aveva reagito.
La distanza tra fantasia e realtà sembrava improvvisamente molto più breve.
Continuammo a scriverci ancora per qualche minuto, alimentando quella complicità che ormai aveva poco di innocente.
Poi arrivò il messaggio che aspettavo.
Emanuela: “Sono andati via. Puoi raggiungermi.”
________________________________________
Venti minuti dopo ero davanti al suo portone.
Il cuore batteva più velocemente del normale.
Suonai.
Il portone si aprì.
Presi l'ascensore fino al quarto piano e bussai.
La porta si aprì quasi subito.
Emanuela era lì.
Mi accolse con un sorriso che diceva molto più delle sue parole.
Aveva indossato un elegante abitino blu che le arrivava alle ginocchia, calze e scarpe con un leggero tacco. Nulla di volgare. Nulla di eccessivo.
E proprio per questo, terribilmente sensuale.
Le consegnai la scatola di cioccolatini che avevo comprato lungo la strada.
Lei sorrise.
“Entra.”
Chiuse la porta alle sue spalle.
Le luci soffuse del controsoffitto illuminavano appena la stanza, creando un'atmosfera intima. Alle pareti alcune grafiche d'autore catturavano lo sguardo, ma io riuscivo a concentrarmi soltanto su di lei.
“Vuoi un caffè?”
La guardai.
Sorrisi.
“No.”
Feci un passo verso di lei.
Poi un altro.
La presi tra le braccia.
Emanuela non disse nulla.
Si limitò ad appoggiare il viso contro il mio collo.
Sentii il suo profumo.
Le sue mani mi accarezzarono lentamente la schiena.
Poi le sue labbra sfiorarono la mia pelle.
Un brivido.
Ci guardammo.
In quello sguardo non c'era più bisogno di spiegare nulla.
Mi prese per mano e mi condusse verso la camera da letto.
La porta si chiuse alle nostre spalle.
Il resto sembrò accadere naturalmente.
Un bacio.
Poi un altro.
Le mie mani sulla sua schiena.
Le sue dita tra i miei capelli.
Il vestito che scivolava lentamente lungo il corpo.
Il respiro che diventava più profondo.
Ogni gesto sembrava una domanda alla quale l'altro rispondeva senza parlare.
La tensione accumulata durante quei messaggi finalmente trovava spazio nella realtà.
Emanuela si lasciava andare completamente, senza più quella prudenza che aveva accompagnato le nostre prime parole.
La stanza si riempì dei nostri respiri, dei suoi piccoli gemiti, dei movimenti sempre più appassionati.
Non c'era più il telefono.
Non c'erano più messaggi.
Non c'era più la fantasia.
C'eravamo soltanto noi due.

Fammi sapere si sei interessato alla seconda parte......

Añ CASEADE 5 COMENTARIOS:
  • avatar Scatto Mi interessa sapere il seguito

    06-10-2026 11:52:22

  • avatar vivalavita Super

    06-10-2026 09:22:51

  • avatar Robusto Bel racconto continua

    06-10-2026 07:20:58

  • avatar Teo1963 Assolutamente sì

    06-10-2026 01:56:07

  • avatar Leopoldo Certo

    05-10-2026 21:23:32